Mercato

pubblicato il 11 gennaio 2016

Dossier Dieselgate, lo scandalo dopo il caso Volkswagen

Vendite Volkswagen in calo, le cause oltre il Dieselgate

Nel 2015 il gruppo tedesco ha mancato il target dei 10 milioni, ma non è solo colpa dello scandalo delle emissioni

Vendite Volkswagen in calo, le cause oltre il Dieselgate
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La tempesta del 2015 ha travolto la corazzata Volkswagen, che per la prima volta dal 2002 ha visto le sue vendite diminuire rispetto all'anno precedente. A rendere il risultato ancora più d'impatto ci si mettono anche i numeri e la loro capacità di suggestione: nell'anno che è appena finito, infatti, il totale dei veicoli venduti dai 12 marchi del gruppo tedesco si è fermato a 9,93 milioni, -2 per cento rispetto ai 10,14 milioni del 2014 e al di sotto della soglia psicologica dei 10 milioni, obiettivo annunciato e conteso negli anni precedenti con gli altri due giganti dell'auto, Toyota e General Motors. I primi commenti alla mancata "cifra tonda" indicano il Dieselgate come principale colpevole dello scivolone: lo scandalo delle emissioni scoppiato a settembre ha avuto senza dubbio un impatto molto forte sull'immagine di Volkswagen, ma a uno sguardo più attento i numeri mostrano che le cause del calo non sono solo da ricercare in quello che il presidente onorario di Renault, Louis Schweitzer, ha definito "la più grande truffa nella storia dell'automobile".

Non solo Dieselgate

Scorrendo la tabella che riporta i dati di vendita annuali del gruppo Volkswagen divisi per area geografica, il segno meno compare solo nei continenti che non sono stati toccati dal Dieselgate. Anche se può sembrare strano, insomma, gli intensi tre mesi in cui lo scandalo delle emissioni ha occupato spesso le prime pagine dei giornali non hanno avuto effetti così profondi sulle vendite del gruppo tedesco, non ancora almeno.
I problemi invece vengono da lontano, ossia da quei paesi che fino all'anno scorso trascinavano la crescita dell'industria automobilistica e che negli ultimi mesi hanno invertito la rotta. Nel 2015, infatti, il gruppo Volkswagen ha perso di più nei mercati di Russia (-36,8 per cento, 174.300 unità), Brasile (-38,1 per cento, 389.900 unità) e Cina (-3,4 per cento, 3.548.600 unità), mentre è comunque riuscito a crescere nei "territori del Dieselgate", ossia in Europa (+2,5 per cento, 4.045.400 unità) e negli Stati Uniti d'America (+1,2 per cento, 607.100 unità).
Nessun effetto dello scandalo emissioni, quindi? Non proprio: secondo le prime stime degli analisti, nel 2015 il mercato auto in Europa è cresciuto del 8,9 per cento a 13,2 milioni di unità, mentre per quello USA l'incremento è stato del 5,7 per cento a quasi 17,5 milioni di esemplari. In entrambe le regioni, quindi, il gruppo Volkswagen è cresciuto meno rispetto alla media di mercato, segno che i problemi comunque ci sono e si fanno sentire.
Oltre che dal Dieselgate, insomma, le difficoltà del gruppo Volkswagen sembrano venire anche dall'eccesso di centralismo e dall'incapacità di adattare la propria offerta ai mercati più lontani, come avvenuto con il "colpevole" ritardo nel lancio di un modello low cost per i mercati emergenti o di SUV e crossover per quelli di Cina e USA. Queste questioni erano già emerse nella prima metà del 2015 ed erano state il cuore delle accuse dell'allora presidente Ferdinand Piëch all'allora amministratore delegato Martin Winterkorn, in una battaglia che si era risolta a fine aprile con l'addio del primo, cui era seguito quello del secondo pochi mesi dopo - questa volta a causa dello scandalo emissioni.

Volkswagen la prima vittima

Il marchio che più di tutti all'interno del gruppo ha pagato lo sfavorevole momento globale è stato proprio Volkswagen (-4,8 per cento, 5.823.400 unità), la cui perdita nel 2015 non è stata del tutto compensata dalla crescita di Skoda (+1,8 per cento, 1.055.500 unità), Porsche (+18,6 per cento, 225.100 unità) e Audi (+3,6 per cento, 1.803.200 unità). La divisione premium dei quattro anelli, in particolare, quest'anno è stata scavalcata nei numeri dalla rivale Mercedes-Benz, le cui vendite globali sono aumentate del 13 per cento a 1.871.511 unità grazie proprio a quel mercato Cinese in cui invece il gruppo Volkswagen ha rallentato.

Rassicurazioni e novità

La frenata dei mercati emergenti - che producono meno nuovi ricchi rispetto al passato - e la concorrenza sempre più competitiva in Europa rischiano di essere minacce anche per il futuro, ma a commento dei risultati annuali il CEO del gruppo Volkswagen Matthias Mueller ha cercato di allontanare le preoccupazioni, dichiarando che c'è la speranza e l'intenzione di "rendere il gruppo sistematicamente pronto per un futuro di successi". Durante una conferenza stampa a Detroit tenuta domenica, alla vigilia del Salone dell'auto, Mueller ha inoltre confermato l'impegno del costruttore tedesco sul mercato americano dicendo che "gli USA sono e restano un mercato fondamentale per il gruppo Volkswagen". Il 2016, insomma, sarà l'anno in cui Volkswagen cercherà non solo di risolvere il problema del Dieselgate, ma anche di prepararsi per il piano "Strategy 2025" che dovrebbe segnare il rilancio del gruppo, grazie a risparmi nella produzione e a un'offerta più competitiva a livello globale.
Messaggi di rassicurazione sono arrivati anche da Juergen Stackmann, capo di vendite e marketing del marchio Volkswagen, secondo il quale le nuove Touran e Tiguan aiuteranno a rilanciare le vendite globali di Wolfsburg.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Mercato , Volkswagen , immatricolazioni


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