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pubblicato il 25 gennaio 2016

Schengen sospeso, cosa cambia per l’automobilista

In caso di stop momentaneo agli accordi sul controllo delle persone ecco le conseguenze per chi guida

Schengen sospeso, cosa cambia per l’automobilista

Accordi di Schengen: sono loro i protagonisti della scena europea in questo momento. Parliamo di un trattato, firmato nella cittadina lussemburghese di Schengen, che coinvolge alcuni Stati dell'Unione europea più altre nazioni. Non hanno nulla a che fare coi controlli doganali, aboliti nel 1993 con la caduta delle frontiere: oggetto del patto è il controllo delle persone. In due parole, prevede l’abolizione dei controlli sistematici delle persone alle frontiere interne dello spazio Schengen. Non c’è una data precisa di entrata in vigore di questi Accordi, con gli Stati che hanno aderito un po’ alla volta dal 1995 (vedi mappa), abbiamo superato quota 25, con 400 milioni di abitanti coinvolti. Ed ecco il cuore della questione: ogni Stato sottoscrittore dell’accordo può sospendere il trattato per un limitato periodo. Obiettivo, rafforzare le misure di sicurezza. Proprio come accade in queste settimane: il problema migranti, con persone che desiderano entrare in Europa per scappare da zone pericolose, ha spinto qualche politico a ipotizzare la sospensione degli Accordi di Schengen. Gli attentati di matrice islamica in Francia hanno provocato un dibattito sul futuro delle politiche migratorie in Europa: le parole chiave sono “paura” (di quali persone entrano liberamente in Europa) e “chiusura” (verso l’esterno), o comunque rafforzamento dei controlli. Ma come sono coinvolti gli automobilisti? Ve lo spieghiamo di seguito.

“Una catastrofe”

La sospensione del trattato di Schengen, anche temporaneamente, potrebbe essere molto rischiosa: per questo oggi i 28 ministri dell’Interno dell'Ue si sono riuniti ad Amsterdam. Allo studio la proposta della Commissione di creare un corpo europeo di guardie di frontiera con cui gestire i flussi migratori in arrivo dal Mediterraneo. Sentiamo il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz: “A me sembra che molti di quelli che in questi giorni invocano la chiusura dei confini, portando così Schengen nella tomba, non possono o non vogliono vedere che gli effetti sarebbero catastrofici”. Schulz parla di “danni economici massicci” e di una “minaccia per la crescita e per i posti di lavoro”.

Chi sì e chi no

Danimarca, Austria e Svezia hanno già chiuso i confini con un provvedimento unilaterale provvisorio e, con l’appoggio di Polonia e Ungheria, insisteranno per una sospensione di Schengen per almeno due anni. A maggio 2016, i controlli alle loro frontiere dovranno infatti essere interrotti e questo ha alimentato l’ipotesi che vogliano creare una sorta di mini Schengen alla quale parteciperebbero la Germania e il Belgio. Ma forse questa è solo una forma di pressione nei confronti di Italia e Grecia affinché rendano operativi i centri di identificazione, gli “hotspot”. Al momento, comunque, Berlino e Roma sono contrari alla sospensione. Il capo del Viminale Angelino Alfano ha messo in guardia: “Sarebbe l'inizio dello sgretolamento dell'Europa unita, mentre l'Italia è dell'idea che l'Europa debba rimanere ad assetto stabile, perché avere pezzi di Europa dentro e altri pezzi fuori vorrebbe dire mettere a rischio l'Unione”.

Le conseguenze per gli automobilisti

Ma in termini pratici, se gli accordi di Schengen fossero sospesi, cosa cambierebbe per l’automobilista italiano?

1# Documenti necessari. È probabile che si dovrebbe viaggiare portando con sé la carta d’identità: è possibile che, senza Schengen, verrebbe ripristinato il controllo del documento alla frontiera. Lo stop momentaneo non impedirebbe di entrare nei vari Stati Ue né ai cittadini europei né ai cittadini extracomunitari che hanno in tasca un permesso di soggiorno valido rilasciato da un altro Stato europeo. Questi ultimi possono viaggiare per turismo per al massimo tre mesi in tutta l’area Schengen senza chiedere visti d’ingresso. Mentre i cittadini europei dovranno esibire solo le carte di identità, agli extra-Ue sarà chiesto di mostrare il passaporto e il permesso di soggiorno. Discorso diverso per gli irregolari e per i profughi.
2# Code al confine. Ci vorrebbero controlli serrati sui Tir in fila alla “frontiera”, per verificare se trasportano migranti. Magari con il controllo puntiglioso dei documenti: la carta d’identità.
3# Carburante. Gli incolonnamenti non renderebbero neanche più conveniente andare a fare il pieno in Austria o in Svizzera, anche perché, in coda, si consumerebbe di più oltre alla notevole perdita di tempo.
4# Trasporto merci. Con i camion che trasportano alimentari, le code creerebbero un innalzamento dei prezzi al consumo: l’incolonnamento al confine si ripercuoterebbe negativamente sui nostri portafogli. Si rischia di pagare di più in termini di tempo, stress, carburante. Infatti, il poliziotto al confine ferma tutte le auto, che vanno più piano: si consuma di più, stando in coda col motore acceso. Si perde tempo. Basti pensare a quanto tempo occorre per capire se dentro un Tir ci sono migranti. Per non parlare delle emissioni inquinanti, che salirebbero. Invece,
5# Assicurazione auto. Invece, a livello assicurativo (Rc auto e Carta verde), non cambierebbe nulla; idem per il noleggio delle auto in Italia o all’estero.
6# Noleggio. Per il noleggio auto a breve termine (quello per pochi giorni), non cambierebbe nulla.
7# Tasse. Sul fronte tasse, non dovrebbero esserci effetti negativi, con l’eventuale sospensione di Schengen.

Scenario inquietante

Secondo Bernard Guetta (“France Inter”), riporta Internazionale.it, “se l’Europa dirà addio alla libera circolazione bisognerà ristabilire un numero enorme di posti di controllo frontalieri e procedere a un’assunzione massiccia di doganieri e poliziotti. I collegamenti aerei diventerebbero più difficili, le file di camion provocherebbero ingorghi ovunque e i lavoratori transfrontalieri rischierebbero di perdere il posto perché il passaggio da un paese all’altro diventerebbe troppo complesso”.

Parla l’Acea

La sospensione del trattato di Schengen e la reintroduzione dei controlli alle frontiere per far fronte alla crisi dei rifugiati a preoccupa l'industria dell'automobile europea. Lo dice il ceo di Daimler e presidente dell'Acea, l'associazione dei produttori europei, Dieter Zetsche: “Vediamo aumentare sempre di più i rischi sul mercato auto dagli sviluppi per niente benvenuti sulla sospensione di Schengen con la reintroduzione dei controlli alle frontiere per i migranti. Per ora siamo ancora in grado di mantenere la nostra logistica, ma vediamo crescere i rischi. Serve una forte Europa unita, e qualsiasi cosa che vada nella direzione centrifuga opposta avrà sicuramente un impatto economico negativo”.

 

[Foto: www.ecomy.it]

Autore: Redazione

Tag: Attualità , unione europea


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