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pubblicato il 5 febbraio 2016

Peugeot 308, 100mila km dopo...

Nel centro ricerche di Belchamp abbiamo testato la qualità degli esemplari con qualche km sulle spalle

Peugeot 308, 100mila km dopo...
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Noi giornalisti siamo una categoria fortunata: giriamo il mondo per provare nuovi modelli e raccontarvi come vanno. Una cosa però non possiamo raccontarvi: come va un'auto quando il profumo di nuovo è svanito e il quadro strumenti segna 50.000, magari 100.000 chilometri. Che cosa succede alle prestazioni, agli assemblaggi, ai materiali quando il tempo passa? È una domanda che si fanno anche quelli che le auto le costruiscono e per scoprire come trovano le risposte ho visitato il centro ricerche e sviluppo Peugeot di Belchamp, dove ho anche potuto guidare una 308 nuova e altre con tanti chilometri sulle spalle, così da toccare con mano le differenze tra i vari gradi di "stagionatura". L'enorme centro di Belchamp si trova nel sud della Francia a pochi chilometri dall'amica-rivale Germania e dalla fabbrica di Sochaux, dove viene costruita la Peugeot 308. Qui, protetti da un alto muro di cinta e da una sorveglianza quasi militare, 1.138 dipendenti sviluppano in segreto i modelli Peugeot e testano la sicurezza delle auto di tutto il gruppo PSA, grazie a 35 km di piste e 1.400 macchinari. All'ingresso ho dovuto compilare un sacco di autorizzazioni, indossare un giubbotto giallo fluo ad alta visibilità e coprire l'obiettivo della fotocamera del mio smartphone: la sicurezza, evidentemente, non è mai troppa. Una volta dentro, ho scoperto che il rigido trattamento militare a Belchamp non è riservato solo ai giornalisti, ma anche alle auto.

Invecchiamento precoce

La qualità è questione sia di percezione, che di affidabilità e chi acquista un'auto nuova - dicono quelli di Peugeot - vuole che resti e sembri come appena uscita dalla concessionaria almeno per i primi tre anni di vita. Come fa un costruttore, però, a controllare la qualità dei propri prodotti? Passare dieci anni a macinare chilometri su un modello prima di lanciarlo sul mercato è fuori discussione, quindi le case devono inventarsi delle soluzioni che stressino l'auto e i suoi componenti così da accelerare il passare del tempo.
Alcuni esempi? Per essere certi che la vernice e i materiali della loro nuova 308 fossero a livello della migliore concorrenza, durante lo sviluppo i tecnici Peugeot di Belchamp hanno testato le auto per 1.500 ore in una camera climatica in grado di simulare il sole dei più caldi deserti del mondo. Per verificare la resistenza della meccanica e degli assemblaggi, invece, la Peugeot 308 è stata messa per 6.000 ore su un macchinario con quattro pedane - una per ogni ruota - in grado di simulare vibrazioni, accelerazioni verticali fino a 50 g e temperature comprese tra i -40 e i 50 gradi. Sei settimane di questa camera delle torture automobilistica riescono a riprodurre sul corpo vettura lo stress di 240.000 chilometri, mentre i cambi di temperatura e umidità sono in grado di far invecchiare l'auto di tre anni in appena 22 giorni. Neppure i sedili della Peugeot 308 sono stati risparmiati: per verificare qualità e resistenza di rivestimenti e imbottitura, sul braccio di un robot è stato collegato uno strumento in grado di simulare sul sedile l'ingresso e l'uscita di un essere umano dall'abitacolo per 20-30.000 volte.
Tutti questi test servono agli specialisti per capire quali parti dell'auto sono più soggette a usura o quali assemblaggi dell'abitacolo potrebbero allentarsi per primi, provocando quegli scricchiolii e fruscii che ci fanno percepire più di altre cose che un'auto comincia a sentire il peso degli anni. L'assenza di BSR (Buzz, Squeak and Rattle) - come vengono chiamati in gergo i "rumorini" - è infatti un elemento fondamentale della qualità percepita e PSA in questo settore punta a diventare uno dei tre costruttori migliori a livello mondiale.

A 120.000 come a 2.000. O quasi

Oltre che a questa sfilza di test di laboratorio, prima di essere presentata al Salone di Francoforte 2013 la Peugeot 308 è stata sottoposta anche ai più "tradizionali" test di guida su strada e pista: 1.000 guidatori (professionisti e non) su 200 auto hanno percorso 2,5 milioni di chilometri, spesso in condizioni estreme. Questo dimostra che lo strumento di collaudo più sofisticato resta sempre il corpo umano e in Peugeot sono così fiduciosi dei risultati ottenuti con la 308 che, dopo la visita del centro ricerca e sviluppo, hanno portato me e altri colleghi a toccare con mano le differenze tra una Peugeot 308 nuova e altre più in là con gli anni e i chilometri. Per impostare lo standard sono salito su una Peugeot 308 SW 1.2 PureTech Turbo da 130 CV che aveva percorso poco più di 2.000 chilometri. Entrato in pista, ho cominciato a cercare di memorizzare le sensazioni dello sterzo, del cambio, dei freni e ho sfruttato alcuni passaggi del circuito di Belchamp - una curva parabolica, alcuni tratti con asfalto drenante o cemento e un paio di dossi e curve molto pronunciati - per mettere alla prova le qualità della 308 in termini di dinamica e comfort acustico. L'impressione? Quella di un'auto nuova, ovvio: quindi silenziosa, profumata, ben piantata a terra e molto reattiva a tutti i comandi.
Altro giro, altra Peugeot 308: questa volta una SW 1.6 HDi 92 CV con qualcosa in più di 56.000 chilometri e un portachiavi della società di noleggio Hertz che lasciava pensare a una vita piuttosto dura, tra parcheggi di aeroporti e corse verso riunioni aziendali. Dentro la pelle del volante era un po' più lucida che nell'esemplare nuovo fiammante, i pedali più opachi e le plastiche più rigide mostravano qualche segno di abuso. In pista, però, la 308 di mezza età - chiamiamola così - ha superato i miei strapazzamenti a pieni voti: forse le sospensioni avevano perso un po' di efficacia e i freni erano appena meno immediati, ma nel complesso le sensazioni di guida attraverso lo sterzo erano quasi identiche a quelle della sorella fresca di fabbrica. Sinceramente, se prima non mi avessero detto che l'auto non era nuova, non credo me ne sarei accorto.
Quando sono salito sull'ultima 308, il quadro strumenti segnava 121.746 chilometri. Questo esemplare è una berlina 1.2 PureTech Turbo da 130 CV con cui la rivista spagnola Autopista ha cominciato un long test a dicembre 2014 per raggiungere il traguardo dei 100.000 km e vedere cosa ne sarebbe uscito. In un anno l'auto ha coperto questa distanza passando nelle mani di circa 125 persone diverse, con un unico serio problema costituito dall'avaria di un sensore dell'ABS. Non paghi dell'esperienza, quelli di Autopista hanno deciso di estendere il long test a 200.000 chilometri e hanno portato la loro Peugeot 308 a Belchamp. Il risultato della mia esperienza a bordo di questa "veterana"? L'interno mi è sembrato in ordine, salvo la pelle del volante molto lucida, mentre dal punto di vista delle sensazioni di guida la frizione era più pesante dell'esemplare nuovo con motore identico e i freni meno efficaci. L'elemento più stanco erano gli ammortizzatori, piuttosto scarichi: in pista la Peugeot 308 è sembrata meno stabile in curva e le variazioni dell'asfalto provocavano vibrazioni e movimenti più pronunciati del corpo vettura. Nel complesso, però, anche in questo caso la Peugeot 308 ha dato l'impressione di un'auto solida e ben costruita, destinata a durare. E se quelli di Peugeot si sono presi il rischio di farmelo provare personalmente, è probabile che sia vero.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Test , Peugeot , auto europee


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