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Curiosità

pubblicato il 8 ottobre 2015

Dossier Dieselgate, lo scandalo dopo il caso Volkswagen

Dieselgate, Jeremy Clarkson dice la sua: "Chissenefrega"

E a Volkswagen consiglia di "buttarla sul ridere" e passare al contrattacco

Dieselgate, Jeremy Clarkson dice la sua: "Chissenefrega"
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I suoi commenti erano già molto sopra le righe quando lavorava per la più politically correct di tutte, la BBC, e ora che Jeremy Clarkson si è definitivamente "liberato" (anche se sarebbe più giusto dire che "è stato liberato") da ogni vincolo nei confronti della TV pubblica inglese, sta dando pieno sfogo al suo istinto dissacratore. Nel suo editoriale sul Sunday Times del 27 settembre Clarkson ha trattato il tema più caldo e recente del mondo automobilistico - lo scandalo dei diesel Volkswagen, il cosiddetto Dieselgate - e lo ha fatto con il consueto tono a metà tra humour e provocazione esplicita che lo ha reso il giornalista automobilistico più conosciuto (e criticato) al mondo.

Un sonoro "Chissenefrega"

Volendo riassumere ai minimi termini l'editoriale di Clarkson sul caso dei diesel Volkswagen, l'espressione più adatta sarebbe proprio quella del titolo: "Chissenefrega". Le considerazioni del giornalista inglese sul Dieselgate che rischia di costare al Gruppo Volkswagen decine di miliardi di euro - senza contare l'incalcolabile danno d'immagine - partono da un presupposto piuttosto semplice e a dirla tutta non così popolare, ossia "Per quanto ne so, ciò che è stato fatto [da Volkswagen] non è poi così un male".

Colpa degli ambientalisti

Secondo la (personalissima) ricostruzione di Clarkson tutto è cominciato per colpa dei "soliti" ambientalisti che per anni hanno sostenuto che per salvare il pianeta avremmo dovuto tutti comprare auto diesel. Quando questo tipo di alimentazione ha raggiunto una quota del 50 per cento sul mercato europeo, sostiene Clarkson, gli ambientalisti hanno cambiato idea perché si sarebbero accorti che i NOx prodotti dai diesel avrebbero "ucciso tutti i nostri bambini e cuccioli di cane entro domani all'ora del the". Molti governi, continua il giornalista inglese, si sono fidati di queste "tesi insensate" e hanno quindi introdotto normative che limitano l'emissione di NOx da parte delle auto, costringendo le case costruttrici a spendere un sacco di soldi per progettare nuovi sistemi diesel che "funzionano con un mix di gasolio e urina concentrata" (il riferimento è al sistema SCR che utilizza un additivo a base di urea per abbattere i NOx). Volkswagen, però, è andata oltre, inserendo un software - che Clarkson definisce "intelligente" - in grado di ridurre drasticamente emissioni e consumi in fase di test.

Nessuna conseguenza

Nell'editoriale Jeremy Clarkson si chiede retoricamente "chi soffre" per colpa dello scandalo dei diesel Volkswagen. I clienti Volkswagen? No, risponde l'ex conduttore di Top Gear, perché le auto dotate dei motori incriminati "sono migliori da guidare rispetto a quanto sarebbero state se avessero dovuto essere riprogettate per rispettare le regole". Quanto ai bambini e ai cuccioli di cane, Clarkson liquida le stime dei potenziali danni ambientali fatte da Greenpeace e altre organizzazioni come pure speculazioni basate sul nulla, perché "circa il 60 per cento dei NOx generati dall'uomo non viene dai trasporti stradali e per quanto riguarda il restante 40 per cento, la maggior parte viene da camion e bus". Quindi, conclude Clarkson, "nel grande schema delle cose, la Golf diesel del vostro vicino non fa nessuna differenza rilevante".

Tutti aggiriamo le regole

Secondo Jeremy Clarkson Volkswagen ha semplicemente "preso in considerazione una serie di numeri arbitrari che sono stati sognati da un manipolo di governanti malinformati e confusi, e ha deciso di ignorarli". Il comportamento di Volkswagen, sostiene quindi Clarkson, non è stato un delitto o un disastro ambientale ma semplice "aggiramento delle regole, cosa che tutti facciamo". Con una lista di comportamenti diffusi ai limiti della legalità - come il parcheggio in zone non autorizzate o la falsificazione del curriculum vitae - Clarkson cerca di convincere i lettori che, in fondo, quello di Volkswagen è stato un comportamento comprensibile; per rafforzare l'argomento, cita anche un episodio della sua vita, quello in cui per superare l'esame di stenografia utilizzò un registratore a riproduzione rallentata e un paio di auricolari nascosti nei capelli. L'argomentazione, poi, si sposta sugli espedienti usati dai costruttori di auto sportive per aggirare i limiti alle emissioni sonore delle supercar e conclude con un semplice "che poi alla fine, a chi interessa?".

Volkswagen deve contrattaccare con ironia

Le emissioni di NOx interessano solo agli ambientalisti, non ai clienti Volkswagen, è la sintesi del pensiero di Jeremy Clarkson, "quindi non voglio vedere Volkswagen perdersi nell'oblio per colpa di un piccolo imbroglio senza conseguenze e portato avanti con buone intenzioni". Per evitare questo rischio, sostiene il giornalista inglese, la dirigenza del gruppo tedesco dovrebbe smetterla di prostrarsi e passare al contrattacco. Secondo Clarkson la Volkswagen nel passato ha avuto la miglior comunicazione pubblicitaria al mondo, quindi la casa automobilistica dovrebbe utilizzare le sue capacità comunicative e tanta ironia ("Abbiamo bisogno di vedere Golf con fumaioli di navi che eruttano fumo") per riconquistare i cuori dei clienti. L'ex conduttore di Top Gear, in sintesi, consiglia alla Volkswagen di "buttarla sul ridere", perché "sappiamo che tutta questa saga è uno scherzo e che noi rideremo di te [Volkswagen], quindi gioca d'anticipo e ridi di te stessa prima che noi si abbia la possibilità di farlo".

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Curiosità , top gear


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