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pubblicato il 4 gennaio 2016

Quotazione Ferrari a Milano, cosa cambia e con quali effetti

Le nuove sfide che attendono Fiat Chrysler e Ferrari dopo la separazione sono molte e alcuni affetti già si vedono

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Sergio Marchionne viene spesso accusato di non essere un car guy, un vero appassionato di automobili, ma a suo modo con la quotazione dell'80 per cento di Ferrari alla Borsa di Milano - ultimo atto della separazione (spinoff) da Fiat Chrysler Automobiles - l'amministratore delegato del gruppo italoamericano e presidente del costruttore di Maranello ha dimostrato di avere imparato una lezione dai meccanici: come nei ricambi delle auto, spesso i singoli pezzi valgono più del totale. La separazione di Ferrari è cominciata lo scorso ottobre con la quotazione di un primo 10 per cento delle sue azioni sul listino statunitense di Wall Street, mentre un altro 10 per cento resta nelle mani del figlio del fondatore Enzo, Piero Ferrari, il quale insieme ai discendenti della famiglia Agnelli continuerà a guidare il Cavallino Rampante grazie alla maggioranza dei voti in assemblea dovuta alla nuova struttura della società, che come FCA ora ha la sua holding in Olanda. A debuttare alla Borsa di Milano il 4 gennaio 2016, quindi, è stato il restante 80 per cento, assegnato agli azionisti Fiat Chrysler con un rapporto di un'azione Ferrari ogni dieci FCA detenute.

Gli effetti già visibili

Anche se è ancora presto per valutare tutti gli effetti di questo passaggio fondamentale, alcune conseguenze dell'indipendenza Ferrari sono già visibili: primo su tutti è proprio il dato cui abbiamo accennato all'inizio, cioè il fatto che - dopo la separazione - la somma dei valori di Fiat Chrysler e Ferrari sia superiore al valore del gruppo quando le due società erano una cosa sola. Prima dello spinoff Ferrari, infatti, la capitalizzazione di FCA era di 16,7 miliardi di euro, mentre ora il gruppo italoamericano da solo vale circa 10,8 miliardi di euro e Ferrari vale altri 8,2 miliardi. I prossimi mesi in Borsa diranno se la mossa di Marchionne è stata vincente: il successo ci sarà se Ferrari continuerà a mantenere un valore più simile a quello dei produttori di beni di lusso che dei costruttori di automobili, e se FCA non perderà troppo a seguito della rinuncia al suo "gioiello".

Cosa succede ora in FCA

Oltre le "magie" della finanza, quindi, da oggi Fiat Chrysler dovrà imparare a fare i conti senza i profitti di Ferrari, il "Cavallino dalle uova d'oro" che con le sue circa 7.000 auto nel 2014 ha contribuito da solo per il 12 per cento agli utili del gruppo. La vera sfida di Marchionne e FCA sarà proprio questa: mettere in atto il piano d'investimenti da 48 miliardi di euro e raggiungere il target di 7 milioni di auto nel 2018 - da molti analisti ritenuto irrealistico - senza l'aiuto economico di Maranello. La crescita di Jeep e Maserati e il rilancio di Alfa Romeo sono infatti obiettivi ambiziosi e costosi, che pur essendo stati confermati dall'amministratore delegato FCA stentano a prendere forma per motivi diversi, tra cui il ritardo nel lancio di nuovi modelli e il rallentamento di mercati fondamentali per il gruppo come il Brasile e la Cina. Dall'altra parte anche la nuova Ferrari indipendente dovrà imparare a gestirsi meglio: ora i mercati finanziari saranno ancora più attenti alle sue vendite e ai profitti, ma soprattutto ai prodotti esclusivi che la hanno resa il marchio automobilistico più conosciuto al mondo, ossia i nuovi modelli di auto e i successi in Formula 1, che oramai mancano da troppi anni.

Ferrari in Borsa | Il commento di Matteo Renzi

Milano, 4 gennaio 2016, il Presidente del consiglio Matteo Renzi interviene alla cerimonia di quotazione in borsa della Ferrari.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Mercato , Ferrari , milano


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