Attualità

pubblicato il 9 dicembre 2015

Pedaggi e concessioni autostradali, la guerra del 2016

Gestori in pressing sul Governo per i rincari delle tariffe e il prolungamento delle concessioni

Pedaggi e concessioni autostradali, la guerra del 2016

In silenzio, le lobby delle autostrade si muovono. Primo obiettivo: da gennaio 2016 (o comunque al più presto), i rincari dei pedaggi. Secondo obiettivo: allungare le concessioni. Una situazione caotica, dovuta a convenzioni astruse fra lo Stato (proprietario della rete autostradale) e concessionarie (che prendono in gestione parte delle autostrade): in base a complicatissime formule matematiche, se i gestori dimostrano di avere effettuato investimenti adeguati sulla rete, allora il Governo a gennaio di ogni anno fa scattare i rincari dei pedaggi con un decreto. Un “gioco” che è andato avanti per anni, ma che adesso, con la crisi, diventa molto più delicato. Si tratta, peraltro, di convenzioni che tutelano enormemente le concessionarie: se investono, i pedaggi aumentano; se cala il traffico (con la recessione è così), i pedaggi salgono ugualmente. Non solo: si tratta di concessioni lunghissime, e che adesso i gestori intendono allungare. Alla fine, sono aziende che imprendono con un tasso di rischio bassissimo.

Quali numeri

Ricordiamo che la rete autostradale italiana è pari a circa 7.400 km, di cui quasi 6.800 km in esercizio, e su di essa transita circa il 90% del trasporto merci via terra e il 25% della mobilità nazionale. La maggior parte della rete (6.000 km) è affidata in gestione a società concessionarie, la parte rimanente è gestita direttamente da Anas. La rete autostradale include grandi opere d’arte, 1.555 ponti e viadotti di lunghezza superiore a 100 metri e 635 gallerie di analoga lunghezza.

La pressione di maggio 2015

Tutto nasce a maggio 2015, quando l’Aiscat (Associazione che rappresenta le concessionarie) emette un comunicato ambiguo. Si dice che il presidente Aiscat Fabrizio Palenzona esprime apprezzamento al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro dei Trasporti Graziano Delrio per aver sostanzialmente avviato a chiusura la delicata procedura europea aperta nello scorso agosto. In parole povere, “Commissione e Governo italiano hanno condiviso che i princìpi della crescita e della tutela del consumatore utente, giustificano la consensuale modifica della durata e la stessa integrazione delle diverse concessioni così da dare luogo a una rete più efficiente”. Quindi, concessioni più lunghe, così che i gestori possano investire e avere il loro tornaconto. Inoltre, è necessario che il Governo definisca con le concessionarie interessate i contenuti delle specifiche intese tali da concretizzare gli obiettivi di partenza assicurando l'equilibrio economico finanziario dei piani, tariffe competitive e la prosecuzione dei piani di investimento”. Ecco, “tariffe competitive”, ossia pedaggi all’altezza. Anche perché la spesa complessiva per investimenti sostenuta nel periodo 2008 - 2013 è stata pari a circa 11,2 miliardi di euro. Nel solo 2013 sono stati effettuati investimenti per oltre 2 miliardi di euro, più elevati rispetto agli investimenti effettuati nel settore autostradale in altri Paesi. Il programma delle società concessionarie prevede investimenti per un ammontare di oltre 16 miliardi di euro fino al 2020.

Non se n’è fatto nulla

Sentiamo ancora cosa diceva l’Associazione a maggio: “Con riguardo alla scadenza del 30 giugno 2015, in ordine agli adeguamenti tariffari rinviati di fine 2014, l’Aiscat è in attesa della definizione degli strumenti previsti negli accordi sottoscritti. E ribadisce la centralità del principio della certezza giuridica che impone il rispetto dei contratti e accordi sottoscritti e ancor più particolarmente in un momento in cui deve essere promossa la crescita e l'interesse degli investitori”. Come dire che i gestori attendono rincari tariffari, basandosi sul fatto che l’ammontare complessivo dei pagamenti effettuati a beneficio dello Stato è stato nel 2013 circa 1,7miliardi di euro. Per il canone di concessione, circa 120 milioni di euro; per l’IVA circa 1.160 milioni di euro; per altre imposte, circa 40 milioni di euro. Deve poi aggiungersi l’importo relativo al sovracanone versato all’Anas, pari nel 2013 a circa 590 milioni, e posto a carico degli utenti in quanto integrato, per disposizione di legge, all’interno delle tariffe autostradali. Globalmente quindi i trasferimenti a beneficio del bilancio dello Stato sono stati nel 2013 pari a circa 2,3 miliardi corrispondenti a circa il 50% dei ricavi netti da pedaggio (4,9 miliardi).

Autore: Redazione

Tag: Attualità , autostrade , tasse


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