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pubblicato il 3 dicembre 2015

Gomme cinesi: c'è da fidarsi? Ecco cosa controllare

Gli pneumatici ultra low cost attraggono molti automobilisti, ma bisogna prendere alcune precauzioni

Gomme cinesi: c'è da fidarsi? Ecco cosa controllare

Crisi. E' una parola orribile, con cui tutti - in un modo o in un altro - abbiamo avuto a che fare. E' pericolosa perché deteriora i rapporti interpersonali, spinge a scelte drastiche e talvolta fa a pugni con la sicurezza stradale. Il motivo? "Non ho i soldi per arrivare alla terza settimana del mese, il lavoro è poco e precario, e risparmio sulla manutenzione dell’auto". Non solo: risparmio pure sugli pneumatici. Qui il discorso diventa serissimo, se non drammatico, giacché la gomma è l’unico punto di contatto con l’asfalto, come abbiamo più volte ricordato anche a proposito delle gomme invernali. I rischi di una scelta ultra low cost sono molti, quindi occhio alla qualità delle gomme cinesi, in particolare, che sono piazzate sul mercato a basso prezzo, allettando gli automobilisti squattrinati e seminando nervosismo fra i produttori tradizionali di pneumatici, che vedono alcuni competitor cinesi divenire molto aggressivi. Non bisogna però generalizzare, ma piuttosto mettere in pratica alcune semplici precauzioni che ricordiamo di seguito.

Sei precauzioni

1# Non tutte. Vietato generalizzare: non tutte le gomme cinesi sono di bassa qualità. Ma è risaputo che, per essere vendute a prezzo ultra competitivo, quelle proposte con listini scontatissimi non convincono del tutto a livello di qualità. Il Produttore investe poco in tecnologia, vende un oggetto low cost, ma i parametri di sicurezza saranno quello che sono. Insomma, la prima precauzione è facile: essere consapevoli di quanto si sta andando a comprare.

2# Definizione. Intendiamoci su quanto stiamo parlando. La gomma cinese è quella che usa tecnologia cinese. Conta zero dove sia prodotta: una multinazionale nota può avere una fabbrica in Cina, ma i suoi pneumatici non sono cinesi. Conta il Produttore, e non il luogo di produzione.

3# Qualità. Gli pneumatici immessi sul mercato europeo, quindi pure quelli che acquistabili in Italia, devono tutti rispettare i parametri di sicurezza. Lo dice la legge. È sufficiente che abbiamo la marcatura CE sul fianco della gomma. Che poi diverse aziende, in numerosi settori, barino sulla marcatura, inventandosela di sana pianta, questo è un altro paio di maniche. Un guaio che riguarda qualsiasi prodotto, anche i semplici occhiali da Sole, con fasulla marcatura CE, venduti per due lire abusivamente sulle bancarelle.

4# Cortocircuito. Occorre chiarezza. Uno pneumatico prodotto in Cina, se ha la marcatura CE, è perfettamente legale. Se è legale, con l’Unione europea che ha stabilito determinate norme, allora, è sicuro. Sarebbe paradossale un prodotto con l’ok UE, ma non sicuro. Oppure mettiamo in discussione la validità della marcatura CE, e il discorso cambia, sia per gli pneumatici sia per qualsiasi altro prodotto.

5# Caratteristiche. La discussione sulle gomme cinesi verte allora sulla qualità, le prestazioni, le caratteristiche in generale (tenuta, aderenza, durata…). Se uno pneumatico con una tecnologia da 300 euro costa 300 euro, avrà caratteristiche superiori rispetto a una gomma cinese ultra low cost da 50 euro.

6# Obiezioni. Qualcuno obietterà: magari, il Produttore che ha sfornato uno pneumatico da 50 euro, comunque usa una tecnologia elevatissima da 250 euro. Ha solo una politica di prezzi enormemente aggressiva, intende crearsi la clientela. E magari il Produttore che ha sfornato uno pneumatico da 250 euro, comunque usa una tecnologia elevatissima da 50 euro. Ma francamente non ci sentiamo di dare credito a questa tesi. Per un qualsiasi prodotto, il costo (più o meno) deriva dalla tecnologia impiegata.

Etichetta, qualcosa non quadra

Neppure l’Etichetta europea dello pneumatico convince. In riferimento a recenti avvenimenti, Continental chiede che vengano presi provvedimenti rispetto agli inadeguati controlli nel mercato europeo. Test tecnici condotti lo scorso inverno da ADAC (Automobile Club Tedesco) e da Stiftung Warentest, osservatorio dei consumatori, hanno attestato la sistematica carenza di controlli circa il rispetto delle norme di legge da parte degli stati membri della Commissione europea e dell’Unione europea. Un esempio? In occasione dei test su pneumatici 165/70 R 14, per stabilire quello invernale con la migliore aderenza sul bagnato, il ContiWinterContact TS 850 ha fatto registrare spazi di frenata di 36.2 m a una velocità di 80 km/h, avendo una classificazione C secondo i canoni dell’Etichetta europea. Il peggiore del test è risultato un pneumatico di fabbricazione asiatica, che si è fermato in 49,6 metri pur avendo ricevuto ugualmente una classificazione C. Qualcosa non quadra.

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , pneumatici , pneumatici invernali


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