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pubblicato il 12 gennaio 2016

Dossier Auto e Salute

Tranquillanti, 6 "guai" da cui stare alla larga se dovete guidare

Con gli asiolitici occorre andarci coi piedi di piombo. Ecco qualche dritta

Tranquillanti, 6 "guai" da cui stare alla larga se dovete guidare

Per controllare lo stato di ansia e di tensione emotiva oppure, a dosi più elevate, per combattere l’insonnia si prendono i tranquillanti. Detti anche ansiolitici. Il cosiddetto bugiardino, ossia il foglietto illustrativo, di questi farmaci è un papiro sconfinato, pieno di effetti collaterali d’ogni genere. Fra l’altro, inducono sedazione e sonnolenza. Ecco perché, se li assumete prima di guida, dovete fare la massima attenzione. E comunque, in via preliminare, occorre sempre la prescrizione medica, anche se non dovete porvi al volante. Ecco quindi qualche dritta per evitare il peggio.

​Alla larga da sei guai

1 # Sottovalutazione. I tranquillanti sono farmaci diffusamente usati e talora senza necessità: i possibili rischi per la guida sono spesso sottostimati​, specie se in corso altri trattamenti (antibiotici, cortisone)​. Talvolta, diventano quasi zollette di zucchero da mandare già quando si è nervosi: in realtà, è necessaria la valutazione del medico (o dello specialista) e l’assunzione va ridotta al minimo indispensabile.

2 # Rischiosissimi. Numerosi studi indicano che chi assume ansiolitici corre un rischio di incidenti stradali 5 volte superiore rispetto a chi non li assume. Anche una somministrazione estemporanea può pregiudicare in modo sensibile la capacità di guida per alcune ore e l’effetto è potenziato dall’alcol e risulta più marcato e duraturo negli anziani.

3 # Ambulatorio. I tranquillanti vengono impiegati nella premedicazione per accertamenti diagnostici ambulatoriali (gastroscopia, broncoscopia) in questi casi il paziente non può guidare per qualche ora: rammentatelo.

4 # Diversi. Esistono anche antidepressivi e antipsicotici. Impiegati nella cura della depressione e delle psicosi, danno sedazione all’inizio del trattamento. Nelle forme cliniche più gravi, la preclusione alla guida deriva dalla malattia stessa più che dall’assunzione di farmaci.

5 # Disorientato. Da notare che anche un antitubercolare, l’idrazide dell’acido isonicotinico, è assolutamente controindicato per la guida. Può evocare: disorientamento spaziale, sonnolenza, vertigini​. Anche il cortisone, usato per patologie acute e croniche, ha lo stesso effetto di eccitazione corticale e psicomotoria che ​​la medicina giapponese di guerra​​ sperimentò sui kamikaze di Pearl Harbor.

​6 # Primi giorni. Il periodo critico di una terapia è quello iniziale, quando non è ancora emersa la risposta ai farmaci, ossia effetti indesiderati ed eventuale intensità. Comunque anche una terapia collaudata non si può mai ritenere esente da rischi. Nei primi giorni di trattamento sarebbe bene evitare di guidare. In caso contrario, usare molta prudenza, evitando viaggi prolungati senza soste o in condizioni di traffico difficili.

Anziani, allarme rosso

Gli effetti sulle prestazioni di guida tendono ad aumentare per frequenza e gravità nei pazienti più anziani. Pertanto le normali cautele vanno moltiplicate. Se si assumono farmaci (sia regolarmente prescritti sia da banco), è sempre opportuno chiedere al medico o al farmacista se possono compromettere la vigilanza e la guida. In caso affermativo, bisogna moderare più che mai la velocità e rispettare la distanza di sicurezza dai veicoli che ci precedono. L’alcol può potenziare, aggravandoli, gli effetti negativi di tutti i farmaci. Attenzione quindi alle associazioni pericolose, soprattutto di alcol, ​ansiolitici​ e antistaminici per eventuali azioni di potenziamento.

In collaborazione con Aldo Ferrara, professore di malattie cardiopolmonari dell’Università di Siena, e coordinatore scientifico dell’associazione European Automotive Medicine (ERGAM), nonché autore di “Long Term Driving” (in editing).

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , salute


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