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pubblicato il 27 novembre 2015

Certificato di Proprietà digitale, l'ACI attacca "chi è contrario all'innovazione"

Dopo i primi botta e risposta non si ferma la polemica: l'ultimo affondo arriva dall'Automobile Club Italia

Certificato di Proprietà digitale, l'ACI attacca "chi è contrario all'innovazione"

Il Certificato di Proprietà digitale fa risparmiare oppure no? Attorno a questa domanda si discute da mesi, almeno fin da quel 5 ottobre che ha visto l'introduzione del nuovo archivio digitale di Aci e l'abbandono del vecchio foglio di carta rismata - ad oggi - da parte di 1,6 milioni di cittadini. Ora l'Automobile Club d'Italia torna all'attacco per difendere la sua "creatura" (ndr), accusando "chi è contrario all'innovazione" e chi lamenta per il nuovo sistema una maggior produzione cartacea per singola operazione. Nonostante i possibili vantaggi per l'utente finale (ne abbiamo analizzati i costi ed i servizi gestibili da remoto), il CdP digitale è ancora al centro delle polemiche che hanno preso il là dal botta e risposta fra ACI e Unasca, l'Unione autoscuole e studi di consulenza automobilistica. La prima - come è ovvio - difende i risparmi e le innovazioni della sua nuova creazione, la seconda attacca (la prima offensiva la trovate qui, la controreplica qui) mettendo i "puntini sulle i".

Per le autoscuole il CdP digitale fa risparmiare in realtà solamente l'Automobile Club d'Italia, che a fronte di minori materiali impiegati, continua ad incassare i 27 euro per il rilascio del Certificato di Proprietà (anche se digitale) ed i 16 euro di imposta di bollo (oltre che ai 6-8,81 euro per ogni visura). Ma l'accusa è anche sui risparmi in carta, stimati da Aci in 30 milioni di fogli: pagine - dicono da Unasca - che per ogni operazione aumentano invece di ridursi. Ed è proprio su quest'ultimo punto che l'Automobile Club d'Italia leva di nuovo gli scudi rispedendo al mittente le accuse e puntando il dito su altri anelli del sistema burocratico: "Chi sostiene questa tesi cade - e forse non a caso - in un grave errore e non riconosce nemmeno la transitorietà della situazione attuale, riconducibile soprattutto alle parti tecnologicamente arretrate coinvolte nelle procedure: oltre al PRA, ci sono infatti soggetti pubblici e privati che ancora devono colmare il gap rispetto agli standard innovativi introdotti da ACI". Un gioco allo scaricabarile di cui l'utente potrebbe finire per essere il solito anello debole.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , aci , tasse


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