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pubblicato il 14 gennaio 2016

Renault, dopo il crollo in Borsa la dichiarazione ufficiale

Sospettato il turbodiesel Energy 1.6 dCi che equipaggia Renault Espace, Nissan Qashqai e Mercedes Classe C

Renault, dopo il crollo in Borsa la dichiarazione ufficiale
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Dopo Wolfsburg, la bufera delle centraline truccate soffia su Parigi. In Renault ci sono state perquisizioni a seguito di indagini sulla possibile frode relativa ai dati sulle emissioni di CO2 e in Borsa il titolo è crollato del 20%, il peggior risultato dal 17 novembre 1994. Anche altri titoli del settore, tra cui come vi abbiamo già spiegato FCA (-9%), hanno perso terreno: Peugeot (-8%), Daimler (-5,6%), BMW (-4,58%) e Volkswagen (-4,48%) e Ferrari (-3,8%); un passo indietro che per molti si lega al calo delle vendite di auto in Russia (dove Renault è presente con il marchio Autovaz ed ha perso nel 2015 il 46%). In una nota ufficiale, la casa francese ha ricordato che, come già sostenuto dalla Direzione Generale per l'Energia e il Clima (DGEC), “i controlli finora effettuati non hanno rivelato sui veicoli Renault la presenza di alcun software finalizzato a falsare i dati relativi alle emissioni". Secondo quanto afferma Bloomberg, oggi gli agenti del governo francese avrebbero sequestrato i computer che realizzano le prove sulle emissioni dei veicoli presso il sito Renault di Lardy, insieme ai pc aziendali dei dirigenti di Lardy e quelli del tecnocentro di Guyancourt (Yvelines), di Plessis-Robinson e della sede di Boulogne-Billancourt (Hauts-de-Seine).

Renault collabora con le indagini in corso

L’azienda sta “pienamente cooperando con le ulteriori indagini in corso” e la DGCCRF (la Direzione generale sulla concorrenza, sul consumo e sulle truffe che fa capo alla direzione del Ministero dell'Economia e dell'Industria), ma ha anche deciso di condurre ulteriori approfondimenti interni. Renault ha poi ricordato che dopo COP21, di cui è stata partner ufficiale con Nissan (in campo c'erano Leaf e ZOE), ha accelerato i propri investimenti in mobilità sostenibile. Il Gruppo francese, si legge ancora nel comunicato, è già nella Top 3 dei programmi di miglioramento sui livelli di CO2 (è stato primo nel 2013 e secondo nel 2014) e da 3 anni "ha concretamente ridotto del 10% la carbon footprint dei suoi veicoli". Dopo lo scandalo Volkswagen (-5,10% a Francoforte), Renault aveva inoltre annunciato un piano di investimenti da 50 milioni di euro per ridurre lo scarto tra le emissioni verificate in fase di omologazione e quelle in condizioni reali. Anche, il ministro dell'Economia francese, Emmanuel Macron, ha ricordato che i controlli sono una "normale" attività ispettiva a seguito dello scandalo emissioni di Wolfsburg. "Non vi è alcuna frode alla Renault - ha aggiunto -. Gli azionisti e i dipendenti devono essere tranquillizzati".

Il motore nel mirino

Mentre le ispezioni delle autorità francesi antifrode vanno avanti, il Sole24Ore scrive che ad essere indagato sarebbe il turbodiesel Energy 1.6 dCi da 130 e 160 CV che) e equipaggia moltissimi modelli, non solo Renault, come l’Espace, ma anche Nissan (qui la prova dei consumi reali del Qashqai) e Mercedes (Classe C; Daimler ha preso le distanze dalla vicenda, qui la dichiarazione) senza considerate i numerosi veicoli commerciali leggeri. Maggiori dettagli dovrebbero emergere nei prossimi giorni, intanto Renault ha ricordato che "i test in corso consentono di anticipare soluzioni migliorative sia per i veicoli Renault che usciranno dagli stabilimenti sia per quelli in circolazione, che il Gruppo Renault ha deciso di presentare rapidamente sotto forma di un Piano Emissioni Renault, teso a rafforzare le performance energetiche dei nostri veicoli".

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Tag: Mercato , Renault , dall'estero


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