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pubblicato il 3 novembre 2015

Uber, Antitrust al Parlamento: serve una legge

Il Garante ha rivolto un appello per tutelare la concorrenza e la sicurezza stradale

Uber, Antitrust al Parlamento: serve una legge
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Parlamento “sotto assedio” in materia di Uber, il taxi alternativo con i conducenti che ti scarrozzano su berline nere. Dopo il pressing dell’Autorità dei trasporti, ecco quello dell’Antitrust, che spinge affinché arrivi una legge per disciplinare UberBlack. Il guaio ha origine in un Codice della strada antiquato, scritto quando app e smartphone non esistevano: “Una piattaforma digitale - dice il Garante della concorrenza - che mette in collegamento tramite smartphone la domanda e l’offerta di servizi prestati da operatori Ncc non può infatti per definizione rispettare una norma che impone agli autisti l’acquisizione del servizio dalla rimessa e il ritorno in rimessa a fine viaggio”.

Massima sollecitudine

“Occorre disciplinare al più presto - dice l’Antitrust - l’attività di trasporto urbano svolta da autisti non professionisti attraverso le piattaforme digitali per smartphone e tablet. Si parla di Uber e delle app che consentono di accedere a questo servizio, in aggiunta o in alternativa ai taxi e alle auto Ncc (noleggio con conducente)”. In risposta a un quesito posto dal ministero dell’Interno su richiesta del Consiglio di Stato, l’Authority auspica che “il legislatore intervenga con la massima sollecitudine al fine di regolamentare, nel modo meno invasivo possibile, queste nuove forme di trasporto non di linea, in modo da consentire un ampliamento delle modalità di offerta del servizio a vantaggio del consumatore”. Infatti, c’è un problema base: lo sviluppo di queste nuove app e anche l’adozione di strumenti tecnologici simili da parte delle compagnie di radio-taxi stanno provocando in tutto il mondo complesse questioni d’interferenza con i servizi tradizionali. Da qui, la sollecitazione dell’Antitrust a regolamentare il settore per garantire la concorrenza, la sicurezza stradale e l’incolumità dei passeggeri, definendo un “terzo genere” di autisti oltre a quelli dei taxi e degli Ncc.

UberPop bocciata

Occhio però: l’Antitrust distingue. Quanto ai servizi UberBlack e UberVan che si differenziano tra loro per la diversa tipologia di veicoli utilizzati (le berline fino a quattro posti il primo e i mini-bus o monovolume da cinque posti in su l’altro), il Garante ribadisce “la legittimità, in assenza di alcuna disciplina normativa, della piattaforma, trattandosi di servizi di trasporto privato non di linea, come riconosciuto anche dal Consiglio di Stato”. La stessa Autorità giudica “di fatto inapplicabili” gli obblighi stabiliti dalla legge vigente. Viceversa, per quanto riguarda UberPop, il servizio svolto da autisti non professionisti, l’Antitrust si richiama all’ordinanza con cui il Tribunale di Milano - bloccando l’utilizzazione dell’App sul territorio nazionale - “ha evidenziato che l’attività in questione non può essere svolta a discapito dell’interesse pubblico primario di tutelare la sicurezza delle persone trasportate, sia con riferimento all’efficienza delle vetture utilizzate e all’idoneità dei conducenti, che tramite adeguate coperture assicurative per il trasporto di persone”.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , taxi


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