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pubblicato il 5 gennaio 2016

Dossier Auto e Salute

Smog, quali sono i rischi reali per la salute

Aldo Ferrara (Ergam) risponde a tutti i dubbi legati all’inquinamento atmosferico

Smog, quali sono i rischi reali per la salute

La pioggia e la neve di questi giorni hanno contribuito ad abbassato il livello di smog nelle città, dove negli ultimi giorni si è dovuto ricorrere ripetutamente al blocco del traffico e alle targhe alterne. Il respiro di sollievo ha portato alcune amministrazioni locali a revocare i provvedimenti inizialmente previsti, come a Napoli o a Bergamo; tuttavia, si continua a parlare di smog, per cui la scorsa settimana è stata istituita una task force che nei prossimi anni metterà a punto un piano anti-inquinamento di lunga durata (qui il piano del Governo). Abbiamo quindi cercato di capire quali sono i rischi per la salute legati al Pm10 interpellando Aldo Ferrara, professore di malattie cardiopolmonari dell’Università di Siena, e coordinatore scientifico dell’associazione European Automotive Medicine (ERGAM), nonché autore di “Long Term Driving” (in editing), che ieri ci ha aiutato a capire di che cosa stiamo parlando attraverso grafici e tabelle che trovate qui.

OmniAuto.it: Smog: si può fare uno “schema storico” di come si sia manifestato ed evoluto il problema inquinamento atmosferico?
Aldo Ferrara: “Ogni epoca ha l’inquinamento atmosferico ​in funzione delle attività umane ​antropiche. ​Nello smog tipo Londra, all’incirca dal 1860 al 1945, con le attività industriali pesanti, i guai si chiamano grosse molecole di particolato, anidride solforosa, anidride carbonica e piogge acide erosive del patrimonio artistico. E così, gli uomini devono combattere bronchite cronica e cancro polmonare. ​In prevalenza il rischio era limitato​ ai lavoratori delle miniere, dell’industria siderurgica. ​Era l'epoca fordista delle fabbriche. ​​Il materiale era grossolano con particolato ad alta molecola, paradossalmente il meno mortale.​ ​Dopo la guerrra, lo smog tipo Los Angeles (1945-1985)​:​ ​è un inquinamento da traffico auto a benzina, detto blu. Con ossidi di azoto, monossido di carbonio, anidride carbonica, e patologie quali bronchite cronica asmatiforme, asma bronchiale, cancro. La quota dei soggetti a rischio si amplia interessando automobilisti e addetti alla circolazione, Vigili ed esercenti. Ma ecco dal 1990 al 2010 l’inquinamento da polveri sottili: con l’introduzione del post-combustore catalizzato, sparisce il CO, e appaiono le polveri sottili (PM10, PM2,5) ​del motore a gasolio ​e, in parallelo, aumentano le malattie cardio-vascolari e le coronariti. A questo si aggiunga l’inquinamento da metalli pesanti, con malattie che vanno a colpire non solo i soggetti più deboli, come bambini e anziani, ma un po’ tutti. Però esiste un grosso guaio che viene spesso dimenticato”.

OmniAuto.it: Cioè?
Aldo Ferrara: “L’inquinamento atmosferico indoor. Al chiuso. Negli ultimi anni la problematica outdoor si è spostata sull’indoor. Per due motivi. Uno: il post fordismo ha portato il terziario, il telelavoro. Due: le sorgenti del ricambio d’aria sono inquinate, ergo anche gli ambienti domestici e di lavoro non godono di un ricambio d’aria efficace. Gli impianti come ospedali, grandi complessi che hanno un circuito chiuso e soprattutto i grattacieli al di sopra dei 25 piani finiscono per subire la ‘sindrome dell’edificio malato’, a causa della cattiva manutenzione dei filtri. Non per nulla, la prima infezione da Legionella è avvenuta in un hotel di ​Philadelphia. E questa problematica è ancora più drammatica nell’auto”.

OmniAuto.it: Perché?
Aldo Ferrrara: “Perché l’abitacolo dell’auto si rifornisce di aria da fonti inquinate. Oltretutto, è di uso comune il ricorso al finestrino per cambiare aria in macchina. Manovra poco efficace per il ricambio. Senza considerare il disastro combinato da chi fuma in auto: un suicidio”.

OmniAuto.it: Veniamo al disastro di oggi, nelle città italiane: che succede?
Aldo Ferrara: “Il guaio smog si ripete dal 2000. Anzitutto, il catalizzatore non è una panacea. E poi manca l’adeguamento della flotta dei veicoli pesanti che nella misura dell’80% in Italia sono fermi a Euro 1 o 2. Lo sviluppo motoristico, certamente di misura elevata, non è stato seguito da ulteriore controllo nella preparazione e raffinazione dei carburanti. Attenzione: si dimentica la prerogativa del post-combustore di esaurirsi, specie se non trattato, dopo 40.000-50.000 chilometri. Non si tiene conto della necessità di adeguarsi alle disposizioni dell’Unione europea sulla desolforazione del gasolio che deve ​cetanizzarsi. Il blu-diesel e l’eco-diesel ​non ​contengono concentrazioni ​superiori al 10-15% di cetano. Finché ci sarà solfo, allora esisteranno sempre le polveri sottili che su quella molecola si aggregano”.

OmniAuto.it: Veniamo alle malattie, oggi, legate allo smog...
Aldo Ferrara: “Le patologie da smog si inquadrano nella malattia epiteliale che i vari gas e particolato attivano sull’epitelio​ respiratorio, il quale va dal naso all’ultimo bronchiolo. Essa coinvolge sia il naso sia i bronchi, contribuendo ad attivare nel giovane le forme iperreattive che sono asma bronchiale e rinite vasomotoria. Ne sono esperte le mamme di bambini e adolescenti perennemente affetti da rinorrea e periodici accessi di tosse e raffreddore: sono i bambini che dormono a bocca aperta e russano. Ma ​anche la inalazione occasionale di inquinanti come ossidi di azoto e ossidi di zolfo (Nox e SOx) determina una condizione di infiammazione bronchiale con iperreattività spesso precoce. Come testimoniato in vitro, con aumento eccitatorio delle cellule dell’infiammazione (neutrofili) ​da parte di questi gas​. Se a ciò si aggiunge il fumo, il destino verso forme degenerative come bronchite cronica ed enfisema polmonare è d’obbligo ed anticipata rispetto a un soggetto non fumatore o non residente in aree inquinate. Ma tutto questo è stato surclassato dalla capacità delle polveri sottili di raggiungere il torrente circolatorio e attivare il meccanismo dell’aggregazione piastrinica, evocando sempre più patologia coronarica”.

OmniAuto.it: Per quanto riguarda l’Italia, esistono numeri sulla questione smog?
Aldo Ferrara: “Nel decennio 1980-1990, l’incidenza di patologie respiratorie era pari al 5% della popolazione giovanile, nel decennio 1990-2000 e successivamente al 2010 siamo saliti a percentuali che oscillano tra l’8 e il 10%. Il numero degli allergici agli inalanti è aumentato dal 16% degli anni ottanta al 24-25% di quest’ultimo decennio. Per il cancro, nel 1951 avevamo 7 pazienti ogni 100.000 abitanti; oggi sono​ 125/​140 su 100.000. Fino agli anni Settanta, l’incidenza di patologie respiratorie (cancro compreso) variava parecchio a seconda che si facesse vita rurale o cittadina; adesso, questa differenza si è decisamente attenuata. I bambini che vivono e studiano in prossimità di grandi aree di scorrimento veloce presentano, a 10-12 anni, in periodo pre inizio fumo, alterazioni degli indici di funzionalità respiratoria pari al 20-25%, ossia i volumi polmonari sono ​già a questa età ​decurtati di un quarto”.

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , inquinamento , interviste


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