Attualità

pubblicato il 8 ottobre 2015

Dossier Dieselgate, lo scandalo dopo il caso Volkswagen

Dieselgate, stop ai diesel 2.0 TDI Volkswagen in America

Sospesa la richiesta di omologazione EPA per il 2016

Dieselgate, stop ai diesel 2.0 TDI Volkswagen in America
Galleria fotografica - Volkswagen, i protagonisti dello scandaloGalleria fotografica - Volkswagen, i protagonisti dello scandalo
  • Volkswagen Passat Variant 2010 - anteprima 1
  • Volkswagen Golf VI - anteprima 2
  • Martin Winterkorn    - anteprima 3
  • Matthias Muller	   - anteprima 4
  • Motore Volkswagen TDI - anteprima 5
  • Motore Volkswagen TDI   - anteprima 6

Calma e sangue freddo, prima di fare altri errori. E' un po' questo il "succo" della lettera con cui l'amministratore delegato di Volkswagen USA, Michael Horn, ha dichiarato il ritiro della richiesta di omologazione all'EPA per la commercializzazione in America di motori diesel 2.0TDI. Questo significa che, senza certificazione EPA sul livello di emissioni, per il momento Volkswagen sospende le vendite previste nel 2016 dei modelli (auto e veicoli commerciali) equipaggiati con quel motore, come già anticipato dalla scomparsa degli stessi dal sito web USA. La decisione di abbandonare l'iter di omologazione tiene anche conto degli incontri che tuttora Volkswagen sta tenendo con le istituzioni governative americane che si occupano di regolamentare le emissioni.

Interventi di ripristino non definiti

Nell'intervento dell'ad di Volkswagen USA nulla è stato detto sui tempi e sulle modalità di ripristino che riguardano i motori 2.0 TDI che non rispettano i limiti di emissioni di NOx, montati su circa 480.000 veicoli venduti dal 2008. Si parla invece di un software in fase di approvazione da parte delle autorità americane, che diventerebbe un "dispositivo ausiliario di controllo delle emissioni" che rispetta le leggi statunitensi. Non è chiaro cosa faccia, questo dispositivo, ma una non meglio precisata portavoce di Volkswagen America ha fatto sapere che non ha nulla a che fare con il software incriminato nello scandalo (il "defeat device"), quello in grado di riconoscere lo svolgersi del ciclo di omologazione per attivare momentaneamente una mappatura compatibile con il test di verifica, tornando poi ai livelli di emissioni non omologati una volta su strada. E' anche stato precisato che le tre generazioni del motore 2.0 TDI coinvolto necessiteranno di interventi di ripristino diversi.

Cosa sapeva Volkswagen

Nella sua lettera Horn ha anche fatto sapere di essere stato informato nella primavera del 2014 della ricerca - pubblicata dall'università sulla West Virginia - sulle emissioni reali di due modelli Volkswagen diesel e di essere quindi stato messo al corrente di un possibile rimedio da parte degli ingegneri Volkswagen. Ha inoltre aggiunto che alla fine del 2014 i tecnici Volkswagen avevano un "piano specifico" per far tornare dentro i parametri della legge americana le emissioni di tutte le auto coinvolte. A dicembre 2014 è stato quindi fatto partire un richiamo per ricalibrare le emissioni di alcuni modelli diesel, con test di verifica condotti dal California Air Resources Board, che ha però sancito che i limiti continuavano a non essere rispettati. Il 3 settembre 2015, Horn si è scusato riconoscendo che tra il 2009 e il 2015 i motori in questione contenevano il software incriminato.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , Volkswagen , auto europee , dall'estero


Vai allo speciale
  • Tesla al Salone di Parigi 2016 - Salone di Parigi 2016 - 5
  • Kia al Salone di Parigi 2016 - Salone di Parigi 2016 - 22
  • Maserati al Salone di Parigi 2016 - Salone di Parigi 2016 - 30
  • Alfa Romeo al Salone di Parigi 2016 - Salone di Parigi 2016 - 4
Vai al Salone Salone di Parigi 2016
 
Top