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pubblicato il 1 ottobre 2015

Dossier Dieselgate, lo scandalo dopo il caso Volkswagen

EA 189, "chi è" il motore dello scandalo del diesel Volkswagen

Conosciamo la sua storia per riconoscere le auto coinvolte e... le bufale

EA 189, "chi è" il motore dello scandalo del diesel Volkswagen
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Volkswagen EA 189. Mai una sigla motoristica aveva raggiunto un simile livello di notorietà, dopo che l'EPA ha scoperto i software "addomesticati" dei 2.0 TDI americani. Ma chi è, o meglio qual è esattamente il motore colpevole del Dieselgate che ha travolto il Gruppo Volkswagen e sta facendo un pessimo servizio a tutto il mondo dell'automobile? L'interrogativo se lo sono posti in tanti, a cominciare dai Clienti Volkswagen interessati che in attesa della comunicazione ufficiale della Casa, vorrebbero sapere se il loro veicolo è coinvolto o meno. E allora cerchiamo di fare un po' di chiarezza sulle sigle dei motori VW, eliminando ove possibile la confusione e il "polverone" sollevato attorno al caso che ha chiamato in causa auto che forse non c'entrano nulla. Come le Seat Leon in uso alle nostre forze dell'ordine.

Erede del "pompa iniettore"

Dietro all'ormai nota sigla EA 189 si cela non uno, ma un'intera famiglia di turbodiesel common rail che comprende il 2.0 TDI, primo diesel a superare la severa omologazione Tier 2 Bin 5 dell'agenzia americana EPA, il 1.6 TDI e il tre cilindri 1.2 TDI, che però ha avuto una diffusione ridotta. Il capostipite del tipo EA 189 (dove EA sta per "EntwicklungsAuftrag", ovvero "contratto di sviluppo") è stato proprio il 2.0 TDI che nel 2008 ha iniziato a sostituire il precedente "pompa iniettore" EA 188. Negli anni questo common rail è finito praticamente sotto i cofani di tutte le compatte e medie con marchi Audi, Seat, Skoda e Volkswagen, con potenze comprese fra 110 e 184 CV e centralina motore Bosch EDC 17. Lo stesso 2.0 TDI è stato usato anche sulle Audi TT di seconda generazione, l'Audi Q5 e la Skoda Yeti.

EA 189, una famiglia di TDI 1.2, 1.6 e 2.0

A seguire, nel 2009, è stato il turno del 1.6 TDI common rail, sempre con sigla EA 189, adottato con potenze crescenti da 75 a 105 CV anche da modelli di segmento B come Seat Ibiza, Skoda Fabia e Volkswagen Polo. Le stesse utilitarie del gruppo VW - con l'aggiunta della Skoda Roomster - sono state poi motorizzate anche con l'ultima evoluzione del tipo EA 189, vale a dire il tre cilindri 1.2 TDI da 75 CV che dal 2009 al 2014 ha rappresentato il massimo dell'efficienza per il colosso tedesco, pur con una diffusione limitata sul mercato.

Con la piattaforma cambia il motore

Nel 2012 è stata introdotta una nuova piattaforma modulare cosiddetta MQB (Modularer Querbaukasten), destinata ad equipaggiare progressivamente tutti i modelli compatti e medi del Gruppo, a cominciare da Audi A3, Volkswagen Golf e Seat Leon. Per approfondire vi rimandiamo al nostro articolo dell'epoca. Quello che è importante segnalare in questa sede è che tutte le auto equipaggiate con questa piattaforma hanno adottato una nuova famiglia di motori, il nuovo TDI modulare EA 288 con cilindrata di 1.6 e 2.0 litri, omologati Euro 5 (i primi anni) e poi Euro 6. E questo spiega perchè le ultime generazioni dei modelli più popolari del Gruppo (Audi A3, Seat Leon, Volkswagen Golf) non possono essere coinvolte nel Dieselgate, anche se la relativa omologazione è Euro 5. Il Gruppo al momento lo ha chiarito implicitamente solo per i modelli Volkswagen di cui la settimana scorsa è stata comunicata una prima lista che esclude tutte le Golf 7. Il silenzio sugli altri marchi ha ingenerato molte speculazioni, compresa la notizia che dovrebbero essere coinvolte anche le Seat Leon in uso a Polizia e Carabinieri. Il che, alla luce dei fatti tecnici di cui sopra, pare proprio da escludere.

Bisogna comunque aspettare

Quello che ancora non è chiaro è se tutte le auto equipaggiate con il motore EA 189 sono dotate della centralina "truccata" e dunque coinvolte in quello che potrebbe essere la più costosa serie di azioni di officina della storia con oltre 11 milioni di auto nel mondo. Tecnicamente infatti non si può parlare di richiami, visto che la comunicazione ai clienti sugli interventi tecnici da fare presso la rete di assistenza, annunciata e in fase di definizione, non è obbligatoria perché non riguarda problemi di sicurezza delle vetture. Dunque bisogna avere pazienza e aspettare le prossime comunicazioni ufficiali del Gruppo senza innescare un'inutile "caccia alle streghe". Tanto più che chi possiede un'auto "contaminata", può continuare a circolare senza problemi e sarà convocato nelle prossime settimane in un'officina autorizzata per eseguire gli interventi tecnici necessari a rientrare nei parametri di omologazione. I costi saranno ovviamente a carico del Costruttore.

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Tag: Attualità , Volkswagen , auto europee , inquinamento


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