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Attualità

pubblicato il 10 novembre 2015

La guida autonoma, uno sprint lungo 5 anni

Tokyo e le case giapponesi si candidano ad essere i campioni della mobilità futura. Appuntamento alle Olimpiadi del 2020

La guida autonoma, uno sprint lungo 5 anni
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Tokyo vede già Tokyo nel 2020 e - archiviato il Salone della capitale giapponese - si prepara a fare della sede delle Olimpiadi del 2020 la vetrina di una mobilità assolutamente sicura, quella che, per forza di cose, dovrà fare a meno dell’errore umano, alla base del 90% degli incidenti e anche di buona parte del traffico inutile che provoca perdite di tempo e un inquinamento maggiore. Per questo l'obiettivo di molte case per la fine del decennio è approdare alla cosiddetta guida autonoma che ha due santuari nel mondo: uno è la Sylicon Valley, l’altro è proprio il Giappone che – se possibile – è già un passo avanti per quanto riguarda la comunicazione car-to-X ovvero quella che avverrà tra automobile e infrastruttura stradale. Ormai il sistema ITS (Intelligent Traffic System) non è più sperimentale e Toyota lo offre come optional su tre delle sue vetture. È destinato ovviamente ad evolvere per consentire anche il dialogo tra i veicoli ed è uno dei pilastri della guida autonoma poiché è una parte dello scenario elettronico in base al quale i veicoli riusciranno a muoversi da soli evitando ingorghi, fluidificando il traffico e soprattutto evitando gli incidenti.

Nissan, tre passi e uno di fronte a tutti

La casa che sembra più avanti di tutte è però la Nissan che sta portando avanti la sperimentazione su una Leaf e che con il concept IDS ne fa intravvedere non solo l’erede, ma anche come la casa di Yokohama intende la guida autonoma. Due le fasi: Piloted Driving 1.0 già alla fine del 2016 in Giappone per affrontare il traffico autostradale e sulle tangenziali molto congestionato, nel 2018 si passera al 2.0 con la gestione dei cambi di corsia e dei sorpassi e dunque nel 2020 a quella completa con la gestione degli incroci e dunque alla guida autonoma completa. Quando si inserisce la guida autonoma, la IDS inoltre arretra il piantone dello sterzo liberando più spazio per il guidatore e cambia la posizione dei sedili oltre all’illuminazione interna.

Coccolati e trasportati da un robot

Con l’auto robot in sintesi, l’autovettura diventa una lounge viaggiante dove il tempo viene trascorso senza lo stress che oggi la guida e il traffico comportano. La IDS inoltre è elettrica e questo vuol dire massimo comfort acustico e rispetto dell’ambiente con un’autonomia di almeno 500 km visto che la batteria è da 60 kWh, il doppio di quella che la Leaf monta da un mese a questa parte e le consente di percorrere 250 km. Concetto simile anche per Mercedes che ribadisce con la Tokyo Vision quello che ha già fatto capire con altri concept, anzi lo esalta con una carrozzeria da monovolume lunga 4,8 metri con 4 poltrone singole che possono anche girarsi per trasformare l’abitacolo della vettura in un ufficio, un luogo di incontro. Qui il sistema di propulsione è fuel cell a idrogeno plug-in, i motori sono uno per ogni ruota posteriore e l’autonomia complessiva è di 980 km.

Tutti, chi prima e chi dopo…

Honda gioca a nascondino, ma alla guida autonoma sta lavorando eccome da anni e promette che nel 2020 sarà al passo con i migliori. Un po’ più prudente è, come al solito, la Toyota che ha da sempre un approccio più prudente riguardo a ogni nuova tecnologia. Il costruttore di Nagoya, pur essendo all’avanguardia per quanto riguarda il dialogo tra vettura e infrastruttura e tra vettura e vettura, per il 2020 è sicura di poter assicurare la guida autonoma solo in autostrada e sulle tangenziali. La questione è legata all’esigenza di avere a disposizione sensori più evoluti ad un prezzo accessibile, dotati di dimensioni e funzionalità tali da essere invisibili. A differenza di Nissan che mette il pulsante di attivazione della guida autonoma al centro della plancia, sulle Toyota è su una razza del volante ed è già pronto il logo: due sagome umane di colore diverso che stanno dietro un unico volante sul quale poggiano solo due mani.

La finestra del mondo sulla plancia

La guida autonoma modificherà anche altro all’interno della vettura e dell’interfaccia uomo-macchina. Il navigatore sarà ovviamente il centro nevralgico. Non a caso uno degli aspetti fondamentali è la realizzazione di cartografie tridimensionali ad altissima definizione per la costruzione dello scenario elettronico. Le auto a guida autonoma lo mostreranno poi, completo di tutte le informazioni che provengono dall’infrastruttura e dagli altri veicoli, al guidatore come l’immagine di un radar, ma molto più accurata. Nissan vede un head-up display, Toyota invece un navigatore evoluto che riproduce il paesaggio e i veicoli circostanti come fantasmi intorno alla sagoma della vettura che segue la strada indicata e, di lato, tutto l’itinerario impostato. I tecnici giapponesi nel futuro vedono anche la possibilità di inserire nella guida autonoma il proprio stile di guida preferito. Non si ha fretta? La vettura si accoda senza sorpassare e tiene la massima fluidità di marcia. Siete in ritardo? La vettura forza il ritmo e comincia ovviamente a fare sorpassi. Tutto in un pulsante.

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Tag: Attualità , guida autonoma


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