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Retrospettive

pubblicato il 28 febbraio 2016

Lada Niva, l'immortale

Quarant'anni appena compiuti ed è ancora in commercio con poche modifiche. Ecco la sua storia

Lada Niva, l'immortale
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Vederla ancora lì, a combattere contro il tempo per cercare di resistere in un mondo che è cambiato nel profondo, fa quasi tenerezza. A maggior ragione perché il "suo", di mondo, non esiste più: l'URSS. Unione Sovietica, Guerra Fredda, comunismo: la Lada Niva nasce quando questi sono i temi più trattati dalle pagine di cronaca, di politica e di esteri. Siamo nel 1971 quando vengono buttati giù i primi schizzi della vettura, rigorosamente a mano. La missione affidata a Vladimir Sergeevicha Solovev - responsabile del progetto - e a Valery Pavlovich Semushkine - il designer - è quella di mettere su strada un 4X4 robusto e affidabile. Cosa non facilissima, visto che le risorse, economiche ed umane, non sono certo quelle della miglior industria automobilistica mondiale. Ma i vertici politici russi in quel periodo non amano troppo le obiezioni (e adesso forse ancora meno...) e i due presentano il frutto del loro lavoro al Congresso del Partito Comunista nel 1976. Sì, in un mondo diviso in blocchi, un'azienda russa non poteva e non voleva certo esporre i propri prodotti in un Salone europeo. Ancor meno americano.

AutoVAZ, Lada per gli "amici"

Quella che noi conosciamo come Lada, in realtà nasce AutoVAZ. Un'illuminata scelta di marketing consiglia però di cambiarle il nome per l'esportazione in Occidente. Occidente con il quale la AutoVAZ ha molti più legami di quello che si possa pensare. Ma andiamo con ordine. Quando politica e affari si mescolano, difficilmente ne nasce qualcosa di buono. O di razionale. Volete sapere qual è la capacità produttiva della linea di produzione della AutoVAZ, azienda automobilistica di Stato russa? 1 milione di auto all'anno. Un filo sovradimensionata per le richieste del mercato. Inaugurata nel 1970, alla sua costruzione contribuisce largamente la Fiat, che ai russi vende anche la licenza per costruire la 124, opportunamente modificata. Il legame del marchio AutoVAZ con l'Italia non si esaurisce qui, visto che la sua sede è a Togliatti, o Togliattigrad che dir si voglia.

Un'auto moderna, nel suo piccolo

Chiariti i motivi della "doppia identità" AutoVAZ-Lada, merita una spiegazione anche il nome Niva, che significa campo di grano. Secondo alcune leggende, fu scelto per ricordare in qualche modo un fuoristrada storico come la Fiat Campagnola. Ciò che è certo è che la vettura rispetta in pieno i cardini del "capitolato" affidato ai suoi ingegneri: fermarla è quasi impossibile. Sia perché il differenziale posteriore bloccabile, le marce ridotte, gli sbalzi ridotti che assicurano angoli di attacco e uscita da "dura&pura" e il ponte rigido al retrotreno le permettono di avventurarsi praticamente ovunque, sia perché l'affidabilità è uno dei suoi punti di forza. Ovvio, bisogna tenere conto che si parla di un'auto di 40 anni fa, quindi un certo consumo d'olio è da considerarsi normale, così come qualche scricchiolio proveniente da scocca e trasmissione. Lo vediamo, il sorriso sarcastico che vi sta spuntando... Beh, sappiate che la Lada Niva è salita persino sul podio della Dakar negli anni Ottanta. Non una, ma ben tre volte.

Oggi la chiameremmo SUV. O crossover

Ok, il titolo di questo paragrafo è volutamente eccessivo. Della moderna Sport Utility la Lada Niva ha poco o nulla, ma forse non tutti sanno che la vettura è costruita sulla base di una scocca portante che, per quanto rudimentale, offre un comportamento su asfalto migliore di quello che si sarebbe ottenuto con un telaio a longheroni e traverse. C'è un secondo elemento che fa della Lada Niva un "embrione" di crossover: le dimensioni perfette per la città. Lunga 3,72 metri e larga 1,68, è di almeno 25 cm più corta delle odierne vetture di segmento B. Inoltre, a differenza per esempio della Suzuki Jimny (che per certi aspetti si può considerare una sua rivale), la russa ha forme più automobilistiche, meno "cubiche". Un po', quanto meno...

Italiana sotto il cofano

In virtù degli accordi commerciali di cui sopra con Torino, il motore che muove la Lada Niva, per molti anni, è un 1.600 a benzina della Fiat che si fa apprezzare per la sua robustezza. Successivamente e fino a quattro anni fa viene adottato anche un 1.900 a gasolio della Peugeot, mentre negli anni Novanta il quattro cilindri a benzina viene portato a 1,7 litri di cilindrata e dotato di iniezione. Iniezione che, dopo una decina d'anni e anche per poter rispettare le norme anti-inquinamento, è diventata multi-point. Per andare incontro al mercato, la 4X4 russa viene inoltre dotata anche di impianto a GPL.

Dura a morire

La sua carriera è stata certamente meno gloriosa rispetto a quella della Mercedes Classe G, classe 1979, ma la Lada Niva, classe 1976, è più vecchia dell'iconica 4X4 tedesca. E non molla il colpo, perché se è vero che da qualche anno non è più venduta in Italia, è vero anche che la sua produzione non si è arrestata e che chi la vuole può averla attraverso commercianti specializzati. Non è tutto: la Lada Niva dovrebbe avere anche un futuro (ecco il nuovo modello in arrivo), grazie al supporto di General Motors.

Lada Niva 1977

Lada Niva, il fuoristrada russo "eterno". Qui ne vediamo lo sviluppo e la nascita nel 1977.

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Tag: Retrospettive , auto russe , auto storiche


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