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pubblicato il 10 dicembre 2015

Dossier Dieselgate, lo scandalo dopo il caso Volkswagen

Dieselgate, Volkswagen spiega com'è successo

Tutto ebbe inizio nel 2005. Ora le indagini vanno avanti, definiti i tempi dei richiami

Dieselgate, Volkswagen spiega com'è successo
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Il Gruppo Volkswagen sul Dieselgate è ottimista e, consapevole della gravità dell’accaduto, è altrettanto certo di uscirne senza conseguenze drammatiche. Per la prima volta in una conferenza stampa allargata alla rete (si poteva seguire in streaming) i vertici del colosso tedesco hanno commentato l’intera vicenda, ricordando che le indagini (ancora in corso) si muovonno su un doppio binario, un’inchiesta interna ed una esterna, coinvolgendo circa 450 esperti in materia. La novità più eclatante però riguarda la posizione dell'azienda rispetto all'accaduto, di cui per la prima volta sono state raccontate le origini (come vi spieghiamo di seguito in dettaglio). Tutto è cominciato nel 2005 ed in tre punti, messi neri su bianco in una nota stampa, il Gruppo tedesco specifica che: primo, gli eventi sono il frutto di una cattiva condotta individuale di alcuni impiegati (ma mai nessun nome è finora emerso); secondo, c'è stata della debolezza in alcuni processi, e terzo alcune aree della Compagnia hanno tollerato il mancato rispetto delle regole. Per il futuro quindi è stata pensata una riorganizzazione interna che prevede controlli più serrati, con responsabilità chiare e compiti ancora più precisi. I dettagli sulla nuova struttura del Gruppo cominceranno ad essere dati dal primo trimestre del 2016 e il nuovo volto del Gruppo prenderà forma dal 2017. Alcune crepe sono state trovate anche all'interno del reparto IT, dove sono state già adottate simili misure di riorganizzazione del lavoro. Per il futuro Volkswagen ha inoltre deciso che i dati sulle emissioni in laboratorio saranno comparati ed esaminati assieme a quelli raccolti su strada (come del resto ha chiesto l'Unione europea). “Ci auguriamo che tutto questo contribuisca a ridarci fiducia”, ha detto Hans Dieter Potsch, Presidente del consiglio di sorveglianza del Gruppo Volkswagen.

Ci vuole più tempo per le indagini esterne

Lo studio legale statunitense Jones Day, che ha uffici in Germania ed è stato incaricato da Volkswagen di condurre l'inchiesta interna sul "Dieselgate" o meglio sul "Volkswagen-gate" (visto che sono stati coinvolti anche i motori a benzina, qui la lista delle 9 versioni coinvolte), avrà bisogno di ancora un po' di tempo per concludere il suo lavoro; probabilmente il caso verrà chiuso tra un anno. Invece per le indagini esterne, sostiene Volkswagen, ci vorrà più tempo perchè la mole di dati è molto più grande (al momento sono stati esaminati ben 102 terabyte di dati, cioè quasi 50 milioni di libri se volessimo paragonarli a qualcosa di materiale) e poi sono in gioco delicate questioni legali da sbrogliare. Ad ogni modo un aggiornamento sul progress di queste investigazioni verrà fornito dal Gruppo in occasione della conferenza annuale che si svolgerà il 21 aprile 2016.

Dieselgate, ecco com'è successo

Non si è trattato di un singolo errore, ma di una catena di scelte sbagliate che - spiega il Gruppo tedesco in un comunicato - sono iniziate nel 2005. Quello è stato l'anno in cui si è deciso di lanciare su larga scala i motori Diesel negli Stati Uniti. Dai test di laboratorio però i motori Volkswagen (qui tutti i dettagli sull'EA 189) non erano pronti a soddisfare le severissime regole americane sui NOx e quindi è stato escogitato il software capace di truccare i risultati. Successivamente, quando le soluzioni tecniche messe a punto avrebbero potuto ridurre le emissioni di NOx queste non sono state adottate e si è proseguito nell'impiego del software, che dava risultati bassissimi in laboratorio, ma più alti nelle prove reali su strada. "Nessun business giustifica un simile comportamento, né dal punto di vista etico né da quello legale", ha detto Potsch, che dopo la sospensione di nove manager che potevano essere coinvolti in questa vicenda, ha garantito misure severissime quando le indagini saranno concluse.

Dettati i tempi dei richiami in Europa

Le soluzioni tecniche, come vi abbiamo spiegato in questo articolo di approfondimento, sono state trovate, almeno in Europa (qui tutto sui nostri cicli di omologazione). I richiami, anche in Italia, inizieranno nel 2016 ed i primi ad entrare in officina saranno i 2.0 TDI, per cui l'intervento è solo software. Ad aprile sarà la volta dei 1.2 TDI e dopo l'estate toccherà ai 1.6 TDI, per cui è necessario anche un intervento hardware. Negli Stati Uniti invece la questione è ancora aperta ed il Gruppo tedesco continua a lavorare con le autorità per definire una soluzione nel più breve tempo possibile.

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Tag: Attualità , inquinamento , unione europea


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