Retrospettive

pubblicato il 25 ottobre 2015

Lancia Stratos, quando l'Italia correva davvero

Una produzione limitatissima e finalizzata ai rally l'ha comunque consegnata a gloria eterna

Lancia Stratos, quando l'Italia correva davvero
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Il caso, a volte. Nascere "per sbaglio" e diventare un mito, una delle automobili più famose e amate della storia. Siamo in Lancia verso la fine degli anni Sessanta e la Fulvia Coupé non è più competitiva come un tempo nei rally. Urge una sostituta, che però nella gamma dell'azienda torinese non c'è. Bertone, che è alla ricerca di una commessa importante e intuisce l'occasione, commissiona a Marcello Gandini (papà, tra le altre, della Lamborghini Countach) una sportiva a motore posteriore centrale. Nasce così la Prototipo Zero, concept esposto al Salone di Torino del 1970. Cesare Fiorio, allora capo del Reparto Corse Lancia, non esita un attimo: dalla Prototipo Zero deve prendere orgine la vettura con la quale tornare a vincere nei rally e Bertone è il prescelto. Vede così la luce la Stratos HF, con lo schema meccanico della Prototipo Zero, ma il motore e il cambio della Fulvia vengono sostituiti con quelli della Ferrari Dino 246. Si tratta della prima vettura nata esplicitamente per i rally. Un'arma letale, ma difficile da domare. Il resto è storia, che non si esaurisce nei pur importantissimi cinque titoli mondiali.

Piccola e cattiva, anzi cattivissima

Meno di 1.000 kg, motore montato trasversalmente in posizione posteriore centrale, trazione posteriore: l'identikit è quello della perfetta auto da corsa (in questi anni, la trazione integrale non è ancora diventato uno standard nei rally), grazie anche ai soli 3,67 metri di lunghezza per 2,16 di passo. Una sportiva "tascabile", spinta però da un V6 Ferrari di 2,4 litri di cilindrata, capace di 190 CV: per domarla sono richieste perizia e freddezza in dosi massicce, anche perché il montaggio piuttosto alto del motore stesso, studiato per affrontare i guadi senza problemi, alza il baricentro della vettura e la rende nervosa. Detto questo, il progetto 100% racing è evidente anche da alcuni dettagli che, nella concitazione delle gare, si rivelano determinanti: i cofani con apertura a 90°, per esempio, agevolano il lavoro dei meccanici; l'ampio parabrezza regala un'ottima visibilità a pilota e navigatore, mentre la parte posteriore dell'abitacolo, in acciaio scatolato, assolve anche la funzione di roll-bar.

Una storia d'amore con il "Drago"

Il debutto in gara della Stratos è datato 4 novembre 1972: la vettura è iscritta al Gruppo 5 (l'obiettivo è il Gruppo 4, ma prima bisogna produrne 500 esemplari per ottenere l'omologazione) e al volante c'è Sandro Munari. Il primo risultato è uno zero in classifica a causa di un guasto. Poco male. La Stratos e Munari sono solo agli inizi della loro relazione, che li porta al primo successo già nel corso del 1973, prima in Spagna e poi in Francia. Il 1974 è invece l'anno della consacrazione: l'omologazione a Gruppo 4 arriva solo verso il finale della stagione, ma i punti accumulati nella prima parte con la vecchia Fulvia e le due vittorie di Munari con la Stratos regalano alla Lancia il titolo Marche. Ancora meglio va nel 1975: con la leggendaria colorazione Alitalia a renderla italiana anche nel look, la Stratos vince per la seconda volta consecutiva il titolo Marche, grazie a quattro successi. Siccome non c'è due senza tre, Lancia mette in bacheca il titolo Marche anche nel 1977, anno in cui viene indetto il Mondiale Piloti, vinto dal mitico Sandro Munari, detto "il Drago". Non sembrano esserci ostacoli sulla strada della Stratos, che però deve chinarsi alle logiche commerciali del Gruppo Fiat di cui fa parte. A Torino vogliono spingere la 131 Abarth e dal 1978 la Stratos è autorizzata a competere solo in alcune gare. I risultati comunque sono ottimi: Markku Alen si aggiudica il Mondiale Piloti e la Stratos è prima al Sanremo. Fino al 1982 la vettura viene utilizzata in alcune gare del campionato europeo ed italiano, finché è costretta ad andare in pensione a causa della scadenza dell'omologazione.

Febbre Stratos, fra aste, remake (mai fatti) e falsi

Più degli esemplari venduti, più dei titoli mondiali messi in bacheca, il successo di un'automobile si misura con il numero di libri che ne narrano le gesta e/o le meraviglie, ma anche attraverso la frequenza con cui viene citata nei discorsi fra appassionati e con il suo valore sul mercato del collezionismo. Se i primi due elementi sono difficilmente quantificabili, per l'ultimo si può prendere come riferimento il concorso d'eleganza di Pebble Beach - il più prestigioso al mondo nel suo genere - che vede proprio nella Stratos, ogni anno, una delle protagoniste indiscusse. Come ogni operta d'arte che si rispetti, però, anche attorno alla Lancia Stratos ruota il malaffare: sono diversi, in Italia e all'estero, i casi di denuncia per falsificazione della vettura, realizzate da meccanici/carrozzieri (tanto esperti quanto spregiudicati) che poi tentano di rivenderle a cifre stellari. Infine, sulla scia del remake della Mini e della Fiat 500, più volte si è detto - e soprattutto sperato - che il gruppo Fiat, ora FCA, riproponesse la Stratos in versione moderna. Per il momento non se ne è mai fatto nulla. Ma non è il caso di disperare: la Fiat 124 lo dimostra...

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Tag: Retrospettive , Lancia , auto italiane , auto storiche


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