Retrospettive

pubblicato il 3 gennaio 2016

Lamborghini, i 100 anni di Ferruccio

Storia dell'uomo che si mise in testa di costruire la super-sportiva migliore di sempre, riuscendoci

Lamborghini, i 100 anni di Ferruccio
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Ci sono persone e personalità che potrebbero nascere ovunque, in qualsiasi epoca, in ogni angolo del mondo e avere sempre lo stesso destino: il successo. Una di queste risponde al nome di Ferruccio Elio Arturo Lamborghini, che vede la luce in provincia di Ferrara, nella frazione di Cento chiamata Renazzo, il 28 aprile 1916. Segno zodiacale del Toro. Un dettaglio, quest'ultimo, sul quale solitamente non ci soffermiamo, ma che questa volta vale la pena sottolineare: per i pochi che non lo avessero ancora capito, è da qui che deriva il mitico logo della Lamborghini Trattori, utilizzato anche, successivamente, per la Lamborghini Automobili. E da qui, oltre che dalla passione di Ferruccio per la corrida, arriva la tradizione di dare nomi di tori famosi a molte delle sue automobili. Sì, la stessa persona che nel 1948 fonda una delle più importanti aziende della sua epoca nella costruzione di macchine agricole, quindici anni più tardi dà vita a quella che si può considerare l'attività industriale agli antipodi: la produzione di automobili supersportive. Il bello è che in entrambi i casi le sue imprese sono un successo clamoroso.

Uomo "del fare" fin dall'età più tenera

Dal carattere a dir poco determinato, Ferruccio Lamborghini fa tutto sempre molto alla svelta. La scuola? La affianca al lavoro fin dai tempi delle elementari, complici anche, in realtà, le condizioni economiche non floridissime della famiglia e una situazione generale non facile a causa di un conflitto mondiale terminato da poco e un altro che si profila all'orizzonte. Successivamente, durante gli studi di Tecnologie Industriali, la "vocazione" per i motori lo conduce in un'azienda di revisione di mezzi bellici. Un'esperienza fondamentale per il suo percorso, oltre che, con tutta probabilità, provvidenziale per la sua vita: nel corso della Seconda Guerra Mondiale trova sistemazione come tecnico riparatore per veicoli da guerra in una base militare di Rodi, un luogo di lavoro certo non tranquillo, ma molto più sicuro rispetto alla trincea.

Tra il dire e il fare c'è di mezzo... Un battito di ciglia

Non ha bisogno di una laurea in marketing, in economia o in sociologia, Ferruccio Lamborghini, per intuire dove tira il vento: gli basta il suo intuito. Appena finita la guerra, nel 1946, l'Italia è un Paese che deve e vuole ripartire. Per farlo, deve ricominciare dalle basi, dalla produzione agricola. Ecco dunque che Lamborghini si specializza nell'acquisto di veicoli da guerra "sopravvissuti" al campo di battaglia e nella loro conversione in macchine agricole. Già nel 1948 fonda la Lamborghini Trattori, che nel giro di appena tre anni è già in grado di progettare dal foglio bianco i propri prodotti e di industrializzarli. Ferruccio è uomo dalla volontà ferrea e inarrestabile lavoratore. Se si mette in testa una cosa la deve realizzare in fretta; il che non significa in modo approssimativo: nel minor tempo possibile, compatibilmente con una qualità elevata. Non lo diciamo noi, ma il successo della sua azienda, che nel giro di poco tempo diventa una delle più importanti al mondo nel settore delle macchine agricole, rendendolo un uomo molto ricco. Una ricchezza che non smorza la sua voglia di fare, anzi, la pungola...

Il litigio con Enzo Ferrari? Un'ottima "scusa"

Leggenda vuole che la decisione di dare vita alla Lamborghini Automobili scaturisca da una litigata tra Ferruccio Lamborghini ed Enzo Ferrari. Il primo, insoddisfatto dell'affidabilità della frizione della sua Ferrari 250 GT, si lamenta senza mezzi termini con il secondo della qualità dei suoi prodotti; il quale, pare, risponda in maniera altrettanto decisa. Da qui, sempre secondo la leggenda, si innesca la voglia di rivalsa di Lamborghini; una sorta di "ti faccio vedere io come si costruiscono le auto sportive". Come sono andate davvero le cose non lo sapremo mai: i due protagonisti hanno sempre fornito versioni differenti sull'accaduto. Una cosa è certa, però: entrambi animati da un entusiasmo irrefrenabile, mossi da un'ambizione seconda solo al loro talento e da una ferocia imprenditoriale indomabile, non potevano che arrivare allo "scontro". O, ribaltando il punto di vista, al reciproco sostegno: l'individuazione del "nemico" è spesso il modo migliore per dare il meglio di sé - oltre che per farsi pubblicità - nello sport così come e nel lavoro.

Poco più di mezzo secolo di storia

Come già scritto, della vera o presunta litigata tra Lamborghini e Ferrari non sapremo mai nulla di più di quanto già conosciamo. Siamo sicuri però che la Lamborghini Automobili sarebbe nata comunque, data la personalità di Ferruccio e la sua passione per la meccanica. Se proprio fosse servito un "pretesto", Ferruccio avrebbe trovato da ridire anche con Ferry Porsche. O con Walter Owen Bentley. Sta di fatto che la storia dell'azienda di Sant'Agata Bolognese comincia ufficialmente nel 1963. All'inizio degli anni Sessanta Ferruccio Lamborghini si avvia verso i cinquant'anni, forte di un grande successo e delle sue idee, sempre molto chiare. Proprio in questo periodo afferma di voler costruire la migliore automobile supersportiva di sempre: in molti pensano che Ferruccio sia preda di un delirio di onnipotenza, che la nuova avventura gli costerà una fortuna e che si concluderà ingloriosamente. Sbagliato: nel maggio del 1963 costituisce la società "Automobili Ferruccio Lamborghini", dopo aver acquisito un grande terreno a Sant'Agata Bolognese su cui costruire ex novo una fabbrica moderna. La struttura è molto razionale: al centro c'è un grande capannone, luminosissimo, attaccato alla palazzina degli uffici, in maniera che i dirigenti abbiano costantemente sotto controllo la situazione della produzione.

La prima grande impresa

La prima Lamboghini è la 350 GT presentata al Salone di Torino del 1965: spinta da un 12 cilindri di 3,5 litri di cilindrata progettato da Giotto Bizzarrini (ex Ferrari...), è disegnata da Franco Scaglione. Rimarrà nella storia per essere la prima auto del Toro, ma non è certo questo il capolavoro. Della sua progettazione e industrializzazione si occupano anche Giampaolo Dallara e Giampaolo Stanzani, due giovani molto promettenti che Lamborghini mette a capo del settore tecnico. I migliori scelgono le persone migliori. E i risultati non possono che essere eccellenti. Dallara e Stanzani hanno infatti l'idea geniale: per realizzare la migliore supersportiva di sempre non basta portare su strada una classica Gran Turismo, per quanto eccellente, ci vuole una versione appena civilizzata di un'automobile da corsa. Ecco dunque che danno vita al progetto denominato provvisoriamente 400 TP: motore 12 cilindri 4.000cc della 400 GT posizionato trasversalmente dietro l'abitacolo, con il cambio e il differenziale uniti al basamento del motore in un'unica fusione. Il telaio è realizzato in lamiera piegata, saldata e forata per ridurne il peso. Quando Ferruccio vede il progetto se ne innamora subito e dà il via ai lavori, sorprendendo persino Dallara e Stanzani. Il design è affidato a un certo Gandini, della Carrozzeria Bertone: la congiunzione astrale favorevole si completa: il meglio su piazza unisce le proprie competenze in questo progetto. Il lavoro per preparare la vettura è frenetico ma il "miracolo" trova compimento al Salone dell'Automobile di Ginevra del 1966.

Signore e signori, la Miura

Quell'anonimo 400TP diventa Miura: un nome che è una dichiarazone d'intenti. Si tratta infatti di una razza di tori da combattimento tra le più forti, ma soprattutto più intelligenti e spietate. Un nome perfetto, insomma, per uno dei capolavori assoluti della storia dell'automobile. Al Salone di Ginevra, la nuova Lamborghini è la regina incontrastata. L'entusiasmo è alle stelle e Lamborghini, non contento, si inventa il colpo di genio che oggi chiameremmo di marketing: parcheggia la sua Miura arancione davanti al casinò di Monte Carlo nel fine settimana del Gran Premio di Formula 1. La piazza del Casinò si blocca letteralmente, l'entusiasmo e gli ordini schizzano ancora più in alto. Sulla scia del successo della Miura, l'azienda ha le casse piene di denaro e una fama ormai eccezionale. Nel 1968 nasce dunque la Islero (un'evoluzione della 400 GT) seguita dalla Espada (a 4 posti); nel 1970 è il turno della Jarama e della piccola Urraco 2.500-V8. La gamma è completa, ma nel 1972 succede qualcosa di inaspettato: Ferruccio Lamborghini cede l'azienda all'industriale svizzero Georges-Henri Rossetti. Il motivo? Ufficialmente, la decisione la prende dopo aver visto calare la domanda a causa della crisi petrolifera e per il fatto che il figlio Tonino non nutre particolare interesse per le automobili.

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Tag: Retrospettive , Lamborghini , auto italiane , auto storiche


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