Interviste

pubblicato il 21 dicembre 2015

Petrolio, quale futuro per l'automobile?

Aldo Ferrara (Ergam), ci spiega perché spenderemo di più dal distributore nei prossimi anni

Petrolio, quale futuro per l'automobile?

Dieselgate, auto a benzina e diesel nel mirino, tensioni internazionali in Medio Oriente, problema smog nel mondo: sono fra i temi caldi di queste settimane. È il momento giusto per parlarne con Aldo Ferrara (professore di malattie cardiopolmonari dell’Università di Siena, e coordinatore scientifico dell’Ergam, European Automotive Medicine), che ha appena scritto “Virgin Oil, le insostenibili condotte dell’Eurasia”, edito in e-book e poi in forma cartacea dall’Editore Cristian Cavinato di Brescia.

OmniAuto.it: Qual è lo scenario geopolitico di interesse primario?
Ferrara: “Il Medio Oriente o quel che ne resta, squassato dalla guerra che si consuma nel Nord Iraq. Questo scacchiere ha superato per dinamiche evolutive e per gravità la sempiterna contesa tra palestinesi e israeliani. Il nocciolo di questa guerra asimmetrica, della quale peraltro è difficile comprendere agonisti e antagonisti, si consuma per la supremazia su un territorio cruciale per il passaggio ed il trasferimento di oil e gas da quelle zone verso Europa e Occidente. Un conflitto che ormai data dal 1990 su un’area, un tempo OPEC, ma ora con un nuovo tourbillon di rapporti tra Iran, Turchia, Russia e USA. In mezzo l’ISIS. Ma c’è anche un secondo scenario”.

OmniAuto.it: Cioè?
Ferrara: “Il drammatico cambiamento climatico per effetto dell’uso irrazionale di fossili. La Conferenza di Parigi (COP21) stenta a partorire una risoluzione che il mondo civile aspetta perché gli interessi nel settore petrolifero sono duri a morire . Basti pensare che sono stati stanziati 100 miliardi di dollari mentre le sole calamità naturali, siccità e altro ne richiedono 150 miliardi ogni anno. Il fallimento della COP21 è dietro l'angolo!”.

OmniAuto.it: Ed ecco spiegato il perché del suo libro. Cosa approfondisce?
Ferrara: “Nella prima parte di questo volume, abbiamo voluto ripercorrere a ritroso il sentiero dell’oro nero e questo ci ha portato a scoprire l’Eurasia, un coacervo geopolitico dove le risorse del sottosuolo, gas, metano, petrolio, rame ed altro sono miracolosamente apparse in superficie dopo il dissolvimento improvvido dell’Unione Sovietica. Lì, abbiamo trovato che la lingua locale si arricchisce anche dell’idioma italico trasferito, a migliaia di chilometri dai nostri confini, da volti della politica nostrana. Ma non ci siamo dimenticati delle problematiche che l’Oil Life ci impone. Come faremmo senza carburanti, senza riscaldamento senza elettricità?”.

OmniAuto.it: Ma le insostenibile condotte dell’Eurasia hanno effetti solo sull’economia?
Ferrara: “No. Infatti, nella seconda parte del volume, si cerca di comprendere tipologia dei guasti sulla salute e sul portafogli nella speranza di adeguare i nostri stili di vita mediante energie alternative, finora utilizzate in percentuali irrisorie. Un invito dunque a comportamenti più sostenibili, alla prevenzione di molte patologie legate alla diffusione dei gas tossici, con un occhio alla spesa, diventata ingovernabile per aumenti diretti e indiretti, tramite tassazioni visibili e invisibili, sui carburanti. In Italia tutto potrà anche cambiare ma il balletto delle accise durerà per sempre”.

OmniAuto.it: Passando ad aspetti concreti, il prezzo del pieno scende…
Ferrara: “Il prezzo alla pompa è, comunque, in costante e progressiva ascesa fino al 2014. Poi la crisi asiatica ne riduce la domanda e l’offerta è costretta a far scendere i prezzi. Concomita un altro fattore: da quella data quando gli USA hanno cominciato ad estrarre shale oil nella misura di 7 milioni di barili extra al giorno (dati 2015) hanno contestualmente ridotto le importazioni saudite e i Paesi OPEC hanno reagito abbassando il prezzo del barile. Anche se i consumatori italiani non se sono accorti perché è nota la discrepanza tra costo del greggio, ridotto fino a 46 dollari il barile (agosto 2015) e il prezzo alla pompa. Inoltre negli anni antecedenti al 2008, la spesa totale era nettamente inferiore alla produzione, secondo il più elementare rapporto di domanda e offerta: oggi le due curve tendono a sovrapporsi, nel segno di uno squilibrio di mercato per il quale alla variazione della domanda non corrisponde più una spesa equiparata che cresce indipendente dall’altra variabile. Ciò starebbe a significare due fenomeni importanti per il mercato italiano: l’aumento delle accise sui carburanti, parametro quasi fisso, e l’aumento del profitto nell’ambito della filiera, dalla produzione al dettaglio, variabile indipendente e poco controllabile. Accise e tasse gravano sul prezzo alla pompa nella misura del 63% per la benzina e 58% per il gasolio contro medie europee del 58% e 51% rispettivamente”.

OmniAuto.it: In concreto, quanto spenderemo al distributore?
Ferrara: “Partiamo dal 2011, l’anno peggiore per gli aumenti delle accise sui carburanti: aumenti da un minimo di 0,0073 euro a un massimo di 0,0821 euro. Più altre norme. Si deduce che il consumatore italiano non avverte l’elastico divenire del prezzo sul greggio per la costante presenza delle accise, che, con relativi aumenti, ammortizzano le possibili riduzioni. Lo spread energetico con l’Europa, mediamente sui 22 centesimi, è destinato ad aumentare per effetto dei nuovi aumenti previsti sin dal 1° gennaio 2015 (D.lgs 2013) e stimati sui 2,5 centesimi. Diverse clausole di salvaguardia contenute nelle varie Leggi di Stabilità sin dal 2013 prevedono aumenti fino al 2021 per un ammontare totale di oltre 3,2 miliardi di euro (al netto dell’Iva anch’essa destinata ad aumentare). Segno che sui carburanti non cesserà il peso fiscale”.

Autore: Redazione

Tag: Interviste , carburanti , dall'estero


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