Attualità

pubblicato il 5 novembre 2015

Dossier Dieselgate, lo scandalo dopo il caso Volkswagen

Lo scandalo oltre il diesel: è Volkswagengate

Consumi ed emissioni di CO2 "troppo bassi" coinvolgono anche i motori benzina e aprono nuove conseguenze dello scandalo

Lo scandalo oltre il diesel: è Volkswagengate
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Altro giorno, altra notizia. E non si può neppure più chiamarlo "Dieselgate" quello che dal 18 settembre scorso sta travolgendo il gruppo Volkswagen, perché il 3 novembre le rivelazioni d'irregolarità su emissioni e consumi dichiarati si sono ampliate dagli ossidi di azoto (NOx) all'anidride carbonica (CO2) e sono arrivate a coinvolgere anche un motore benzina, il 1.4 dotato di tecnologia ACT che disattiva due dei quattro cilindri per ridurre - e qui verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere - proprio consumi ed emissioni. Si potrebbe chiamarlo "emissionsgate" ma poiché alle emissioni (irregolari o meno) di CO2 corrispondono direttamente anche i consumi di carburante, il Frankenstein verbale made in Volkswagen dovrebbe suonare come "emissionsandconsumptiongate". Peggio di un hashtag su Twitter. A ben vedere, quindi, il nome giusto per il caso dei motori truccati a questo punto è semplicemente "Volkswagengate", senza mezzi termini. Il perché lo vediamo insieme.

I fatti fino a qui

Tutto è iniziato con il motore EA 189 e le 482.000 auto negli USA, poi diventate in breve 11 milioni a livello mondiale dotate del "defeat device" che riduce artificiosamente i NOx emessi in fase di test. Il 2 novembre l'agenzia federale statunitense per l'ambiente EPA ha notificato al gruppo tedesco di aver trovato irregolarità anche sui modelli equipaggiati con il 3.0 V6 TDI, che secondo le verifiche dell'EPA emette una quantità di NOx fino a 9 volte superiore al limite consentito ed è dotato di dispositivi ausiliari di controllo delle emissioni non segnalati all'agenzia. Sulle prime Volkswagen ha respinto le accuse d'irregolarità per questo motore, ma la sua fermezza è durata poco perché appena un giorno dopo - secondo documenti interni ottenuti da Automotive News - le divisioni nordamericane dei marchi Volkswagen, Audi e Porsche hanno sospeso le vendite dei loro modelli dotati del 3.0 V6 TDI. Il 3 novembre, dopo settimane di dibattito sui NOx e sulla loro pericolosità per la salute, Volkswagen ha comunicato che indagini interne avevano scoperto che i valori di CO2 e consumi di 800.000 auto erano risultati troppo bassi durante i test di omologazione.

Nuove prospettive

Altro tonfo in borsa, ma nuovi scenari. Perché se col tempo sulla questione dei NOx e del software illegale si è fatta un po' di chiarezza (comunque troppo poca, specie sulle responsabilità individuali), i generici riferimenti a valori "troppo bassi" e il coinvolgimento della CO2 - finora rimasta ai margini del dibattito - non fanno che aumentare il livello di confusione sul tema. L'unico modo di rendere più nitida l'immagine di una situazione che cambia a velocità impensabile è fare come con le fotografie, ossia aumentare il contrasto. Riavvolgendo il nastro degli eventi fino al 15 settembre - appena tre giorni prima dell'inizio di tutto questo - vedremmo l'allora CEO del gruppo Martin Winterkorn circondato da concept elettriche e novità di prodotto affermare alla conferenza stampa del Salone di Francoforte che Volkswagen non ha paura di nessuno, neppure di Google e Apple. Il gruppo con il più grande budget in ricerca e sviluppo del mondo produce risultati record, ha superato le vendite Toyota nel primo semestre 2015 e continua a correre, insomma.

Perché "Volkswagengate"

Meno di due mesi dopo che ne è di quella corsa? Gli sforzi di un collettivo di 600.000 persone s'infrangono su una caduta figlia proprio di quella corsa e dell'ambizione di arrivare primi. Senza per forza essere i migliori. Nonostante lo scandalo emissioni - non bisogna dimenticarlo - Volkswagen resta migliore degli altri in molte cose, ma è proprio la differenza tra "primo" e "migliore" di cui ha parlato la scorsa settimana a Tokyo il presidente di ToyotaAkio Toyoda, che ha generato i problemi esplosi in questi mesi. E Volkswagen di questi problemi non può incolpare che la propria struttura interna e i target ambiziosi che si è data, per questo il termine giusto per definire lo scandalo è "Volkswagengate".

Le conseguenze della CO2

Le ultime notizie su emissioni di CO2 e consumi falsati, inoltre, potrebbero avere un impatto molto più pesante in Europa rispetto ai diesel "sporchi" che emettono troppi NOx, perché emissioni di CO2 più alte equivalgono in alcuni stati europei a tasse più alte e dappertutto a consumi più alti, e questi danneggiano direttamente i consumatori. Il coinvolgimento della CO2 riporta poi al centro del dibattito la riforma dei cicli d'omologazione, tema su cui Unione Europea, governi nazionali e case costruttrici mostrano la massima cautela, viste le pesanti implicazioni economiche. Il lato positivo di tutta la storia è che i progressi nelle emissioni sono tornati al centro del dibattito, ma il rischio forse maggiore è che lo "stato di crisi" del caso Volkswagen porti a decisioni precipitose e demagogiche, i cui costi ricadranno comunque sull'anello finale della catena, cioè sui consumatori. Forse le cose sarebbero andate diversamente, se Volkswagen avesse avuto un po' più paura - o rispetto - di se stessa.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Attualità , Volkswagen , dall'estero , inquinamento


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