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pubblicato il 23 ottobre 2015

Rc auto: gli esperti contro la Tariffa Italia

I tecnici delle tariffe Rca contro il prezzo unico. Pagherebbero gli automobilisti virtuosi

Rc auto: gli esperti contro la Tariffa Italia

Il disegno legge concorrenza, che ha avuto l’ok della Camera, è dalla parte degli automobilisti. In particolare, la Tariffa Italia tutela gli automobilisti virtuosi del Sud: quelli che non causano incidenti. Oggi, sono costretti a pagare tariffe Rc auto salatissime, a causa delle truffe di pochi abitanti di certe zone “calde”: Napoli e Caserta, ma anche alcune province della Puglia, della Calabria e della Sicilia. Con la Tariffa Italia, invece, pagheranno quanto i guidatori del Nord, a parità di condizioni: classe di merito, età, auto. Il problema è che le compagnie scaricano sugli automobilisti i costi delle frodi, anziché andare sino in fondo per evitare che i furbetti dell’incidente falso abbiano il risarcimento. Ma l’Ania (Associazione delle assicurazioni) critica pesantemente la Tariffa Italia, sostenendo che i prezzi si alzeranno per gli automobilisti del Nord. Sulla stessa linea gli attuari: i professionisti che all’interno delle compagnie, hanno la responsabilità dei calcoli matematici e probabilistici che portano alla determinazione delle tariffe. In due parole, più alto è il rischio sinistro, più alta sarà la Rca.

Meno al Sud, più al Nord

Per gli attuari, il premio annuale tenderà a uniformarsi progressivamente su valori inferiori alla media per la grande maggioranza degli assicurati. Si deve tenere conto della frequenza sinistri (sei incidenti su 100 mezzi circolanti) e della quota sinistri che per vari motivi non vengono valorizzati sull’attestato di rischio: si può facilmente stimare che gli assicurati senza incidenti da almeno cinque anni siano attualmente non meno del 75-80% del totale e, quindi, che la maggioranza dei sinistri sia comunque provocata da assicurati definiti virtuosi in base a tale elemento di valutazione. Ma l’effetto della Tariffa Italia, secondo gli attuari, sarà anche un aumento per gli automobilisti virtuosi residenti nelle aree territoriali dove il rischio è minore e che proprio per questo oggi pagano meno, per compensare la riduzione degli altrettanto virtuosi residenti nelle zone a maggior rischio che oggi pagano di più.

Atto d’accusa

Con la nuova norma, dicono gli attuari, si tende a eliminare uno dei parametri più significativi, quello legato al territorio, ai fini della tariffazione nel ramo Rc auto. Un parametro da sempre utilizzato proprio perché ritenuto altamente predittivo del rischio, oltre che di facile e certa reperibilità: “Il tutto in nome di un malinteso senso di giustizia che vorrebbe rendere ogni fazzoletto d’Italia uguale a tutti gli altri, quando invece palesemente non lo è, né per l’assicurazione auto né per mille altri fattori evidenti nella vita di tutti i giorni”. Penalizzati sarebbero gli assicurati indenni da almeno 5 anni residenti nelle regioni dove il rischio è minore (unico motivo per cui oggi pagano meno degli altri), e tutti quelli che non sono indenni da almeno 5 anni. Non solo: pagherebbero di più anche gli automobilisti residenti in zone a basso rischio all’interno di regioni mediamente ad alto rischio. La latitudine non c’entra: basti pensare, solo per fare qualche esempio, che il premio medio di Cosenza è in generale molto più vicino a quello di Milano che non a quello di Reggio Calabria, che quello di Benevento è molto inferiore a quello di Napoli, ma anche di Bologna o Firenze, e così via. Ciò avviene perché la base dati statistica utilizzata ai fini della determinazione della tariffa fa riferimento alle province e molto spesso anche ai comuni o a gruppi di comuni, cioè ad aree territoriali molto più circoscritte delle regioni, proprio con l’obiettivo di individuare quelle effettivamente omogenee rispetto ai fattori di rischio citati.

L’esempio

Per far capire meglio come stanno le cose, gli attuari fanno un esempio. “Se dobbiamo considerare un’ingiustizia le differenze del premio Rc auto dovute alla residenza del proprietario del veicolo - commenta Giampaolo Crenca, presidente del Consiglio nazionale degli attuari - allora sarebbe da considerare altrettanto ingiusto che un cittadino di Aosta o di Bolzano paghi una bolletta ben più salata di quello di Siracusa o di Lecce per tenere a 20° un appartamento di pari dimensioni, oppure che la tazzina di caffè costi meno a Roma rispetto a Milano (la differenza, ipotizzando un caffè al giorno, equivale a un buon 20-30% di un premio medio annuo RCA, ma nessuno ci fa caso). E del prezzo medio dei carburanti, che varia anche di 10 centesimi da una regione all’altra? Quali sono gli automobilisti da tutelare? Quelli che sono costretti a pagare più cara la polizza Rca (con tutti i giustificati e ben comprensibili motivi), o quelli costretti a pagare più cara la benzina (senza poter nemmeno immaginare il perché)?”.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , assicurazioni


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