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pubblicato il 15 gennaio 2016

Caso Renault: allarme rientrato, resta l'allerta

Per il ministro francese Royal non ci sono frodi. Sotto osservazione vari marchi, tra cui Nissan, Volvo e Fiat

Caso Renault: allarme rientrato, resta l'allerta

Il caso Renault sul presunto ritocco dei dati sulle emissioni di CO2 si ridimensiona. Dopo la pessima giornata di ieri, in cui la notizia di perquisizioni in tre sedi dell’azienda ha fatto crollare il titolo in Borsa del 20%, oggi il sindacato Cgt che ha fatto divampare la notizia asserisce di non aver mai avuto la certezza che tali perquisizioni fossero legate a manomissioni certe, ma solo ad un’ipotesi. Parole che però, unite a perquisizioni reali, hanno avuto effetti devastanti in Borsa (visto il precedente scandalo di Wolfsburg) e a poco è valso quel “Non esiste alcuna frode” del ministro dell’ambiente francese, Segolene Royal. Ma perché gli agenti hanno sequestrato i computer che realizzano le prove sulle emissioni dei veicoli presso il sito Renault di Lardy, insieme ai pc aziendali dei dirigenti di Lardy e quelli del tecnocentro di Guyancourt (Yvelines), di Plessis-Robinson e della sede di Boulogne-Billancourt (Hauts-de-Seine)?

L’operazione rientrerebbe in quella serie di verifiche avviate dagli agenti della divisione antifrode della polizia francese che stanno tenendo sotto osservazione anche altri marchi, tra cui Nissan, Volvo, Suzuki e Fiat. E’ da ottobre che la commissione indipendente voluta da Segolene Royal dopo il caso VW ha avviato indagini su 22 vetture di otto marchi, tra cui Renault, PSA (qui il comunicato ufficiale PSA), Volkswagen, Mercedes (qui il comunicato Daimler), Ford, Opel e BMW. Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione in tema di norme anti-inquinamento e a Bruxelles il Parlamento Europeo ha appena respinto le soglie di tolleranza sulle emissioni in condizioni di guida reale, per saperne di più vi consigliamo di leggere l’articolo sui nuovi test di omologazione.

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Tag: Attualità , Renault , inquinamento


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