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Retrospettive

pubblicato il 10 gennaio 2016

Dune Buggy, il mito ritorna

L'auto del deserto, insieme alle "spiaggine", sta conoscendo una seconda giovinezza

Dune Buggy, il mito ritorna
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A volte ritornano. E il Dune Buggy è tornato, o sta tornando, anche se sotto diverso nome e non sempre sotto forma di modelli pronti per la produzione: Beetle Dune per Volkswagen, E-Mehari (erede ideale della mitica "spiaggina" Mehari) e Cactus M per Citroën. Ovviamente bisogna intendersi sui termini: il veicolo che sulle dune ci sa andare davvero è una cosa, i concept che stanno conquistando le luci della ribalta, invece, spesso sono un'altra. Si tratta cioè di progetti "ludici", che nel caso della E-Mehari vedranno la luce, ma che certo non hanno spiccate doti di marcia sulla sabbia. La loro mission è quella di rallegrare il trasporto nelle località turistiche, preferibilmente marine ma anche lacustri, magari con emissioni zero allo scarico. Insomma, si tratta di automobili prettamente estive, da lasciare (per chi ce l'ha) nella casa al mare e da utilizzare solo lì. In alternativa possono rappresentare il mezzo di trasporto ideale per il ristoratore che vuole accogliere la clientela nel suo locale sulla spiaggia, nel rispetto dell'ambiente e senza fargli finire i granelli nelle scarpe. Insomma, per quanto di nicchia, il Dune Buggy esercita sempre un grande fascino. Vediamo perché.

Bud Spencer e Terence Hill

Chi è cresciuto tra la metà degli anni Settanta e la metà dei Novanta conosce il dune buggy anche grazie ad "Altrimenti ci arrabbiamo" (sì, vent'anni sono tanti ma le repliche del film sono andate avanti molto a lungo) con protagonisti i mitici Bud Spencer e Terence Hill. I due, al secolo rispettivamente Carlo Pedersoli e Mario Girotti, nel film interpretano una coppia di amici che disputano una gara di rallycross per aggiudicarsi il Dune Buggy in palio, rosso fiammante con capote gialla. Peccato che la classifica li veda vincitori ex-aequo. Da qui, una serie di scene una più divertente dell'altra, che non vi raccontiamo, nel caso non aveste mai visto il film, ma che restano scolpite nella memoria anche grazie all'azzeccatissima colonna sonora, intitolata appunto "Dune Buggy" e interpretata dalle voci nasali degli Oliver Onions. La carriera cinematorgrafica del Dune Buggy non finisce certo qui: lo si vede infatti in "L'affare Thomas Crown", "The big Bounce", "Solo per i tuoi occhi", "Oh! What a carry on", "Hot of the press" e "Fit for Heros".

Dune buggy è sinonimo di Maggiolino

Il Dune Buggy nasce e prolifera negli Stati Uniti, ma è sulle ruote tedesche del Volkswagen Maggiolino che poggia gran parte della propria storia. Inizialmente, anni Venti e Trenta, questo genere di veicolo è piuttosto comune tra i giovani che vivono sulle coste atlantica e pacifica. Tecnicamente, non si tratta altro che di rozzi mix fra pezzi di veicoli agricoli e di rottami di vecchie Ford T, messi insieme alla meno peggio per galleggiare e procedere sulla sabbia. Più avanti, si intuisce che l'architettura del Maggiolino, con motore posteriore e peso ridotto, assicura una motricità impareggiabile sulla sabbia (ovviamente con larghi pneumatici a bassa pressione). La trasformazione peraltro è molto semplice ed economica: si conserva il telaio, più o meno modificato, così come la meccanica, mentre la carrozzeria viene rimossa, visto che è peso inutile per l'uso del veicolo. Fin qui, la dimensione rudimentale e da "smanettoni" del Dune Buggy.

Bruce Mayers ne fa un istant classic

Da "rottame" a instant classic: se il Dune Buggy diventa un fenomeno di moda, negli anni Sessanta e Settanta, lo deve a Bruce Meyers, designer che dà una veste a quelli che fino a quel momento non erano altro che rozzi telai utilizzati per saltare sulle dune. Nasce così la sua "Manx", che nel 1964 fissa, nell'immaginario collettivo, l'odierna concezione di dune buggy: motore a vista, gomme larghe evidenziate da fiancate a onda e fari esterni. Porte e cofani? Sono elementi di troppo: rimossi. Da quel momento spuntano come funghi carrozzieri che propongono kit di traformazione del Maggiolino, tanto che alla fine degli anni Sessanta sono oltre 20.000 i Dune Buggy negli USA. Il fenomeno sbarca successivamente anche in Europa e, anche qui, sono numerosi i carrozzieri che propongono il proprio kit di trasformazione.

Dune Buggy all'italiana

In Europa, i due Paesi più ricettivi sono Inghilterra e Italia; nel nostro Paese il primo dune buggy appare nel 1968 grazie all'azienda bolognese All Cars e alla Giannini di Roma (nota per le sue elaborazioni su base Fiat). Negli stessi anni, a Roma viene fondata la Puma s.r.l., che produce il proprio Dune Buggy, uno dei quali appare nel film "Altrimenti ci arrabbiamo!" di cui sopra. A cimentarsi nella produzione di Dune Buggy sono anche la ATL di Mandello Lario ("casa" Moto Guzzi), la MOMO di Rozzano, la Greppi di Colico (LC), la Hot Car e la Mello Ferraro di Milano.

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