Attualità

pubblicato il 11 febbraio 2016

Autovelox per fare cassa, c'è la mozione per arginare il fenomeno

Per ora però sono solo buoni propositi e gli incassi continuano a sfuggire ai controlli

Autovelox per fare cassa, c'è la mozione per arginare il fenomeno

I Comuni usano gli autovelox per migliorare la sicurezza o per fare cassa? La risposta non è in grado di darla nessuno. Però una mozione proposta di recente alla Camera ripropone con forza la questione. In due parole, si dice che lo strumento per rilevare la velocità dei veicoli viene usato per ripianare i debiti degli Enti locali, e non per far calare gli incidenti. L’obiettivo è “mettere fine al più presto all’utilizzo distorto degli strumenti per la sicurezza degli automobilisti, che viene impropriamente finalizzato ad alimentare le entrate nelle casse dei Comuni”. I deputati che hanno presentato la mozione si sono rivolti al ministero dei Trasporti e a quello dell’Interno: si sollecita un impegno affinché i Comuni riferiscano dettagliatamente quante multe hanno elevato, quanto hanno incassato e come sono impiegati tali fondi. Perché l’altro grande problema è proprio questo: le amministrazioni non hanno l’obbligo di rendicontare al centesimo quanto incamerato. E quando si tenta di capire l’incasso annuo dei Comuni si brancola nel buio, con Enti che non comunicano i dati, altri che danno numeri parziali o vecchi.

Circolare Maroni del 2009

In attesa di capire se e quando questa mozione avrà un seguito, va evidenziato che già nel 2009 la Circolare Maroni cercò (invano?) di mettere paletti all’uso indiscriminato degli autovelox: impose che i cartelli e le postazioni fossero chiari e ben visibili. In realtà, quella Circolare riassumeva altre 12 direttive ministeriali, che a loro volta specificavano quanto già sta scritto nel Codice della Strada. Insomma, sarà anche vero che qualcuno ha il piede pesante e vuole ingiustamente scampare agli autovelox, ma il grave problema autovelox affligge l’Italia da anni.

Quel tanto atteso Decreto…

Per limitare l’abuso degli autovelox, la riforma del Codice della Strada del 2010 prevedeva che i Comuni spartissero i proventi con i proprietari delle strade (Stato, Regioni, Province). Affinché la norma divenisse realtà, era necessario un Decreto interministeriale. Ma evidentemente le lobby dei Comuni sono così forti da essere riuscite a rimandare l’emanazione di quel Decreto. Addirittura, a distanza di 6 anni, la norma invecchia in qualche cassetto di qualche ufficio, con i Comuni che non devono spartire la torta degli incassi. Non devono rendicontare le entrate. Intanto, le Province non ci sono più, e non è nemmeno chiaro con chi debbano dividere il malloppo: le Città Metropolitane?

Guaio ricorsi

Ciliegina sulla torta: il ricorso al Giudice di Pace costa 43 euro di tassa allo Stato. Così, viene leso il diritto di difesa in caso di autovelox irregolare. I tempi per ricorrere sono scesi da 60 a 30 giorni, e quindi preparare l’opposizione è molto più difficile. Ci sarebbe sempre il Prefetto: se perdi, paghi il doppio. Non c’è che dire: il sistema è perfetto per far sì che i Comuni continuino a macinare profitti col business degli autovelox.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , autovelox


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