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Retrospettive

pubblicato il 18 ottobre 2015

Dossier Ritorno al Futuro Day

Ritorno al Futuro, 30 anni di DeLorean DMC-12

Consegnata a gloria eterna dalla trilogia cinematografica, ha avuto vita (commerciale) breve e travagliata

Ritorno al Futuro, 30 anni di DeLorean DMC-12
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E' febbre "Ritorno al Futuro", "Back to the Future" se preferite: il 18 ottobre di trent'anni fa arrivava sugli schermi italiani il primo capitolo di una delle trilogie più amate al mondo. La creatura del regista Robert Zemeckis aveva già sbancato il botteghino negli USA ed era destinata ad avere la stessa sorte ovunque. Oggi, a trent'anni di distanza, le celebrazioni si sprecano. Il 21 ottobre è il "Ritorno al Futuro Day": Ritorno al Futuro e Ritorno al Futuro - Parte II tornano infatti al cinema in tutta Italia grazie a Nexo Digital. Perché il 21 ottobre? Perché il giorno in cui Christopher Lloyd e Michael J.Fox arrivano nel futuro all'inizio del secondo film della saga. E poi ci sono raduni ed eventi un po' ovunque. A Milano, per esempio, nella giornata di ieri alle 15.30 gli appassionati si sono incontrati in Piazza d'Armi per il 9° Trofeo Milano, dove è stato dedicato uno spazio apposito al trentennale. Il 21 ottobre, sempre nel capoluogo lombardo, l'appuntamento è alla discoteca Alcatraz: a Torino ci si ritrova tutti il 15 novembre all'Ecomuseo del Freidiano. Feste ed eventi ci saranno anche in altre città e vi terremo aggirnati, nel frattempo ripercorriamo la storia dell'auto protagonista del film, la DeLorean DMC-12, mito del cinema e non solo.

DeLorean chi? Il mito nasce nel cuore dell'America dei motori

Tutto ha inizio da John Zachary DeLorean che, come suggerisce il suo nome, è il papà della vettura di "Ritorno al futuro". Un'auto che nacque a Detroit dall'idea del figlio di un dipendente della Ford. John DeLorean studia ingegneria per garantirsi un futuro da "professionista" nel mondo dell'automobile. Successivamente al master svolto in Chrysler, il primo lavoro nel campo delle automobilistico di DeLorean fu in Packard. Qui fu parte del team che sviluppò la trasmissione "Ultramatic", la prima con scatola in alluminio. DeLorean passò poi in GM, dove salvò il marchio Pontiac dal fallimento, grazie alla G.T.O del 1964, che portò a un radicale cambio d'immagine. Nel 1969 DeLorean prende il timone della Chevrolet, di cui quadruplica in pochi anni i profitti. La carriera in GM di John De Lorean apparve inarrestabile: nel '73 era già vice-presidente della divisione auto e "light truck" per il Nord-America.

Finalmente, nel 1975, la DeLorean Motor Company

Nonostante i grandi successi prima in Pontiac poi in Chevrolet, DeLorean si vede costretto ad abbandonare General Motors per divergenze con i top manager della casa di Detroit. Ma DeLorean non si sposta di molto: sempre in questa città, nel 1975, fonda la DeLorean Motor Company (DMC). Poco doco la sede viene trasferita in California, ad Irvine per la precisione, e questo è uno dei momenti chiave per la storia (la notorietà, soprattutto), dell'azienda. Passa poco tempo e la DMC si mette all'opera per costruire - da zero - una vettura: veloce, tecnologica, comoda e, soprattutto, sicura. Il progetto in principio si chiama DSV, DeLorean Safety Veichle. Punti di forza sono la forma aerodinamica della carrozzeria coupè, mentre il telaio è monoscocca, oltre che essere rinforzato con zone anteriori e posteriori ad assorbimento d'energia, per proteggere gli occupanti in caso d'incidente. Ancora: il motore è posteriore (nel depliant informativo sono indicati propulsori rotativi, V6 e 4 cilindri in linea) da circa 150 - 200 cavalli e le porte sono ad "ala di gabbiano". Dalle immagini presenti sulla brochure, la DSV richiama in alcuni particolari la DeTomaso Mangusta, opera di un giovanissimo Giorgetto Giugiaro nei primi anni Sessanta. Proprio a Giugiaro DeLorean chiede consulenza per definire lo stile definitivo della sua GranTurismo.

Sviluppata insieme alla Lotus

Progettare, costruire e vendere un'auto non è cosa semplice. Richiede non solo competenze a 360°, ma anche ingenti risorse economiche. A quest'ultimo aspetto, DeLorean trova la seguente soluzione: la creazione preventiva di una rete di venditori, ognuno dei quali anticipa 25.000 dollari, utilizzati per lo sviluppo dell'auto. Si tratta di risorse fondamentali, che DeLorean può girare - in misura di 12 milioni di sterline - alla Lotus di Colin Chapman, il quale a sua volta era a corto di denaro per la sua scuderia di Formula 1. Il periodo è la fine degli anni Settanta e la DMC-12 - questo, nel frattempo, è diventato il nome della vettura - è a un passo dalla produzione. Manca un solo "dettaglio": lo stabilimento, che dopo diversi passaggi viene deciso essere situato in Irlanda del Nord, alla periferia di Belfast per la precisione. Peccato che un quella zona continui senza sosta la guerriglia tra cattolici e protestanti, venticinque anni fa molto più forte e violenta di quanto non lo sia attualmente. La soluzione a questo problema? DMC assunse più di 2.500 lavoratori di cui esattamente il 50% cattolici e 50% protestanti. Una mossa tanto semplice quanto geniale che fece da "scudo" durante gli scontri.

La DMC-12

Larga 1,99 m, alta appena 1,14 e lunga 4,26, appare "schiacciata dalla velocità" anche da ferma. Siamo nel 1980 e la DMC-12 è pronta; meccanicamente è decisamente diversa rispetto al progetto DSV originario, in quanto gli ingegneri Lotus sviluppano un telaio a "doppia Y" con struttura portante per tutti gli organi meccanici, al quale veniva poi fissata la carrozzeria in acciaio inossidabile rigorosamente non verniciato (come nel film, peraltro). Il motore è confermato in posizione posteriore longitudinale, montato a sbalzo oltre il retrotreno, mentre le sospensioni sono a quadrilatero davanti e a puntone longitudinale dietro. Il radiatore e il serbatoio sono montati anteriormente vicini al baricentro dell'auto, mentre la trasmissione è manuale a 5 rapporti o automatica a 4. Che la DeLorean sia auto speciale lo dimostra anche la scelta di cerchi di diametro differenziato: da 14" all'avantreno e da 15" al retrotreno. Il motore? Un V6 di 2.9 litri di produzione PRV (Peugeot Renault Volvo), lo stesso di alcune auto molto popolari all'epoca come, per esempio, la Lancia Thema. Anche la trasmissione manuale a cinque rapporti è prodotta da Renault.

Plasmata dal vento

Il design privilegia l'aerodinamica e richiama le supercar degli anni '70 e '80, come la Lamborghini Countach, per esempio: linee rette e spigoli, coda tronca e profilo a cuneo con muso quasi verticale, su cui spiccavano i quattro gruppi ottici rettangolari e il logo stilizzato "DMC". Da apprezzare in modo particolare è la generale pulizia estetica, spezzata solo da due luci (quella posteriore relativa al vano motore) e da un profilo in gomma che incorpora i ripetitori laterali d'ingombro. Muso e coda sono in plastica per permettere alla vettura di superare i crash test americani.

Radio e specchietti elettrici, altro che flusso canalizzatore

L'abitacolo, ovviamente, non è quello iper-tecnologico della DeLorean del film. Grande abbastanze per due sole persone e una sacca da golf, è rivestito al 100% di pelle - nera o grigia - e sfoggia una plancia con componentistica di derivazione (almeno nel design) Renault. Di serie sono previsti autoradio, climatizzatore, vetri e specchi retrovisori elettrici e gli interni in pelle. Il prezzo? Circa 28.000 dollari.

Costosa e poco potente

Le catene di montaggio iniziano a girare nel 1981 e fin da subito è evidente che non è possibile rimanere sugli standard qualitativi prefissati. Non solo: rispetto per esempio alla Corvette, la DeLorean costa molto di più ed è meno potente. Nel 1981, primo anno di produzione, la DMC-12 uscì dallo stabilimento irlandese in 6.539 unità; nel 1982 le vendite calarono di colpo - a 1.126 pezzi - e l'azienda di John DeLorean sprofondò in crisi nera. A tutto ciò si aggiunge il coinvolgimento di John DeLorean in indagini per traffico di stupefacenti, che culminano con il suo arresto. Il 1983 è ultimo anno di produzione: 918 esemplari. Ma non è questo il solo problema di John DeLorean, che si vede inquisito anche per le sue attività economiche (fra cui l'acquisizione della Logan, produttrice di spazzaneve) e si infila da qui in poi in una lunga serie di cause e processi giudiziari che s'esaurirà solo nel 1999. La DMC cessò la produzione dopo aver costruito anche tre DMC-12 placcate oro (di 100 previste...), con rifinute esterne beige e gli interni in pelle della stessa tinta.

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Autore: Salvatore Loiacono - Adriano Tosi

Tag: Retrospettive , cinema , auto storiche , evidenza


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