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Interviste

pubblicato il 18 gennaio 2016

Toyota "libera" i brevetti per l'idrogeno

Pochi ne hanno parlato. Noi lo abbiamo fatto con Fabio Capano, capo della comunicazione di Toyota Europe

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La notizia è stata data al CES di Las Vegas dell'anno scorso, ma merita di essere ripresa: Toyota consentirà l'uso di migliaia di suoi brevetti relativi all'auto a idrogeno. Sì, oltre vent'anni di ricerca - che è iniziata nel 1992, prima della commercializzazione della prima Prius - e miliardi di yen di investimenti, messi a disposizione di tutti. Follia? No, come dimostra il caso Tesla, che ha dato accesso a molte sue tecnologie per l'auto elettrica, la strategia è chiara: se l'offerta di una determinata tecnologia aumenta, allora i costi della stessa diminuiscono e la domanda cresce. Insomma, nonostante l'iniziativa di Tesla abbia avuto un'eco infinite volte superiore (come sempre, uno sbadiglio o un sorriso di Elon Musk, Tim Cook o Larry Padge quando si parla di auto si trasforma in un titolone), anche Toyota è fermamente convinta delle proprie idee; il perché ce lo spiega Fabio Capano, direttore di Toyota Product Communications Europe, con cui abbiamo fatto quattro chiacchiere in occasione del lancio della RAV4 restyling.

OmniAuto.it: Nel giro di quanti anni Toyota crede che le automobili a idrogeno come la Mirai possano diventare remunerative?
Fabio Capano: "Posso dirlo senza timore di passare per eccessivamente entusiasta: Toyota è un'azienda che crede in un futuro migliore. Soprattutto, Toyota è convinta di poter giocare un ruolo primario nel miglioramento del nostro pianeta. Del resto, i fatti parlano chiaro: noi è da vent'anni che vendiamo automobili ibride e tutti gli altri Costruttori ci stanno lentamente seguendo. La stessa dinamica siamo convinti che si ripeterà anche sull'idrogeno".

OmniAuto.it: Sarà, ma la Prius vive di vita propria da sempre. In altre parole non ha mai avuto bisogno degli incentivi statali (che pure ci sono stati e in alcuni Paesi ci sono ancora) per poter essere venduta, grazie a un prezzo di poco superiore rispetto ad automobili di pari potenza e dimensioni
Fabio Capano: "E' vero, ma come dicevo prima Toyota crede in un futuro migliore. E' vero, ci sono fattori che non possiamo controllare, ma siamo convinti che le condizioni per una maggiore diffusione dell'idrogeno si creeranno da sole.

OmniAuto.it: In che senso?
Fabio Capano: "Se ci si pensa un attimo, è chiaro come la società dovrà prima o poi convertirsi all'idrogeno. Certo, ci vorrà del tempo, probabilmente parecchio, ma i vantaggi sono grandissimi e numerosi: si può produrre energia elettrica nei luoghi in cui è necessaria – nel caso delle auto, a bordo – grazie a un vettore liquido immagazzinabile e trasportabile. Il tutto, a emissioni zero e senza il problema delle batterie, pesanti e da smaltire. Non solo: quando per esempio di notte l'assorbimento energetico è inferiore (la maggior parte delle attività umane è ferma) l’idrogeno permette di sfruttare l’energia prodotta in eccesso utilizzandola per ricavare dall’idrolisi dell’acqua idrogeno da stoccare. Il tutto, a emissioni nocive pari a zero.

Nel dettaglio, i brevetti "liberati" da Toyota sono 5.680. 1.970 di questi riguardano le celle a combustibile, 290 i serbatoi ad alta pressione, 3.350 i software di gestione del sistema e 70 la produzione e il trasporto dell'idrogeno.

Toyota Mirai | Le impressioni di guida

Silenziosamente rivoluzionaria. Nel 1997 fu la Prius a far conoscere al mondo la mobilità elettrica e ibrida, oggi tocca all'idrogeno e ci pensa un'altra Toyota che si chiama Mirai. Già in vendita in alcuni paesi d'Europa e del mondo, il nostro Andrea l'ha provata a Brussels. La sfida tra elettrico e idrogeno è apertissima... e voi per chi tifate?

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Tag: Interviste , auto giapponesi , idrogeno , interviste


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