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Retrospettive

pubblicato il 4 ottobre 2015

Volkswagen Golf Cabriolet, la "ribelle"

Storia della scoperta che non ha mai seguito il susseguirsi generazionale del modello principale

Volkswagen Golf Cabriolet, la "ribelle"
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Avete presente le sette generazioni di Volkswagen Golf? Dimenticatevele perché la Golf Cabriolet ha sempre avuto storia a sé nel corso degli anni e della vita del modello "principale": se GTI, GTD, Jetta (che in teoria sarebbe un altra auto, ma si può considerare tranquillamente la Golf a tre volumi) e Variant (la station wagon) hanno avuto una successione generazionale quasi sempre sovrapponibile a quella della Golf a 3 e 5 porte, almeno dal momento in cui sono state introdotte sul mercato, la scoperta si è rinnovata molto più lentamente, seguendo una scansione temporale e una logica tutte sue. Senza contare che per qualche anno "mamma" Volkswagen l'ha tradita con la Cabriolet-coupé Eos, salvo poi tornare sui propri passi nel 2011, quando si è assistito al ritorno della Golf col tetto in tela. Insomma, la vicenda è piuttosto intricata e cercheremo di chiarirla nelle righe che seguono.

Il Maggiolone va definitivamente in pensione con la nascita della Golf Cabriolet

A mettere davvero la parola fine alla carriera del Maggiolone non è la Golf, bensì la Golf Cabriolet, che sostituisce la versione scoperta del mitico Beetle. Siamo nel 1979 e il momento storico si consuma al Salone di Ginevra. Così come il Maggiolone, anche la Golf a cielo aperto viene assemblata sulle linee produttive della Karmann, ma le due auto non hanno, ovviamente, nemmeno un bullone in comune. La trasformazione della Golf da due volumi chiusa a Cabriolet implica una "chirurgia" pesante: per sopperire alla mancanza del tetto, il telaio viene irrobustito in ogni dove, compresa una traversa rigida che rimane al suo posto anche quando si viaggia col vento tra i capelli. Proprio questo roll-bar un filo rudimentale (altro che quelli a innesco pirotecnico delle auto moderne), che troneggia sui sedili e protegge i passeggeri in caso di ribaltamento, è uno degli elementi stilistici più caratterizzanti e affascinanti della vettura, insieme a un altro segno evidente dell'età del progetto: il "salsicciotto" che si crea quando la capote è ripiegata dietro i sedili posteriori.

Golf III Cabriolet e il salto generazionale

Tre soli anni dopo la presentazione della prima Golf Cabriolet, è già tempo di Golf II "normale", ma la scoperta non ha alcuna ansia di star dietro alle dinamiche del mercato generalista. La sua è una storia a sé. Ecco perché, non solo "sopravvive" all'intero ciclo della Golf II, ma viene commercializzata per due anni persino in piena era Golf III (del 1991). Nel 1993, spente 14 candeline, è però venuto il momento di sostituire un modello il cui progetto affonda le radici addirittura nella metà degli Anni Settanta. La seconda generazione di Cabriolet si basa dunque sulla meccanica della Golf III e passerà alla storia per essere una delle prime vetture scoperte ad avere un motore a gasolio: idea vincente che si farà largo quasi ovunque come soluzione ideale per mettere insieme voglia di evasione e razionalità. Nel 1999, due anni dopo il lancio della Golf di quarta generazione, a Wolfsburg fanno un "esperimento genetico", trapiantando il frontale della Golf IV sulla Cabriolet, che però rimane a tutti gli effetti una "III". La plancia è la stessa, così come il posteriore e la meccanica; viene giusto fatto qualche affinamento nella messa a punto e nei motori. La vettura esce dai listini nel 2002, lasciando un vuoto: per qualche anno a Wolfsburg decidono che si può fare a meno della Golf Cabriolet.

La parentesi Eos e il ritorno alla Golf Cabriolet

L'attesa, in realtà, trova piena giustificazione: gli ingegneri tedeschi stavano progettando qualcosa di completamente nuovo, almeno per loro, ovvero la Golf cabrio-coupé, denominata Eos (2006). Segni particolari: muso in stile Passat VI e - soprattutto - tetto metallico retraibile. L'inizio degli anni Duemila è il momento d'oro di questo genere di auto, che esplode, letteralmente, dopo il successo della Mercedes SLK del 1996 e della sua erede del 2004. Non tutte le proposte che arrivano sul mercato hanno però il successo della scoperta di Stoccarda; un triste destino che tocca anche alla Eos, auto irreprensibile, tecnicamente, ma mai apprezzata fino in fondo. In Volkswagen capiscono l'antifona e non ci riprovano nemmeno, col tetto rigido: nel 2011 tornano alla Cabriolet con tetto in tela - che mette d'accordo i romantici e offre tutta la protezione richiesta dagli eventi climatici - su base Golf VI.

Scheda Versione

Volkswagen Golf Cabriolet
Nome
Golf Cabriolet
Anno
2011 (restyling del 2015)
Tipo
Normale
Segmento
compatte
Carrozzeria
Cabriolet
Porte
2 porte
Motore
Prezzo
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Tag: Retrospettive , Volkswagen , auto storiche


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