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pubblicato il 15 ottobre 2015

Toyota Mirai, perchè l'auto a idrogeno conviene (forse)

Con lei il Costruttore giapponese vuole cambiare non solo la mobilità, ma il mondo. Superando l’elettrico

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La Toyota Mirai è ufficialmente commercializzata in Europa, almeno in alcuni paesi, al prezzo di 66mila euro (tasse escluse) e il suo arrivo in Italia è rimandato al 2017 per la mancanza di infrastrutture e di una politica energetica che contempli l’idrogeno. È presentata con un’autonomia di 550 km, proprio mentre la Tesla dichiara un’autonomia praticamente equivalente e Audi e Porsche si dichiarano pronte ad eguagliarla. Ma allora perché comprare un’auto a idrogeno dalle prestazioni normali piuttosto che un’elettrica che in accelerazione va forte come una supercar?

Oltre l’elettrico, senza il carbonio

Prima di tutto un’auto a idrogeno è un’auto elettrica e, se ormai il suo vantaggio in termini di autonomia è destinato ad essere colmato, rimane quello sui tempi di rifornimento: bastano 3-5 minuti e si fa da tutto da soli. Sempre che vi sia una stazione di rifornimento. L’unico impianto regolarmente aperto in Italia è quello di Bolzano, ve ne sono altri, ma sono obsoleti oppure producono l’idrogeno attraverso il reforming del metano, dunque sfruttando ancora idrocarburi e producendo anidride carbonica. Con l’auto elettrica basta la spina e la CO2 non c’è, a patto che l’energia venga prodotta da fonti rinnovabili. E qui viene il punto.

Un cuscino tra produzione e consumo

La produzione di energia da fonti rinnovabili è intermittente e, in generale, lo è anche il suo consumo. Quando non c’è vento, gli invasi di acqua sono vuoti o è notte e il sole non c’è da dove può venire l’energia? E dove mettiamo quella prodotta quando la maggior parte di industrie ed elettrodomestici stanno a riposo? La soluzione potrebbe essere proprio l’idrogeno, perché l’energia prodotta in eccesso può essere utilizzata per ricavare dall’idrolisi dell’acqua – si, proprio l’acqua – idrogeno da stoccare, pronto a riprodurre energia attraverso le celle a combustibile stazionarie oppure in quelle delle automobili per farci muovere, senza alcun altro tipo di emissione se non il vapore acqueo. Senza scomodare un solo grammo di carbonio e, dunque tagliando fuori del tutto l’anidride carbonica.

Vivere e muoversi in un modo nuovo

Alla base dunque dell’auto a idrogeno ci sono un diverso modello di società ed economia. Noi viviamo già la società dell’elettricità al cui interno stiamo portando anche la mobilità, mentre l’economia dell’idrogeno sta nascendo solo ora in alcune città. Oltretutto, esistono già processi industriali come la desolforazione che solo in Italia producono come scarto 50 milioni di tonnellate di idrogeno all’anno. Basterebbero per alimentare 250 milioni di Mirai, ognuna con una percorrenza di 20 mila km annui. La cosa importante è che la società dell’idrogeno non è contrapposta a quella dell’elettricità, anzi la completa in modo perfetto perché ne colma uno dei problemi fondamentali: l’asimmetria di tempi e quantità tra produzione e consumo dell’energia.

L’idrogeno, contagioso per virtù

La società dell’idrogeno funzionerebbe esattamente come un’auto a idrogeno qual è la Toyota Mirai: produrre l’energia elettrica dove serve – in questo caso a bordo – sfruttando un vettore liquido che può essere stoccato e trasportato per farci vivere e muovere ad emissioni zero. Senza la schiavitù delle batterie. Sulle auto fuel cell infatti hanno dimensioni e peso contenuti perché hanno solo la funzione di tampone e non sono i mostri da mezza tonnellata che dovrebbero assicurarci i 500 km di autonomia e poi, alla fine del ciclo di vita, occorrerà riciclare. Ecco un altro motivo per il quale l’idrogeno conviene e spinge automaticamente verso le fonti di energia rinnovabili rendendole praticamente, ecologicamente ed economicamente vantaggiose attraverso l’esclusione progressiva degli idrocarburi.

I conti si faranno alla fine

Infine capitolo costi. Ad Amburgo, dove abbiamo provato la Mirai, l’idrogeno costa 9,50 euro al kg. Stando al consumo dichiarato di 0,76 kg/100 km vuol dire che con un euro si percorrono 13,8 km. A parità di costo, con il gasolio a 1,35 euro, è come avere un diesel che fa 18,7 km/litro. Con la benzina a 1,50 euro, per pareggiarla ci vorrebbe un’auto che fa 20,8 km/litro, valore decisamente improbabile. Durante la nostra prova abbiamo registrato un consumo di 1,2 kg/100 km e questo cambia le carte in tavola portando i due valori ipotetici di pareggio rispettivamente a 11,8 e 13,1 km/litro. Dunque l’auto a idrogeno perderebbe. E perderebbe ancora di più se a qualche burocrate o politico venisse in mente di applicare all’idrogeno tasse e accise. Questo non toglie assolutamente nulla al valore della Mirai, che è non solo simbolico. Di sicuro siamo ancora all’inizio e i margini per ridurre il costo dell’idrogeno sono enormi, così come per l’auto fuel cell per la quale i progressi in termini di costo, efficienza e durata sono stati davvero straordinari e non sono affatto finiti. Resta da costruire il contesto.

Scheda Versione

Toyota Mirai
Nome
Mirai
Anno
2017
Tipo
Normale
Segmento
medie
Carrozzeria
3 volumi
Porte
4 porte
Motore
Prezzo
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Tag: Curiosità , Toyota , auto giapponesi , idrogeno


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