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pubblicato il 28 ottobre 2015

Dossier Tokyo Motor Show 2015

Salone di Tokyo 2015, lo specchio e la vetrina di un paese

Dopo anni di sofferenza la kermesse torna ad essere l’avamposto mondiale delle idee su auto e mobilità

Salone di Tokyo 2015, lo specchio e la vetrina di un paese
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Tokyo torna a ruggire con il suo Salone che negli ultimi anni, sotto la pressione emergente di Shanghai, Pechino e di altre manifestazioni analoghe nella regione asiatica, aveva perso quella centralità che si era conquistata tra la metà degli anni ’80 e la fine del secolo scorso. A rendergli al vita più difficile c’era stato anche il Salone di Los Angeles soprattutto da quando, per non interferire con quello di Detroit, ne era stato modificato il calendario avvicinandolo a quello della kermesse nipponica. Il Salone di Tokyo alla 44esima edizione conferma la sua caratteristica fondamentale: è il salone delle idee e del futuro, in particolare per le forme di propulsione e la mobilità rispecchiando a pieno la vocazione del paese che lo ospita. Dunque ritorno dell’attenzione all’idrogeno, consacrazione ulteriore del ruolo ormai universale che ha l’ibrido e anche elettrico e guida autonoma. Per questo a Tokyo non si va e non si è mai andati per vedere l’auto che potremo comprare domani, ma quella che avremmo comprato qualche anno più tardi o che almeno, da fenomeno di nicchia, sarebbe entrata nella normale lista della spesa di qualsiasi automobilista.

I fattori valuta e “quartier generale”

Il risveglio di Tokyo è anche il risveglio di un’industria e un paese che, dopo anni di oggettiva difficoltà, vede le proprie esportazioni supportate da uno yen che naviga costantemente sopra i 130 per ogni euro, anche se il mercato dell’automobile interno segna -10,7% nei primi 9 mesi. Ma è anche il paese che ospita il costruttore numero uno al mondo (Toyota), senza contare che l’alleanza Nissan-Renault ha qui la sua gamba più forte, Honda è il più grande costruttore al mondo di motori (28 milioni all’anno, dal rasaerba al jet) e in questo sistema riescono a vivere e prosperare altre aziende che, secondo alcune delle teorie tanto in voga tra i manager occidentali, sarebbero dovute essere spacciate. Stiamo parlando di Mazda, più in forma che mai, e Suzuki, che produce oltre 3 milioni di auto ed è leader nel mercato indiano che è quello a crescita più veloce, ma anche di Mitsubishi e Subaru, realtà che non potrebbero sperare di vivere con i loro numeri se alle spalle non avessero conglomerati industriali dalle dimensioni gigantesche.

Dove l’auto nasce e dove si vende

A riportare gli occhi sul Giappone ci sono anche i problemi di Volkswagen e il rallentamento del mercato cinese. Dopo l’euforia del panzer tedesco come perfetta macchina da guerra che si è persa in una centralina e il raffreddamento del mito rappresentato da un mercato di 1,4 miliardi di persone che può crescere a doppia cifra per decenni, si torna a guardare dove ci sono le idee, dove si prendono le decisioni e un consolidato sistema paese che da sempre fa dell’istruzione, della ricerca e della tecnologia il suo punto forte. Proprio quello che ci vuole per l’auto del futuro, bisognosa di investimenti, sapere, coraggio e anche un clima favorevole per provare soluzioni innovative. E se pure il Giappone negli ultimi tempi ha perso colpi nei confronti della vicina Corea, rappresenta pur sempre uno dei principali serbatoi di sapere e competenze nel campo dell’automobile. Checché se ne dica infatti, sono sempre questi i motori della società e dell’economia, l’energia che permette a un focolare di riprendere la fiamma anche dopo una secchiata d’acqua.

L’arte di muoversi come si deve

È anche il Salone di un paese che ha vissuto prima di altri problematiche e cambiamenti legati alla mobilità. Solo fino a qualche anno fa Tokyo era l’emblema della megalopoli sconfinata, claustrofobica, inquinata e perennemente intasata. Oggi offre viceversa una invidiabile qualità di vita anche per come consente di muoversi ai cittadini e pendolari. Uno specchio e una vetrina attraverso il quale un paese si specchia con la consapevolezza di poter affrontare qualsiasi avversità e di potersi preparare al meglio per le nuove sfide, con una lungimiranza che è per noi è difficile da capire. Una capacità che spesso viene scambiata per lentezza e invece rappresenta una singolare propensione collettiva verso il futuro, paradossale per una società uscita da medioevi, bombe atomiche e terremoti. Le Olimpiadi e le Paralolimpiadi del 2020, ad esempio, sono già da tempo al centro del dibattito politico ed economico sia della politica sia delle imprese. Entrambi ne parlano prendendo questa occasione come un orizzonte di fattibilità per molte delle cose che porteranno a modernizzare il paese, la sua economia, le sue infrastrutture e la propria industria.

Preparare il possibile

Ecco perché il Salone di Tokyo ha sempre il sapore del futuro e se si parla di ibrido, elettrico, idrogeno e di guida autonoma o anche di taxi ibridi a GPL, un giro al Tokyo Big Sight consegna una senso di convinzione e concretezza del quale il mondo dell’auto ha urgente bisogno per recuperare credibilità e continuare ad essere il motore dell’evoluzione e del cambiamento. Fuori l’aria è fresca e c’è una bellissima luce, mentre dentro al Salone si prepara il possibile. E il bello è che appare possibile.

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Tag: Live , tokyo


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