dalla Home

Curiosità

pubblicato il 22 dicembre 2015

Dossier #sapevatelo

C'era una volta l'auto di penne di pollo

Storia della coupé con la carrozzeria più assurda, fatta anche con grasso di maiale

C'era una volta l'auto di penne di pollo
Galleria fotografica - Fesztival, l'auto di penne di polloGalleria fotografica - Fesztival, l'auto di penne di pollo
  • Fesztival, l\'auto di penne di pollo - anteprima 1
  • Fesztival, l\'auto di penne di pollo - anteprima 2
  • Fesztival, l\'auto di penne di pollo - anteprima 3
  • Fesztival, l\'auto di penne di pollo - anteprima 4
  • Fesztival, l\'auto di penne di pollo - anteprima 5
  • Fesztival, l\'auto di penne di pollo - anteprima 6

Sembra una filastrocca, ma l'auto fatta di penne di pollo è esistita, in esemplare unico, ma è stata costruita e funzionava. E' successo nel 1956 in Ungheria, quando l'ingegno del pittore e illustratore Kálmán Szabadi ha avuto la meglio sulle restrizioni imposte da Mosca realizzando la sua Festival, o "Fesztival". La curiosa coupé con portiere sia tradizionali che ad ala di gabbiano (o di pollo…) aveva infatti una carrozzeria autarchica molto particolare, di una speciale "vetroresina" realizzata mescolando grasso di maiale (alcune fonti dicono sangue), penne di pollo e lacca nitrocellulosa, il tutto ricoperto da un sottile strato di vernice. Sembra incredibile, ma il tutto stava insieme, in un modo o nell'altro, un po' come la successiva Trabant che però usava la più evoluta Duroplast fatta con scarti di cotone e resine fenoliche di risulta dell'industria dei coloranti.

Solo microcar nell'Ungheria del periodo "sovietico"

All'origine di una simile stranezza su ruote c'è un periodo storico non proprio felice per l'industria automobilistica dell'Europa dell'Est, quello segnato dai piani del Comecon sovietico che aveva imposto la produzione solo in alcuni Paesi. Nel dopoguerra era stato così deciso che Polonia, Cecoslovacchia e Romania avrebbero continuato a produrre vetture e veicoli commerciali, mentre in altre nazioni come l'Ungheria ci si sarebbe limitati a produrre poche microcar. Negli Anni '50 del secolo scorso le microcar erano la migliore soluzione per la mobilità individuale economica, ma a Budapest e dintorni ci si arrangiava con quello che passava il regime sovietico, realizzando minuscole e a volte ridicole vetturette a due posti o 2+2 di derivazione motociclistica con curiosi nomi tipo Balaton, Alba Regia, Uttoro e Gitta, sempre in numeri ridottissimi o "one off" come la Szabadi Fesztival.

380 kg e il motore dell'Isetta

Ma come era fatta davvero questa Festival, la coupé di penne di pollo? Sotto la leggera carrozzeria organica che limitava il peso entro i 380 kg c'era un essenziale telaio tubolare realizzato nell'arco di quattro anni presso i cantieri navali della cittadina ungherese di Vác, sulle rive del Danubio. L'auto fu completata nel 1960 grazie anche al contributo tecnico di Dezső Olly ed era una vezzosa coupé con le caratteristiche pinne e carenature di scuola americana, lunga però solo 3,15 metri e alta appena 1,15 metri. La meccanica era quella ricavata da una Isetta 300 donatrice che spingeva la Festival fino a 60 km/h, mentre le sospensioni usavano dei leggeri ammortizzatori dei motocicli Pannonia, due per ruota. L'auto, a quanto pare un po' maleodorante per via delle origini animali, fu usata dallo stesso Szabadi per alcuni anni, riverniciata, poi venduta e trasformata in furgone prima di subire un incidente ed essere rottamata. Ad oggi ci restano solo queste foto un po' sbiadite e l'idea di una vetroresina "povera", in fibre naturali e funzionale.

Autore:

Tag: Curiosità , auto europee , auto storiche , dall'estero


Top