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pubblicato il 28 gennaio 2016

Suzuki Celerio e Swift, con l'automatico in città

Abbiamo provato le piccole "con due pedali" per vedere come se la cavano sulle strade di tutti i giorni

Suzuki Celerio e Swift, con l'automatico in città

Nelle nostre città sempre più trafficate e congestionate, dove ci si muove spesso in coda e a velocità da bicicletta, il pedale della frizione ha ancora senso di esistere? Quelli di Suzuki - che da veri giapponesi due cose sul traffico le sanno - credono di no e così hanno deciso di offrire il cambio automatico su tutta la gamma, per venire incontro alle esigenze di coloro che si sono stancati di fare frizione-prima-acceleratore-frizione-freno-folle ogni cinquanta metri, o più semplicemente cercano maggiore confort alla guida. Nel 2015 il 94,6 per cento dei giapponesi che hanno comprato un'auto nuova l'ha scelta con il cambio automatico, mentre da noi - nonostante il traffico non manchi - la situazione è quasi opposta: gli ultimi dati UNRAE, che risalgono oramai al 2013, dicono che nei segmenti delle auto più piccole (A, B e C) il cambio automatico è stato scelto appena dal 7,2 per cento degli italiani. Nel futuro, però, Suzuki prevede che anche Europa e Italia metteranno da parte i pregiudizi legati a questo tipo di trasmissione e cederanno sempre di più alla comodità delle auto a due pedali. L'allergia nostrana al cambio automatico è fatta un po' di ragione e un po' di sentimento: da una parte noi italiani non vogliamo rinunciare a cambiare marcia, perché ci dà l'impressione di essere più abili alla guida e di avere la situazione sotto controllo. Dall'altra crediamo che i costi d'acquisto e manutenzione del cambio automatico siano troppo alti, e che con esso salgano anche i consumi. La gamma automatica Suzuki cerca di mettere da parte ogni remora con prezzi che partono da 700 euro per il cambio robotizzato 5 marce sulla citycar Celerio e arrivano ai 1.700 euro necessari per il doppia frizione 6 marce disponibile sulle versioni diesel dei crossover Vitara e S-Cross, mentre sul fronte dei costi di manutenzione Suzuki dichiara che i suoi cambi automatici hanno bisogno del solo cambio olio ogni 150.000/170.000 chilometri. Restano le differenze nei consumi, che però grazie al progresso tecnico stanno progressivamente sparendo. Nella gamma Suzuki, ad esempio, la Celerio a cambio automatico ha un consumo medio dichiarato identico alla variante manuale, mentre la differenza massima si ha con la Swift automatica, che dichiara consumi superiori del 12 per cento rispetto alla versione manuale.
Per mettere alla prova le promesse di Suzuki ho guidato le piccole Celerio e Swift automatiche nel traffico della mia città, Torino, e sulle strade dei miei spostamenti quotidiani ho provato a rispondere alla domanda: si vive meglio senza frizione?

Suzuki Celerio, antistress cittadino

La Suzuki Celerio automatica monta un cambio robotizzato a 5 marce, in sintesi un manuale che tramite una centralina e degli attuatori cambia marcia al posto del guidatore. I vantaggi di un sistema come questo stanno proprio nella sua semplicità, che permette di ottenere prestazioni e consumi identici alla versione manuale: per il tre cilindri benzina 1.0 da 68 CV della Celerio, infatti, Suzuki dichiara 155 km/h di velocità massima e 4,3 l/100 km con entrambe le trasmissioni. Al volante la prima cosa che ho apprezzato di questo robotizzato è la funzione di trascinamento, che non appena si toglie il piede dal freno fa muovere l'auto. Una soluzione comoda specie in coda o in parcheggio, che però si disattiva quando si apre la portiera ed evita così spiacevoli (e potenzialmente comici) incidenti nel caso in cui il guidatore si fosse dimenticato di mettere il cambio in folle.
La semplicità dei robotizzati, però, è anche il loro principale limite, giacché i cambi di marcia eseguiti dagli attuatori tendono a essere un po' lenti. Quando ho usato l'acceleratore in maniera progressiva, la Celerio in D è salita e scesa di rapporto con dolcezza e in tempi accettabili, non facendomi rimpiangere l'assenza di un "vero" automatico. I difetti della trasmissione sono emersi piuttosto nelle accelerazioni "in pieno" - dove i vuoti tra una marcia e l'altra si sentono di più - e nei cambi di passo improvvisi, tipici della guida "a singhiozzo" cittadina. Qui la centralina ha più volte impiegato qualche attimo di troppo per decidere di scalare, lasciandomi senza spinta proprio quando ne avevo più bisogno.
I limiti dei cambi robotizzati sono noti a chiunque li abbia provati, ma questi possono essere aggirati in modo semplice: quando serve più prontezza, basta utilizzare la selezione manuale dei rapporti. Anche se questo fa un po' perdere il senso di un'auto a trasmissione automatica, dover spingere una leva per scalare o tirarla per passare alla marcia superiore - la Suzuki Celerio ha la configurazione "giusta" - resta comunque un'operazione che richiede meno impegno e distrazione rispetto all'uso di un cambio manuale. Con questo accorgimento ho potuto approfittare dell'agilità della Celerio e muovermi nel traffico torinese in scioltezza, grazie soprattutto al raggio di sterzata minimo e all'ottima visibilità complessiva. Con un listino che parte da 11.190 euro, la Suzuki Celerio automatica è un antistress da prendere in considerazione se passate la maggior parte del vostro tempo in città. Certo, il suo cambio costringe a qualche compromesso, ma se s'impara a utilizzarlo al meglio i vantaggi di non dover usare la frizione ci sono.

Suzuki Swift, la "sorellina" dolce

A differenza della "sorellina" Celerio, l'automatico della Suzuki Swift è un'unità con convertitore di coppia. Un classico delle trasmissioni senza frizione, questo cambio disponibile con il quattro cilindri a benzina 1.2 da 94 CV e 118 Nm garantisce un'eccezionale dolcezza di funzionamento. La Swift automatica non permette di selezionare le marce al volante e quando serve tenere i rapporti più bassi per sfruttare il freno motore si affida alle posizioni 2 e L della leva, inoltre il cambio della piccola giapponese è un po' datato e ha solo 4 rapporti più l'overdrive, utile per ridurre rumorosità e consumi quando si viaggia ad alte velocità. La presenza di sole 4 marce in città ha i suoi vantaggi perché evita i continui cambi di rapporto, il rovescio della medaglia di questa configurazione è emerso però nelle accelerazioni più decise: in questi casi, visto il numero limitato di rapporti, il cambio della Swift ha portato subito il motore nella parte più alta del contagiri, cosa che ha decisamente peggiorato il comfort acustico. Fatti salvi i momenti in cui alza un po' troppo la voce, la Suzuki Swift mi è sembrata un'auto gustosa da guidare in città e il cambio automatico - dal funzionamento impercettibile - ha reso la marcia nel traffico concretamente più semplice. Qui il prezzo da pagare per dimenticarsi della frizione è di 1.000 euro, più qualche rinuncia in termini di prestazioni rispetto alla versione manuale, con la velocità massima che scende di 5 km/h a 160 km/h e i consumi medi dichiarati che salgono da 5 a 5,6 l/100 km.
Si vive meglio, quindi, senza frizione? Alla fine di queste prove io rispondo di sì, perché - dati dichiarati a parte - se vi muovete soprattutto in ambito urbano, nel mondo reale il "cervello" del cambio automatico è in grado di gestire meglio di quello umano l'erogazione del motore, annullando così il gap di consumi teorico. Certo, un po' si rinuncia al controllo delle operazioni e al piacere di guidare, ma tra le strade cittadine il gusto di condurre un'auto è più un sogno che un'opportunità vera. Senza frizione, poi, ci sono meno cose cui pensare, a tutto vantaggio del relax e dell'esperienza di bordo. Insomma, se i giapponesi - che hanno inventato la pacifica meditazione Zen - scelgono il cambio automatico, un motivo ci sarà.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Test , Suzuki , auto giapponesi


Nuovo commento 1 Commenti

1

Luca Tonelli NCS

Luca Tonelli

Pubblicato il 29/01/2016 alle 08:50

Appena ho letto 4 rapporti mi è salito un brivido lungo la schiena

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