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pubblicato il 7 gennaio 2016

Dossier CES Las Vegas 2016

Auto del futuro, il decentramento di un mito

La mobilità può incarnare la libertà individuale solo se si integra con tecnologie e forme diverse di economia

Auto del futuro, il decentramento di un mito
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L'automobile non è importante più come una volta, anzi no. Il dubbio arriva alla fine nel 2015 e all'inizio del 2016 sembra ancora più lontano da una risposta definitiva di fronte alle cifre e alle parole che ruotano intorno a quest'oggetto che, per quanto meno desiderato e carico di significati rispetto al passato, rappresenta sempre la seconda spesa più importante dopo la casa e sta riacquistando terreno nella lista della spesa dei consumatori di tutto il mondo.

L'appannamento di un simbolo

Eppure l'auto cambia e, in un certo senso, non è più centrale come una volta. Basta vedere i dati sulle patenti: nel ventennio '92-2012 le A sono crollate del 50%, le B del 39% e nel decennio 2004-2014 ergo: l'auto non è più l'oggetto del desiderio che dava la libertà. Poi ci si è messa anche la crisi, la rete commerciale sul territorio è stata letteralmente decimata e infine Internet ci segue dappertutto e dappertutto pretendiamo di poterne usufruire, anche in automobile. Ma l'automobile è ben più lenta dell'elettronica di consumo. Non a caso è quello il mondo che le Case stanno cercando di pescare, dapprima sul piano della comunicazione e ora sempre di più su quello del prodotto tanto da aver trasformato il CES di Las Vegas in un Salone dell'Auto che ormai fa da robusto antipasto alle novità di Detroit ed è la passerella preferita per i manager per gli annunci e per parlare delle strategie di fronte a nuovi pubblici i cui occhi brillano più di fronte ad uno schermo ad altissima definizione piuttosto che al suono di un V12. La montagna è diventata Maometto e i profeti sono cambiati o fanno pronostici ben diversi.

L'auto nell'Internet delle cose

Un Mark Fields, CEO di Ford, che afferma "Non siamo solo un'azienda automobilistica, siamo una azienda di tecnologia" e "dal momento che i nostri veicoli sono parte dell'Internet delle cose i nostri consumatori ci danno il permesso di raccogliere dati, diventeremo anche un'azienda di informazioni" fa capire che l'automobile è cambiata e la sua centralità l'ha persa anche nell'economia. Proprio perché uomini e cose saranno mossi sempre meno dal petrolio e da oggetti fisici e sempre più da dati ed elettroni. L'Opec dice che nel 2050 il 94% delle auto andrà ancora a idrocarburi e il petrolio ci è servito a prezzo di saldo, ma è ormai chiaro che l'automobile del futuro andrà ad energia elettrica, avrà una batteria e sarà uno snodo di dati, proprio come uno smartphone o un tablet. Perché le abitudini ad essi connesse fanno già parte della nostra vita. Ecco perché chi ora fa di quest'ultimi il suo business si sta buttando nell'automobile, destinata a diventare una delle tante cose dell'Internet delle cose. Debolezza anche dell'industria di quest'ultima di fronte alla new economy che possiede riserve tecnologiche e finanziarie superiori di fronte a chi l'altroieri comunicava come prima cosa i cavalli e oggi invece la potenza dei sistemi infotelematici di bordo, spesso già superati.

L'evoluzione immateriale

L'automobile dunque sta passando dal "move the metal" al "move the data" e al "move the electrons". E il futuro è che non serviranno neppure strumenti fisici per farlo: piastre a induzione per caricare le auto e al loro interno gli smartphone, reti a banda larga per connettere persone e cose, tra cui le stesse automobili, capaci di dialogare tra loro e con altre reti, compresa quella stradale il cui unico dato materiale rimarrà l'asfalto poiché anche la segnaletica diventerà immateriale. Sarà tutto questo che trasformerà l'auto quasi in un tram, con la differenza che non avrà un percorso fisso e neppure un utilizzatore fisso. Non stupisce allora che costruttori come Volkswagen o Mercedes stanno sviluppando piattaforme specifiche per l'auto elettrica e stanno allacciando accordi strategici con nuovi fornitori e aziende di noleggio, car sharing e ride sharing. Il significato di tutto questo è: libertà, della quale l'auto era lo strumento supremo, tanto da diventarne il simbolo, ed invece oggi ne è solo un pezzo. Importante, ma solo un pezzo.

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Tag: Mercato , guida autonoma , navigatori satellitari , sicurezza stradale


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