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pubblicato il 26 gennaio 2016

Niente patente in caso di apnee notturne: chi ammetterà di soffrirne?

Forti polemiche. Il rischio è di indurre l'automobilista a non dichiarare la sindrome

Niente patente in caso di apnee notturne: chi ammetterà di soffrirne?

Per legge, niente patente a chi soffre di apnee notturne. La notizia l’avevammo data subito e con un approfondimento successivo avevamo sollevato la questione: in attesa che i ministeri chiariscano meglio la normativa, tutto passa per il candidato alla patente o per chi vuole rinnovare la patente; se dichiara al medico di soffrire di apnee notturne o comunque di soffrire di sonnolenza diurna (magari legata a un pessimo riposo di notte), allora dovrà sottoporsi a esami specifici. Altrimenti, la passa liscia, come se nulla fosse. Adesso anche tra gli addetti ai lavori c'è preoccupazione. Maria Grazia del Medico, presidente della Fondazione per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno onlus, dice: “E' un'occasione mancata. Anzi, per i conducenti che soffrono di apnee notturne è chiaro il rischio di indurli a non dichiarare la sindrome per non perdere il posto di lavoro. Il recepimento da parte del Governo italiano della Direttiva europea 2014/85/UE concernente la patente di guida, con un decreto ministeriale come formulato lascia irrisolte rilevanti e consolidate perplessità sull’attuazione dal punto di vista sanitario di un provvedimento così impegnativo, con il rischio di neutralizzare la prevenzione del colpi di sonno al volante”. Ricordiamo quindi cosa dice la legge e spieghiamo qual è la battaglia della Fondazione.

Cosa dice la legge

In due parole, se soffri di apnee notturne, e dormi male, sei a rischio colpo di sonno in auto: meglio se non guidi. O se hai limitazioni alla patente. A seconda della gravità del problema. In burocratese, il decreto, sulla Gazzetta Ufficiale numero 9 del 13 gennaio 2016, recita così: “La patente di guida non deve essere né rilasciata né rinnovata a candidati o conducenti affetti da disturbi del sonno causati da apnee ostruttive notturne che determinano una grave e incoercibile sonnolenza diurna, con accentuata riduzione delle capacità dell'attenzione non adeguatamente controllate con le cure prescritte. Il medico, di cui all’articolo 119, comma 2, del Codice della Strada, sottopone a particolare valutazione i soggetti per i quali sussistono sintomi riconducibili alla sindrome da apnea ostruttiva notturna. Nei casi in cui si possa concludere per l'assenza o lieve entità di sonnolenza diurna, il medico certifica l'idoneità alla guida del conducente. Nel caso sussistano dubbi circa l'idoneità e la sicurezza di guida, l'accertamento dei requisiti di idoneità psichici e fisici è demandato alla commissione medica locale. La commissione medica locale può autorizzare alla guida i soggetti affetti da sindrome da apnee ostruttive notturne moderate o gravi che dimostrino un adeguato controllo della sintomatologia presentata con relativo miglioramento della sonnolenza diurna, se del caso confermato da parere specialistico di strutture pubbliche. La validità della patente rilasciata o rinnovata, eventualmente anche con prescrizioni da parte della commissione medica locale, non può superare i 3 anni per i conducenti del gruppo 1 e un anno per i conducenti del gruppo 2”.

La battaglia della Fondazione

La Fondazione per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno si batte per contrastare la diffusissima patologia delle apnee ostruttive notturne, chiamata OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome), che rappresenta un serio problema sanitario e sociale, causa di almeno 17.000 incidenti stradali ogni anno in Italia, con oltre 250 morti, 12.000 feriti e danni per 1,5 miliardi di euro. Maria Grazia del Medico è polemica: “Il decreto mette in evidenza alcune significative criticità. Ciò che in altri Paesi, non solo europei, è attuato già da molti anni, in Italia è ancora lontano dall’essere realizzato a causa di una cronica sproporzione tra le improrogabili necessità di affrontare l’OSAS e le strutture sanitarie a ciò dedicate. Questo potrebbe provocare nei conducenti professionali (autotrasportatori, guidatori di taxi, bus e auto a noleggio) e nei privati che usano l’auto per lavoro timori piuttosto fondati sulla possibilità di perdere l’occupazione qualora si accertasse questa patologia che, in realtà, è facilmente diagnosticabile e curabile. La soluzione sarebbe quella di rendere obbligatori i test preventivi di accertamento delle OSAS per tutti o almeno per i conducenti professionali”. Un esame prima di prendere la patente. O prima di rinnovarla. Almeno per chi guida parecchie ore al giorno: gli autisti.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , patente a punti , salute , sicurezza stradale


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