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pubblicato il 2 ottobre 2015

Certificato di Proprietà digitale ACI, quali sono i vantaggi

La dematerializzazione è utile, purché l’Esecutivo faccia la sua parte

Certificato di Proprietà digitale ACI, quali sono i vantaggi

Innovazione: ecco la chiave del Certificato di Proprietà digitale dell’ACI. L’idea è positiva, con potenziali vantaggi a favore dell’automobilista: stop al vecchio passaggio di proprietà in Motorizzazione, addio alle file per avviare la pratica d’immatricolazione dell’auto, per pagare in posta i bollettini, e per ritornare in Motorizzazione al fine di completare l’operazione. La rivoluzione burocratica sta in questo: al Pubblico registro automobilistico (gestito dall’ACI) in pochi minuti si paga con bancomat e si ha il proprio CdP. Dal 5 ottobre la procedura si farà sul sito www.aci.it, quindi ancora più in fretta.

Quanto si spende

Il costo totale per il cittadino della registrazione al Pra è la sommatoria di importi che vanno poi a soggetti diversi. Una media di 300 euro alle Province come Imposta provinciale di trascrizione (Ipt); 27 euro all’ACI (anche se in alcuni casi la tariffa è ridotta del 50% e in altri, come per i soggetti disabili, è pari a zero); 16 euro o multipli allo Stato a titolo di imposta di bollo (il tributo varia a seconda della tipologia di pratica). In effetti, all’ACI vanno solo 27 euro: il resto sono tasse. L’Automobile Club d’Italia fa un po’ da collettore per Stato e Province. Il compenso percepito dal Pra per il suo servizio rappresenta in media solo il 5-7% di quanto versato.

Altri benefici

Va poi considerato che il nuovo Certificato dematerializzato elimina tutte le categorie di frodi legate alla riproduzione fisica del documento. Per esempio, la sottrazione illegale del certificato o l’alterazione illecita dei dati in esso contenuti, vedi la “clonazione” del veicolo. In più, c’è il beneficio per i circa 300.000 i cittadini che ogni anno smarriscono o subiscono il furto del CdP e che, per la richiesta di duplicato, a oggi devono denunciarne la perdita alle Autorità competenti, con tutto il disagio, il tempo e il costo che ciò comporta. Infine, non è raro che il proprietario di un autoveicolo si renda conto di non essere in possesso del CdP perché rimasto “giacente” presso il concessionario auto o l’agenzia di pratiche auto incaricati della registrazione al Pra. Dal 5 ottobre, il CdP potrà essere visualizzato, verificato e consultato online in ogni momento. Senza considerare che l’Aci renderà fruibili per gli automobilisti alcune rilevanti e innovative funzioni. Un esempio? Ricevere gli avvisi relativi a operazioni effettuate sui propri veicoli; consultare la situazione dei pagamento bolli e verificare eventuali rilievi in arrivo; effettuare visure tramite dispositivi quali smartphone e risalire al nome del proprietario di un veicolo.

La palla passa al Governo

Sarà anche un banco di prova per l’ACI, per capire se davvero riuscirà a svecchiarsi. E, come già abbiamo avuto modo di evidenziare, se l’ACI anticipa la rivoluzione burocratica, tocca al Governo fare la sua parte. La riforma dovrà essere trasparente, ma per ora lo schema di decreto che la attua non è molto chiaro. Soprattutto, con l’avvio della digitalizzazione dei processi, si avrà un primo risparmio sulla modulistica che non verrà più utilizzata e conseguentemente si avrà un abbattimento considerevole dei costi per l’archiviazione e la gestione documentale, nonché dei tempi necessari per la ricerca dei fascicoli in archivio. La domanda è: di questa maggiore velocità si avvantaggeranno tutte le altre pubbliche amministrazioni ed i vari ministeri? Perché attenzione, spesso è qui il vero “tappo” alla modernizzazione: una burocrazia elefantiaca che non si modernizza. Con l’auspicio che sia stato colmato il vecchio “vuoto” legislativo: non è richiesta la presenza contemporanea di venditore e acquirente; così, qualche compratore furbetto non trascrive l’atto, per risparmiare, a insaputa del venditore.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , aci


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