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Curiosità

pubblicato il 13 ottobre 2015

Dossier #sapevatelo

I nomi delle auto nascono così

Le fonti di ispirazione sono le più disparate, dalla cultura alla musica passando per la tecnologia

I nomi delle auto nascono così

Per viaggiare, con le automobili, non è strettamente necessario accendere e partire. Molte volte è sufficiente leggerne in nomi. Anzi, così facendo c'è molta più probabilità di andare lontano (con la fantasia), di sentirsi esploratori e magari di farsi venire anche un po' di acquolina in bocca. No, non siamo impazziti: pensate un po' a cos'hanno partorito negli anni le fervide menti del marketing per caratterizzare un modello già dal nome - far capire, insomma, per quale scopo è progettato e a chi è destinato - e vi accorgerete che la dimensione del viaggio, nell'automotive, prescinde molto spesso dallo spostamento che con le loro stesse vetture si può compiere. Altre volte, invece, l'approccio è molto più "freddo" e razionale: c'è chi da sempre predilige i numeri, in rappresentanza della cilindrata, del numero di cilindri o del livello di potenza del modello specifico. Altre fonti di ispirazione sono la cultura, il futuro, la musica e la tecnologia. Siete pronti? Si parte. Premessa: il "viaggio" non potrà fare tappa ovunque: il web non pone limiti di spazio alla scrittura, ma il vostro tempo per la lettura sì.

Città, natura, avventura

Seat è storicamente il marchio più legato alla propria terra, la Spagna, che ha omaggiato richiamandone città, isole e monumenti: Malaga, Marbella, Ibiza, Alhambra, Leon, Toledo, Cordoba... I coreani di Hyundai e Kia preferiscono attingere all'estero. Dei primi è evidente la passione per l'America: si possono ricordare infatti Santa Fé (sud), Veracruz (centro) e la "rinata" Tucson (nord); i secondi hanno commercializzato o commercializzano Sorento (manca una "r" ma pazienza), Sedona e Rio. Nomi-cose-animali in tema automobilistico non poteva non comprendere flora e fauna, astri e fenomeni atmosferici: Corolla e Sequoia (Toyota), Rabbit e Beetle (Volkswagen), Eclipse (Mitsubishi), Viper (Dodge), Leaf (Nissan), Thunderbird (Ford). Viene immediatamente voglia di mettersi uno zaino in spalla e partire all'avventura leggendo Pathfinder di Nissan, Discovery e Freelander di Land Rover, Odyssey di Honda, Tundra di Toyota, Voyager di Chrysler e Compass di Jeep.

Un nome, una garanzia

Cosa vi viene in mente con il nome Transit? Consegne a corto-medio raggio? Esatto. E Ford ha colto perfettamente nel segno, chiamando così il suo veicolo commerciale leggero. Altro richiamo immediato al tasporto è dato dalla parola cruiser, utilizzata da Toyota per la sua Land Cruiser (dunque non per forza furgoni, ma anche fuoristrada, per portare materiale in zone remote e ostiche) e da Chrysler per la PT Cruiser.

Numeri precisi o da interpretare

Spesso, dietro la scelta di dare un'identità numerica a un modello, c'è la voglia di rappresentare qualche contenuto tecnico, come nel recente caso della Fiat Tipo che riprende il nome del progetto Tipo Due. All'interno di questa categoria ci sono anche delle varianti. Ferrari, per esempio è solita accostare alle cifre un nome o una sigla: 458 Italia (458 sta per 45 sta per 4,5 litri di cilindrata, 8 per il numero di cilindri), 488 GTB, 612 Scaglietti... Altre volte, il numero ha celebrato un anniversario: F40 ed F50, seguite dalla Enzo, chiaro omaggio al fondatore. E poi ci sono i tedeschi, che da qualche anno danno i numeri: fino a un certo punto, BMW indicava con la prima cifra la "Serie" e con le ultime due la cilindrata del motore, mentre la "i" indicava i benzina e la "d" i diesel (525i era Serie 5 con motore 2.5). Da quando le cilindrate sono diventate pochissime (1.5 - 2.0 - 3.0 e 4.4, fondamentalmente) e la potenza è tutta una questione di sovralimentazione, ecco che le ultime due cifre indicano lo step di potenza: 520d e 525d, per esempio, sono entrambe 2.0, esattamente come 530d e 535d; a cambiare è la potenza. Stesso discorso vale per Mercedes: se 220d (a proposito: la storica sigla CDI è stata appena abbandonata) si avvicina alla cilindrata del 2.1 turbodiesel, la 250 non è 2.5, bensì sempre 2.1; solo che è biturbo e dunque più potente.

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Tag: Curiosità , auto americane , auto cinesi , auto coreane , auto europee , auto giapponesi , auto indiane , auto inglesi , auto italiane


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