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pubblicato il 3 novembre 2015

Vertigine alla guida, cosa fare

La distorsione della percezione sensoriale può durare secondi, ma anche minuti

Vertigine alla guida, cosa fare

Dal punto di vista scientifico, è una distorsione della percezione sensoriale. Influisce sul movimento della persona dandogli un'errata percezione dello stesso: perdita di equilibrio; come se tutto intorno girasse, ruotasse. In una parola, tutti la conoscono come vertigine. Un sintomo (dovuto a una qualche malattia) che, se assale mentre si è in poltrona a casa, rappresenta un grosso fastidio (a seconda della gravità); ma se si fa sentire mente si guida, diventa pericolosa per la sicurezza stradale.

Cosa conoscere

1# Quando c’è. In genere, la vertigine ha questi sintomi: giramento di testa, stordimento, ma anche debolezza, talvolta nausea. E ancora: sospensione nel vuoto, testa leggera, instabilità. Il tutto mischiato con un senso di paura per quanto potrà accadere nei successivi istanti. Specie se si sta guidando.

2# Quanto dura. La vertigine può manifestarsi per qualche secondo (e comunque è un disturbo notevole), oppure per minuti: in questo secondo caso, il problema è molto pesante. Ancor più se dura ore o addirittura una giornata intera. Sta al buon senso dell’automobilista che ha la patente prendere una decisione: non guidare. O almeno stopparsi in sicurezza, almeno finché i sintomi non sono scomparsi.

3# Nel labirinto. Ma dove ha origine la vertigine? Spesso, il guaio è nel labirinto, un organo sensoriale dell’orecchio, impiegato anche al mantenimento dell'equilibrio: invia informazioni al cervello in risposta a ogni movimento. I neuroni elaborano il messaggio e ci fanno capire in quale posizione ci troviamo. Se uno dei due labirinti non funziona a dovere, il senso dell’equilibrio va ko.

4# Calma. Al volante, se siete colpiti da vertigine, mantenete la calma: rammentate che è una sensazione illusoria. Sembra, ma così non è, che corpo o oggetti che vi circondano siano in continuo movimento oscillatorio.

5# La causa. Le malattie alla base della vertigine possono essere numerose. Una volta che vi recate dal medico, la successiva visita specialistica andrà a caccia anzitutto della malattia di Ménière: un aumento abnorme dei liquidi contenuti nel labirinto. Oltre alla storia clinica del paziente, serve l'esame cocleo-vestibolare, che studia la funzione uditiva e quella dell'equilibrio: il labirinto è sollecitato mediante irrigazione di acqua calda e fredda nell'orecchio.

6# Altro esame. Se non si tratta della malattia di Ménière, lo specialista potrebbe cercare la labirintoliasi: una malattia provocata dalla formazione di piccoli calcoli nel labirinto. La diagnosi si fa attraverso la ricerca di particolari posizioni scatenanti il disturbo al letto del paziente. La terapia consiste in manovre liberatorie o di riposizionamento, messe in atto dal vestibologo per disperdere il materiale estraneo nel labirinto.

In guardia

Il professor Aldo Ferrara, professore di malattie cardiopolmonari dell’Università di Siena, e direttore dell’associazione Ego-Vai-Q (European Group On Vehicle Air Indoor), che ha scritto, assieme ad altri autori, “Fisiologia clinica alla guida” (350 pagine, 207 tra grafici e tabelle​, Editore Piccin), mette in guardia dalla vergigine: “L’improvviso malessere, spesso non preceduto da sintomi premonitori, il vomito e la nausea rendono difficile la guida. Questa diviene impossibile se si perde l’equilibrio spaziale così essenziale alla guida. Ma se il disturbo impone lo stop assoluto dell’auto appena compaiono i sintomi, è da rilevare che molti fenomeni vertiginosi possono essere attribuiti a una cinetosi d’auto e quindi mal interpretati possono indurre a proseguire il tragitto. Nulla di più erroneo: fermarsi e subito!”.

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , salute


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