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Retrospettive

pubblicato il 24 gennaio 2016

Subaru Impreza, intramontabile mito dei rally

Tecnicamente, è più unica che rara. Ma tutti la ricordano per le vittorie con Colin McRae

Subaru Impreza, intramontabile mito dei rally
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Blu, con i cerchi color oro e l'inconfondibile 555 giallo sui cofani e sulle portiere. Per molti, la maggior parte, la Subaru Impreza è e sarà per sempre così. Almeno nell'album personale dei ricordi. Non c'è bisogno di essere appassionati di rally per avere in mente questa livrea: il leggendario (e compianto, purtroppo) scozzese Colin McRae, che con questi colori al volante dell'Impreza WRX STi ha vinto il mondiale WRC ormai più di vent'anni fa, l'ha consegnata ai libri di storia e all'iconografia automobilistica. Per sempre. Insieme alla Lancia Delta Integrale, alla Ford Escort Cosworth, alla Mitsubishi Lancer e alla Toyota Celica, l'Impreza WRX ha dominato la scena dei rally anni Novanta. Anni in cui le repliche stradali erano la regola ma solo nel caso del "Deltone" e della Subaru WRX STi si vendevano come il pane... O quasi, dati i prezzi elevati e i costi di gestione a dir poco impegnativi. Subaru, azienda minuscola rispetto ai colossi dell'automobile (anche se alle spalle c'è un gigante come Fuji Heavy Industries), non può permettersi il lusso di sprecare un patrimonio di immagine come quello legato all'Impreza. Così, a oltre 8 anni dal lancio della terza generazione - quella "rivoluzionaria" che debutta come compatta a due volumi, salvo poi tornare a proporre una più classica forma a tre - la quarta è già stata svelata allo scorso Salone di Tokyo. Caratterizzata da un design decisamente più aggressivo e personale rispetto a quello dell'Impreza attuale, sta percorrendo i km della messa a punto finale, prima di essere commercializzata. Ma riportiamo il calendario al 1992 e godiamoci la sua storia.

Uno scarico grande così e tuning a volontà

Lo "spessore" di un'automobile non si misura solo con il numero di esemplari venduti; quelli interessano soprattutto i top manager delle rispettive aziende. Alzi la mano, per esempio, chi non ha visto su strada, almeno una volta, un'Impreza nei colori sopra citati, con lo scarico tendenzialmente grande come un fusto dell'olio (e se non lo avete viso lo avete sentito, ve lo possiamo garantire...) e la valvola pop-off del turbo costretta agli straordinari da elaborazioni più o meno profonde del motore; la suddetta valvola, per chi non lo sapesse, in determinate situazioni emette uno "scoppio" inquietante seguito da un fischio... Ok, adesso avete capito. Molte officine di tuning, tra l'altro, devono buona parte della propria ragion d'essere alla giapponese. Nel nostro Paese, che vent'anni fa era uno dei mercati più importanti per le station wagon, molta fortuna l'ha avuta anche l'Impreza WRX STi familiare: una genialata di marketing, che ha conquistato immediatamente le famiglie. O magari solo il papà, che non sappiamo quanto abbia svelato della scheda tecnica della vettura alla compagna/moglie; ma noi, tra moglie e marito, non mettiamo dito.

Così veloce da costituire un problema in Australia

Paese che vai, usanza (e gusti) che trovi. Se in Inghilterra, Scozia, Italia e Spagna, ma anche in Germania e Francia, l'Impreza WRX STi è apprezzata per la sua brillantissima carriera sportiva, in Australia piace, per altri motivi, a chi sarebbe meglio che non piacesse: è facilissima da rubare e, grazie a potenza elevata, agilità e motricità, fa mangiare letteralmente la polvere ai poliziotti sulle loro pesantissime e impacciate Holden e Falcon. Il problema è così grande che l'ufficio di pubbliche relazioni di Subaru Australia si trova di fronte a un vero incubo; problema risolto con una bella fornitura di Impreza WRX proprio alle Forze dell'Ordine. Non trova invece soluzione il rincaro dei premi assicurativi legati alla giapponese. Ma sono difficoltà che qualunque Casa automobilistica, in un certo senso, vorrebbe trovarsi a fronteggiare.

Una versione speciale per i suoi primi 40 anni

Nel 1998, per festeggiare i 40 anni della fondazione dell'azienda e per celebrare la vittoria del titolo costruttori WRC, Subaru si inventa l'Impreza WRX STi 22B su base coupé (carrozzeria non importata in Italia): il motore, realizzato a mano, vede crescere la cilindrata da 2 a 2,2 litri, mentre la potenza tocca il picco di 276 CV. I 400 esemplari pianificati trovano un proprietario nel giro di 30 minuti. Se ne aggiungono altri 24 per i mercati extra Giappone, anch'essi durati il tempo di un arcobaleno.

Fiocco rosa in Casa Subaru

Se c'è un colore che non verrebbe spontaneo abbinare al motorsport e alle automobili sportive in generale, questo è il rosa. Eppure, i primi esemplari dell'Impreza WRX STi sono verniciati proprio di rosa, in omaggio al codice samurai, a sua volta da sempre legato al del fiore di ciliegio, preso come simbolo della brevità della vita dei guerrieri. Si tratta dei primissimi "muletti" di WRX che i tecnici di S(ubaru)T(ecnica)i(nternational) ricavano da normalissime Impreza prelevate direttamente dalla linea di produzione. Vetture a cui vengono elaborati i motori, alleggerite le carrozzerie, rivisti gli assetti... Fino ad arrivare alla WRX STi che tutti conosciamo.

Un'Impreza per sostituire un Leone

Per la cronaca, l'Impreza viene lanciata nel 1992 come erede della Leone sul mercato e, della più grande Legacy, nelle competizioni: i giapponesi la progettano fin dal primo bullone con un occhio alle corse. Punto di forza, allora come oggi, è il motore boxer longitudinale, che consente non solo di abbassare il baricentro (dote impagabile quando si va alla ricerca della prestazione cronometrica, in pista come in prova speciale) ma anche di ripartire le masse in modo esattamente uguale fra lato destro e sinistro della vettura. Agilità ed equilibrio insomma. Doti che chiunque può riscontrare su strada e che Colin McRae mette a frutto vincendo, appunto, il mondiale WRC nel 1995, oltre a contribuire alla vittoria di tre titoli costruttori per la Casa giapponese nelle stagioni 1995, 1996 e 1997. Tornando sulla strada, l'Impreza è un successo in Giappone, negli USA e in Europa e fa vivere alla Subaru quelli che probabilmente sono gli anni di maggior crescita sul mercato, in termini di volumi e di notorietà.

La seconda generazione nel 2001, la terza nel 2007

Il gradimento delll'Impreza rimane alto nel corso degli anni, al punto che - restyling a parte - la generazione successiva giunge sul mercato nel 2001, ben nove anni dopo il debutto. Cresce lo spazio a bordo ma il suo pubblico non apprezza l'aggravio di peso, legato principalmente alla carrozzeria più lunga di 6 centimetri. Elemento distintivo del design è la forma rotonda dei fari anteriori mentre i motori, al lancio, sono due: 1.600 da 95 CV e un 2.0 da 218 CV per la WRX. Per la STi bisogna aspettare il 2002: l'attesa è premiata dai 265 CV del suo 2 litri boxer che diventano 280 nel 2005, quando la cilindrata cresce a 2,5 litri. Dopo solo 6 anni, nel 2007, ecco la terza Impreza, la prima vera rivoluzione, visto che inizialmente è disponibile solo con carrozzeria a due volumi. Forse, in ottica europea, il tentativo dei giapponesi è quello di entrare nella fascia numericamente più importante: quella delle compatte di segmento C, il terreno di caccia della Golf. I risultati non sono brillanti, non tanto per demeriti del prodotto (che anzi è costruito con la solita cura e spicca per l'unicità della trasmissione 4X4 "simmetrica" e per i soliti motori boxer, anche turbodiesel), quanto per la linea decisamente anonima. Anche in questo caso non manca la WRX STi, spinta da un 2.5 da 300 CV, disponibile con carrozzeria a quattro o a cinque porte, a tre o due volumi.

Subaru Impreza 22B STI 1998

La Subaru Impreza 22B STI, una delle più rare. Ne furono prodotte solo 424 per celebrare i 40 anni dell'azienda

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Tag: Retrospettive , Subaru , auto giapponesi , auto storiche , rally


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