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pubblicato il 29 dicembre 2015

Dossier Auto e Salute

Smog eccessivo? Parliamo di ipossia in auto, cause e soluzioni

Cosa fare per prevenire la “carenza di ossigeno” mentre si guida

Smog eccessivo? Parliamo di ipossia in auto, cause e soluzioni

Ecco un argomento quanto mai attuale adesso che lo smog fa davvero paura: l’ipossia. Ne sentiamo parlare poco e si riferisce a quella condizione in cui l’apporto di ossigeno dall’ambiente è ridotto e da cui deriva la riduzione della tensione parziale di ossigeno nel sangue arterioso (ipossiemia). Guai che rendono la guida davvero difficile, con un peggioramento notevole delle performance del conducente; analogamente, il viaggio per i passeggeri afflitti da ipossia non è per nulla confortevole. Come premessa, va ricordato che l’apporto di ossigeno all’alveolo polmonare è frutto del prodotto della pressione barometrica per la frazione inspiratoria del gas o pressione percentuale. Questa non cambia mai, neanche ad altissime quote, mentre la pressione barometrica tende a modificarsi. Morale: al volante, c’è ipossia da altitudine quando si sale in alta montagna al di sopra dei 2.000 metri di quota (o si va in aereo non pressurizzato). Vediamo quindi cosa è utile sapere per stare meglio ed evitare spiacevoli inconvenienti.

Sei punti da conoscere

1# In quota. In auto, si può soffrire un po’ di mal di quota, specialmente se si raggiunge la “vetta” rapidamente: insufficienza cardio-respiratoria (aumento della pressione del sangue, della frequenza cardiaca.

2# Zero metri. In auto, può esserci ipossiemia al livello del mare: significa che l’ossigeno non può essere utilizzato. Il motivo? Ostruzione o patologia bronchiale che ne impedisce l’accesso all’alveolo. Oppure quando per una malattia cardiovascolare c’è eccesso di sangue che richiede un maggior apporto di ossigeno. Oppure ancora, come nell’embolia polmonare , in cui è il trasporto di ossigeno a essere inficiato e quindi i tessuti ne soffrono per mancanza. Lo stesso dicasi per l’anemia in cui il trasportatore principale, il globulo rosso, è ridotto nel numero.

3# Obesi. Esistono altre condizioni come l’obesità che limita l’escursione diaframmatica. Per esempio, un obeso già limitato nella meccanica toracica se seduto scivola facilmente in ipossia e si addormenta. Lo stesso rischio può esserci al volante.

4# Fumo assassino. Il fumo di sigaretta causa ipossiemia per “furto” del monossido di carbonio (CO) che si lega drammaticamente alla emoglobina-trasportatore. Ogni sigaretta fumata riduce del 2% la concentrazione ossiemoglobinica. Non solo il fumo di sigaretta, ma le braci, ogni forma di combustione inalata. Al di là di numerose malattie terribili dovuto al fumo, l’ipossia assale chi guida, con gravi ripercussioni sulla sicurezza stradale.

5# In auto. La cattiva ventilazione o la pessima eliminazione di anidride carbonica (prodotta nella misura di circa 5 litri al minuto) determina la condizione ipercapnica: l’aumento della tensione parziale del CO2 nel sangue arterioso. Il CO2 deprime i centri respiratori, causa sonnolenza ma soprattutto riduce lo stimolo ventilatorio per cui si instaura anche l’ipossiemia e ciò si concretizza nell’insufficienza respiratoria.

6# Soluzioni. Aprire il finestrino non è una soluzione efficace. Occorre aumentare la ventilazione e il ricambio ottimale di aria ambiente. Nei micro-indoor come l’abitacolo dell’auto, l’unico sistema efficace per il ricambio aereo è utilizzare l’effetto Bernoulli mediante tetto apribile.

Un paio di dati

L’ipossia da fumo di sigaretta è pericolosissima: chi fuma guidando ha i riflessi compromessi del 20%. Nel complesso, si stima che 42 incidenti su 100 siano dovuti a riduzione dell'apporto di ossigeno (con contemporaneo incremento di monossido di carbonio causato anche dal fumo). Una strage sociale, peggiorata dalle polveri sottili che stanno avvelenando le nostre città.

In collaborazione con Aldo Ferrara, professore di malattie cardiopolmonari dell’Università di Siena, e coordinatore scientifico dell’associazione European Automotive Medicine (ERGAM), nonché autore di “Long Term Driving” (in editing).

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , salute


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