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pubblicato il 21 gennaio 2016

Omicidio stradale, nuova battuta d’arresto in Parlamento

Governo battuto nell'Aula della Camera ed ora il testo deve tornare in Senato

Omicidio stradale, nuova battuta d’arresto in Parlamento

Il nuovo reato di omicidio stradale fa un altro passo indietro. L’approvazione ormai sembrava cosa fatta e invece il Governo Renzi è stato battuto alla Camera (un emendamento del deputato FI Francesco Paolo Sisto è stato approvato con 247 sì e 219 no) ed ora il testo deve tornare in Senato. Da quando è iniziata la discussione in Parlamento (qui i primi articoli del 2012) sono stati fatti molti ritocchi e ora l’accordo non si trova sull'obbligo di arresto anche per l'automobilista che si ferma a soccorrere la vittima. Spieghiamo meglio di seguito.

Perché il testo torna al Senato

Oggi la maggioranza che ha votato a scrutinio segreto non è stata d’accordo col Governo Renzi di arrestare anche chi, dopo aver causato un incidente moltale o con lesioni molto gravi, presta soccorso (l'emendamento approvato prevede che "il conducente che si fermi e occorrendo presti assistenza a coloro che hanno subito danno alla persona, mettendosi direttamente a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, quando dall’incidente derivi il delitto di lesioni personali colpose, non è soggetto all’arresto stabilito per il caso di flagranza di reato"). Il dubbio però è che si tratti una mossa politica. Si era così certi che il testo sarebbe passato che il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini, aveva convocato una conferenza stampa per oggi alle 15:30. Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, ha così commentato: questo è “un segnale chiaro del fatto che questa legge non la vogliono, perché questo problema non è stato discusso prima? L'emendamento testimonia la scarsa attenzione al problema. Siamo molto preoccupati perché nel frattempo le vittime da incidenti stradali aumentano vorticosamente. E quando una legge non trova uno sblocco concreto dopo quarto passaggi parlamentari significa che c'è una precisa volontà di affossarla".

Regole delicate, rischio ricorsi

Giochi politici a parte, la materia è molto delicata ed anche noi avevamo ricordato che ci sono diverse possibilità di ricorsi in vista. Tanto per cominciare, chi causa un sinistro mortale (o con gravi lesioni psicofisiche) in stato d'ubriachezza viene sottoposto alla prova etilometro, che, secondo alcuni studi, non è sempre attendibile e quindi si potrebbe ricorrere a qualche avvocato che si riferisca alla sentenza della Cassazione numero 28388/12: "Se gli esiti dei test alcometrici possono in generale essere valutati positivamente dal decidente, ciò non implica la formazione di una prova legale al riguardo. Infatti pur rimanendo fermo l'obbligo del giudice di valutare ogni circostanza pertinente e rilevante, anche nel caso in cui l'alcoltest risulti positivo, la difesa dell'imputato può sempre fornire una prova contraria, quale ad esempio: la sussistenza di vizi dello strumento utilizzato; l'utilizzo di una errata metodologia nell'esecuzione dell'aspirazione; l'esistenza di una patologia cronica dell'imputato in grado di incidere sui risultati del test pur in assenza di assunzioni di alcolici nell'arco temporale interessante il giudizio". Altri problemi possono nascere se l'incidente mortale o con gravi lesioni fisiche è causato da un guidatore drogato perché occorre dimostralo. Analogamente, l'omicidio stradale scatta se c'è un fortissimo eccesso di velocità al momento dell'incidente e anche qui non sarà facile dimostrare l'esatta velocità nell'istante dell'impatto.

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Tag: Attualità , sicurezza stradale


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