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Attualità

pubblicato il 4 novembre 2015

Scandalo emissioni Volkswagen, altre 800.000 auto coinvolte

Comunicate irregolarità nell'omologazione dei dati CO2, coinvolto per la prima volta anche un motore benzina

Scandalo emissioni Volkswagen, altre 800.000 auto coinvolte
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Lo scandalo dei diesel Volkswagen che dal 18 settembre scorso ha portato al richiamo a livello globale di 11 milioni di auto del gruppo e che lunedì si è allargato - anche se Volkswagen a riguardo smentisce - ai modelli dotati del 3.0 V6 TDI ha avuto un'ulteriore, inaspettata evoluzione con un comunicato in cui il gruppo automobilistico tedesco afferma di avere scoperto nuove irregolarità nella determinazione dei livelli di emissione di CO2 che potrebbero riguardare circa 800.000 auto. Secondo un portavoce Volkswagen, i motori coinvolti nelle irregolarità che possono risultare in un'efficienza minore del 10-15 per cento sono i 1.4, 1.6 e 2.0 diesel costruiti dopo il 2012 che equipaggiano i modelli Volkswagen Polo, Golf e Passat, Seat Ibiza, Skoda Octavia e Audi A1 e A3. Inoltre da oggi il cosiddetto "Dieselgate" dovrà cambiare nome, perché per la prima volta dal suo inizio è coinvolto nelle irregolarità che riguardano i livelli di CO2 anche un motore benzina: si tratta del 1.4 con tecnologia di disattivazione dei cilindri (ACT).

Altri 2 miliardi di euro "persi"

Volkswagen ha stimato in 2 miliardi di euro i costi di quest'ulteriore capitolo dello scandalo che a settembre ha portato alle dimissioni dello storico CEO Martin Winterkorn e a una totale riorganizzazione interna del gruppo, ora guidato da Matthias Muller. La cifra servirà probabilmente a compensare le denunce dei consumatori che lamenteranno di avere acquistato un'auto sulla base di dati falsi e soprattutto i clienti di nazioni dove il sistema di tassazione delle automobili è basato sulle emissioni di CO2, come il Regno Unito. "Il consiglio d'amministrazione di Volkswagen AG avvierà immediatamente un dialogo con le agenzie responsabili dell'omologazione riguardo alle conseguenze di queste scoperte", dice il comunicato stampa del gruppo. "Questo dovrebbe portare a una valutazione affidabile delle implicazioni legali e delle conseguenze economiche di questa questione non ancora del tutto chiara". Quest'ennesima rivelazione da parte del gruppo Volkswagen arriva all'indomani della notifica di violazione inviata dall'agenzia federale statunitense per l'ambiente EPA che accusava il costruttore tedesco di avere dotato i suoi motori 3.0 V6 TDI di un software illegale in grado di alterare i risultati dei test sulle emissioni. Volkswagen ieri ha negato la presenza di un "defeat device" simile a quello montato sui motori 2 litri EA 189 coinvolti a settembre. Il richiamo dell'EPA ha avuto comunque delle conseguenze, giacché la divisione nordamericana di Porsche ha sospeso in via cautelativa la vendita del suo SUV Cayenne dotato del motore turbodiesel incriminato.

Il difficile lavoro di Mueller

Le notizie di questa settimana stanno mettendo in seria difficoltà il neo-eletto CEO del gruppo Matthias Mueller e i suoi sforzi per ricostruire la credibilità incrinata di Volkswagen. La continua scoperta di nuove violazioni che riguardano consumi ed emissioni ieri lo ha toccato direttamente, col coinvolgimento di un modello Porsche, il marchio di cui Mueller era a capo prima di sostituire Winterkorn nella carica al vertice dell'intero gruppo. "Sin dall'inizio ho insistito fortemente sull'implacabile e completa chiarificazione di tutti i fatti. Non ci fermeremo davanti a niente o nessuno. Questo è un processo doloroso ma è la nostra unica alternativa", ha dichiarato Mueller nel comunicato stampa. "Per noi l'unica cosa che conta è la verità. Questa è la base per il riallineamento fondamentale di cui Volkswagen ha bisogno".

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Attualità , carburanti , inquinamento


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