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pubblicato il 29 ottobre 2015

Strade italiane, 1 su 2 è a rischio incidente

Per riportarle in sicurezza servono 50 miliardi di euro e c’è tanta tecnologia all’avanguardia che si potrebbe usare

Strade italiane, 1 su 2 è a rischio incidente

In Italia una strada su due è a rischio incidente. Si parla spesso della cattiva manutenzione, soprattutto in città (le buche di Roma sono diventate tristemente famose nel mondo per aver fatto battere la testa a Daniel Craig mentre girava "007, Spectre”), ma adesso sono arrivati i numeri: dal 2006 al 2015, anche a causa del rispetto del Patto di Stabilità, gli Enti Gestori della rete stradale italiana non hanno messo in opera ben 96 milioni di tonnellate di asfalto necessarie a tenere in buona salute le nostre strade, per un valore complessivo pari a 9 miliardi di euro. Se ne è parlato oggi all’Asphaltica World, il Salone europeo dedicato all’intera filiera dell’asfalto, promosso per la prima volta a Roma dall’Associazione e da Verona Fiere. Secondo le stime del SITEB, l’Associazione dei costruttori e manutentori delle strade, per rimettere in sicurezza il nostro patrimonio stradale, riportando gli investimenti al livello del 2006, c’è bisogno di 40 o 50 miliardi di euro.

L’appello al Governo Renzi

L’investimento stimato è decisamente alto, ma secondo il SITEB è “necessario per non vedere ulteriormente deteriorare una rete lunga oltre circa 500.000 Km (escludendo le strade vicinali e quelle non asfaltate), di cui 7.000 circa sono i km di autostrade e 25.000 i Km gestiti direttamente dall’ANAS per le cosiddette ‘strade di grande comunicazione’, il cui valore complessivo (con gallerie, ponti e viadotti) è stimato in 1.000 miliardi di euro”. Secondo il Presidente del SITEB, Michele Turrini, “non è accettabile che le Provincie siano costrette, come è accaduto recentemente, a vietare la circolazione su alcune strade perché non possono garantirne la fruibilità in sicurezza ed è altrettanto incredibile che sulle tratte ANAS vi siano carreggiate chiuse per buche e deformazioni del manto stradale con cartelli di pericolo e limitazione della velocità”. Per questo l’Associazione auspica che “il promesso allentamento del patto di stabilità per gli Enti Locali, previsto per i lavori stradali nel testo attuale della Legge di Stabilità 2016 illustrato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ridia ossigeno al settore e consenta una messa in sicurezza del nostro patrimonio stradale”.

Tutti i tipi di asfalto più moderni

Oggi l’Italia è fanalino di coda nel riciclo delle pavimentazioni stradali: solo il 20% (contro una media europea che sfiora il 60%) viene recuperato. Ogni anno il pieno recupero delle pavimentazioni stradali “fresate” produrrebbe un valore economico di almeno 500 milioni di euro, senza contare la riduzione di emissioni inquinanti equivalenti a quelle generate da 3 raffinerie di medie dimensioni e dal traffico prodotto da 330.000 autocarri sul territorio nazionale. Da qui è interessante conoscere quali sono le moderne tecnologie adottate nel settore, ricordando che in Francia c'è già la produzione di energia elettrica grazie alla strada:

Asfalto drenante: grazie a questa tecnologia, che presenta anche proprietà fonoassorbenti, l’acqua scorre sullo strato sottostante della strada e viene raccolta ai lati della carreggiata dopo aver subito una veloce filtrazione. Oggi almeno il 15% dell’asfalto prodotto è di questa tipologia.

Asfalto fonoassorbente: questa tecnologia attutisce il rumore prodotto dal traffico e può essere realizzata sia come variante dell’asfalto drenante (grazie a un doppio strato di materiale bituminoso modificato), oppure inserendo nella miscela gomma triturata proveniente da pneumatici fuori uso, argilla espansa o altri componenti.

Asfalti tiepidi, a bassa temperatura o a freddo: si tratta di applicazioni che, per i loro notevoli vantaggi in termini energetici, economici e ambientali, possono essere proficuamente affiancate a quelle tradizionali a caldo.

Asfalti e strade perpetue: sono progettati e costruiti per durare almeno 50 anni senza necessità di interventi strutturali o ricostruzioni, con il solo rinnovo periodico del sottile strato superficiale di 3-4 cm. Una nuova tecnologia, chiamata “thinlay”, permette inoltre di realizzare strati stradali superficiali di soli 2 centimetri con elevata resistenza, in grado di durare fino a 12 anni.

Asfalto mangia-smog: è una tecnologia che, in presenza di luce, assorbe componenti inquinanti quali ossidi di azoto e zolfo, oltre alla CO2. Per questo è particolarmente adatta ai centri cittadini con alti livelli di emissioni nocive e a quei tratti di strada in cui il traffico è strutturalmente congestionato.

Strade realizzate con materiali di riciclo: una porzione notevole di asfalto riciclato si può riutilizzare negli strati non superficiali. Altra applicazione riguarda l’utilizzo di granella proveniente da scorie di alto forno debitamente stabilizzate, pneumatici fuori uso, il cui polverino, miscelato con il conglomerato bituminoso, aumenta l’aderenza dei veicoli al manto stradale, favorendo il controllo della traiettoria e la frenata.

Asfalto colorato: riduce al minimo l’impatto estetico/visivo della strada sull’ambiente circostante. Applicandolo nelle piste ciclabili e pedonali serve anche a caratterizzarle, aumentando così la sicurezza.

Asfalto antighiaccio: dotato di particolari sali che abbassano il punto di congelamento delle pavimentazioni in presenza di neve, evita la formazione di pericolosi strati di ghiaccio ed è quindi adatto alle strade di montagna.

[Foto: http://www.regione.vda.it]

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Tag: Attualità , sicurezza stradale


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