dalla Home

Live

pubblicato il 13 gennaio 2016

Dossier Salone di Detroit 2016

Salone di Detroit 2016, le assenze illustri e strategiche

Registrate numerose defezioni. Qualcuna è solo mascherata, ma ognuna ha le sue ragioni

Salone di Detroit 2016, le assenze illustri e strategiche
Galleria fotografica - Salone di Detroit 2016Galleria fotografica - Salone di Detroit 2016
  • Salone di Detroit 2016 - anteprima 1
  • Salone di Detroit 2016 - anteprima 2
  • Salone di Detroit 2016 - anteprima 3
  • Salone di Detroit 2016 - anteprima 4
  • Salone di Detroit 2016 - anteprima 5
  • Salone di Detroit 2016 - anteprima 6

Le assenti, in rigoroso ordine alfabetico sono: Bentley, Ferrari, Jaguar Land Rover, Lamborghini, Maserati, MINI, Mitsubishi, Rolls-Royce e Tesla. Non sono da poco i nomi che hanno mandato la giustificazione per la loro assenza al NAIAS 2016 (qui tutte le news e le foto da Detroit), ognuno con le sue ragioni. "Crisi del modello salone", questa potrebbe essere la prima risposta, perché è la più facile e la più in voga. Ma forse proprio per questo è la meno vera. Perché c’è sempre qualcuno che dice “io non vengo”, ma poi trova sempre il modo per esserci. In vario modo. C’è la potenza della comunicazione, ci sono i "fuori salone" e ci sono anche i “dentro salone”. E così molte delle suddette assenti sono riuscite a fare presenza a “The Gallery”, evento tenutosi all’MGM, sponsorizzato da Uber e la cui esclusività non era data solo dal parterre, ma anche dal biglietto di ingresso fissato in 500 dollari.

Anche i ricchi si muovono

L’occasione è stata ovviamente propizia anche per Uber che ha trovato il modo di essere a Detroit facendo capire ancora una volta come anche chi possiede neppure un bullone può muovere le persone, anzi può farlo meglio di tutti gli altri puntando sulla tecnologia e sull’originalità nello stile della comunicazione. Fare l’assente accanto a tanti nomi illustri è l’ultimo colpo della società di San Francisco che viceversa ha fondato il proprio successo su accessibilità del servizio e sul prezzo. Sono le contraddizioni che segnano il mondo dell’auto, sicuramente in bene fornendo nuove chiavi di lettura, come pensare che l’auto elettrica più venduta in America sia anche la più costosa. Ma uno dei motivi della mancata diffusione dell’auto a batteria non era il prezzo? Il paradosso è servito e non è il solo. Tra questi c’è l’Aston Martin che torna al NAIAS per la prima volta dopo il 2009, ma lo fa in un modo piuttosto dimesso mentre da Gaydon (e non da Detroit) parte la notizia: la cilindrata dei V12 biturbo forniti dalla AMG per sostituire il vetusto 6 litri aspirato Ford è di 5,2 litri.

Presenze misurate e ripartite

Ma che cosa hanno detto le assenti per non esserci? Più o meno tutte hanno detto: il Salone di Detroit non risponde alle nostre strategie. Il NAIAS vive anch’esso una contraddizione che è di molti altri saloni: si svolge in casa di qualcuno. Per questo Ginevra non ha pari come parterre, livello di globalizzazione e numero di novità. L’altra contraddizione (positiva) è che il Cobo Center non ospita il salone con maggior pubblico negli USA ma è quello più importante dal punto di vista “politico”, ma soprattutto mediatico: il NAIAS ha una copertura doppia rispetto a quella di Chicago – che ha oltre 1 milione di visitatori – New York e Los Angeles messi insieme. L’unico vero concorrente da questo punto di vista è il CES (qui lo speciale da Las Vegas) e allora c’è chi fa un doppio lancio sfruttando la vicinanza nel calendario e c’è invece chi, come Volkswagen, non ha portato tutto quello che poteva scegliendo il CES per svelare il Budd-e, minivan elettrico che anticipa un Bulli elettrico, e il NAIAS per la Tiguan GTE concept.

Giusto per marcare certe differenze

Insomma presenza ripartita. E ben mirata. La verità è che un salone costa molto e, in un mercato che tira alla grande, è meglio avere novità vere piuttosto che inventarsene mezza mettendo vasi di coccio in mezzo a quelli di ferro. In questi casi la polvere di sparo è meglio usarla per sparare munizioni nel bersaglio piuttosto che per confezionare bombe da far esplodere là dove le esplosioni non si contano. Chiamatelo pure effetto snob. Anche quello indubbiamente c’è stato, anche per sottolineare una differenza di stile e di contenuti. Così può essere interpretata l’assenza di Tesla. Del resto i messaggi importanti Elon Musk li ha dati nei giorni precedenti facendo vedere per la prima volta cosa succede all’interno della Gigafactory, confermando il ruolo che Tesla avrà nella guida autonoma e infine facendo sapere di aver centrato l’obiettivo delle 50mila auto vendute nel 2015 proprio mentre è al lancio il Model X. Sono queste le assenze che fanno presenza: una sorta di convitato di litio che a Detroit non ha neppure un pied-a-terre e non lo vuole avere, neppure per due settimane all’anno, neppure se la densità di penne, microfoni e telecamere è di quelle per le quali qualcuno potrebbe anche uccidere.

Gli zeri che contano

Negli anni della crisi il Cobo Center era diventato quasi buio e senza moquette (qui potete leggere della crisi che abbiamo visto), pochi anni dopo, qualcuno forse ha pensato che non è per merito dei saloni oggi si vendono 7 milioni in più di auto, soprattutto se gli zeri che contano non possono essere quelli dei volumi, ma vengono scritti sugli assegni. E in luoghi diversi dal Cobo Center, come i concessionari o eventi dal carattere più elitario. Il nome su tutti è Pebble Beach, ma non è il solo. Lamborghini, che ha fatto un altro record di vendite e ha negli USA sempre il suo mercato migliore, ha dato appuntamento in Florida per la sua prima 24 Ore di Daytona. Questo vale per i marchi superlussuosi, in parte per quelli premium come Jaguar Land Rover, meno spiegabile per Mini, anche perché la casa madre BMW è presente con due novità. Maserati che ama riamata l’America preferisce prendersi una pausa di riflessione prima di lanciare la Levante mentre Ferrari è troppo presa da affari di borsa e dalla voglia di presentarsi come bene di lusso. Un salone insomma non è proprio una sfilata di alta moda o un atelier di Tiffany o Bulgari.

Lavori in corso

Discorso diverso per Mitsubishi che, dopo anni di crollo nelle vendite sta risalendo la china, in linea con i risultati ottenuti nel resto del mondo. Quest’anno ha chiuso il mercato USA con oltre 95mila unità e la voglia di superare i 100mila già dal prossimo anno, ma siamo ben lontani dalle 345mila unità del 2002, più o meno quello che oggi riesce a fare Volkswagen. La casa dei Tre Diamanti confida molto nel nuovo Outlander PHEV e negli altri SUV, ma non ha alcuna intenzione di produrli negli USA, anzi vorrebbe disfarsi del proprio stabilimento di Normal, nello stato dell’Illinois, ma non riesce a venderlo e il rischio di chiuderlo è assai concreto anche perché si trova né nell’area di Detroit, né negli stati del Sud dove molte case, soprattutto straniere, hanno aperto o potenziato stabilimenti negli ultimi anni. Con 1.230 lavoratori sul punto di perdere il lavoro, 900 dei quali iscritti alla potentissima UAW, qualcuno ha pensato che era meglio prendersi del tempo prima di ripresentarsi di fronte ad un opinione pubblica da sempre molto sensibile a queste tematiche.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Live , detroit


Top