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pubblicato il 15 ottobre 2015

Filtro antiparticolato, come mantenerlo nel tempo

Nonostante le polemiche sulla sua funzione, è importante saperlo curare

Filtro antiparticolato, come mantenerlo nel tempo

O lo ami o lo detesti: è il filtro attivo antiparticolato (in francese "filtre à particules", FAP). Che suscita ammirazione fra gli automobilisti, oppure repulsione. “Inventato” nel 2000 da Peugeot (e poi Citroën) per abbattere le emissioni inquinanti da polveri sottili dei motori diesel, questo dispositivo è stato successivamente adottato da altre case automobilistiche, che hanno optato per tecnologie differenti, quali il Diesel Particulate Filter (DPF). In due parole, il sistema aggrega il particolato dei gas di scarico in agglomerati di particelle senza un legame chimico: miscela al gasolio l’ossido di cerio. Alla fine, queste sostanze, più grosse del particolato originario, diventano "imprigionabili" dal filtro e non si disperdono in atmosfera. Così almeno in teoria, anche se c’è chi contesta il tutto, sostenendo che, al contrario, vengono sprigionate sostanze ancora più minuscole e quindi più nocive. Al di là di discussioni tecniche, è utile capire come mantenere il filtro antiparticolato nel tempo. Anche se, pure su questo aspetto, le polemiche sono numerose.

Per tutelarlo

1# Dove guidare. Se guidate su strade a scorrimento veloce, come autostrade ed extraurbane, il filtro antiparticolato ne avrà giovamento: grazie ai regimi di rotazione più elevati del motore e alle maggiori temperature d'esercizio raggiunte, il processo di autorigenerazione è migliore.

2# Non solo città. Invece, un utilizzo esclusivamente cittadino del filtro antiparticolato non permette il completo svolgimento del processo di autorigenerazione: il filtro è a rischio intasamento. Anche se quelli di ultima generazione soffrono meno di questo possibile problema.

3# Traffico, che guaio. Ogni quanto far respirare il filtro con una “sgambata” fuori porta? Non c'è un chilometraggio preciso: dipende dalla quantità di particolato trattenuto dal filtro. Approssimativamente, viaggiando in città, nel traffico, spesso fermo in colonna, guidate la vettura a 100 km/h per qualche chilometro, almeno ogni 500 chilometri.

4# Occhio all’alert. Se la spia di controllo si accende, vuol dire che i frequenti tragitti brevi stanno un po’ intasando il filtro antiparticolato: la fuliggine sta facendo del male. E allora non vi resta che accelerare fuori città, per cercare di far tornare le cose allo stato originario. Può invece capitare che sul display venga visualizzato un messaggio che accompagna l'accensione della spia "service": dovete ripristinare il livello dell'additivo che aiuta la combustione del particolato.

5# Qualche numero. Solo per dare un’indicazione, se il cambio è manuale, mettere in quarta o quinta marcia. Se è automatico, posizione S. Procedete per minimo 15 minuti o fino allo spegnimento della spia di controllo con una velocità di almeno 60 km/h a regime motore di 1.800-2.500 giri al minuto. Così, la temperatura dei gas di scarico sale, e la fuliggine nel filtro dovrebbe essere bruciata.

6# Se la spia resta accesa. Invece, dopo aver ricevuto l’alert, se avete provveduto a fare la “sgambata” fuori città, e nonostante questo la spia resta accesa, non resta che un’opzione: il meccanico. Meglio non insistere a fare da soli. E soprattutto, nessuno stress: premete sull’acceleratore rispettando i limiti del Codice della strada; mai eccedere, anche se la spia non si spegne.

Si rigenera da sé

Ricordate che, normalmente, se tutto funziona bene, la rigenerazione dura due-tre minuti e avviene ogni 400-500 chilometri da sé. Senza che voi dobbiate fare qualcosa. Il sistema si regola da solo, in rapporto del quantitativo di particolato catturato dal filtro. Grazie all'additivo specifico miscelato al carburante, la temperatura naturale di combustione del particolato viene abbassata fino a 450°gradi: così, la rigenerazione avviene in modo più semplice.

Autore: Redazione

Tag: Da Sapere , autoaccessori , inquinamento


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