dalla Home

Tecnica

pubblicato il 29 settembre 2015

Dossier Dieselgate, lo scandalo dopo il caso Volkswagen

Richiamo Volkswagen: come si può intervenire sui motori diesel "EA 189"

A Wolfsburg stanno mettendo a punto il piano per 11 milioni di vetture. Ecco le ipotesi

Richiamo Volkswagen: come si può intervenire sui motori diesel "EA 189"
Galleria fotografica - Volkswagen, i protagonisti dello scandaloGalleria fotografica - Volkswagen, i protagonisti dello scandalo
  • Volkswagen Passat Variant 2010 - anteprima 1
  • Volkswagen Golf VI - anteprima 2
  • Martin Winterkorn    - anteprima 3
  • Matthias Muller	   - anteprima 4
  • Motore Volkswagen TDI - anteprima 5
  • Motore Volkswagen TDI   - anteprima 6

Dopo la tempesta è tempo di riparare le reti e la barca per Volkswagen ovvero, fuori di metafora, ovviare allo scandalo creato dal Dieselgate provvedendo a rendere le vetture incriminate effettivamente conformi alle normative con le quali sono state omologate attraverso un’azione diretta presso i clienti. La Casa tedesca ha fornito venerdì scorso la lista dei modelli incriminati a marchio Volkswagen e ha confermato in queste ore l'intenzione di procedere ad un'azione di richiamo le cui modalità saranno però comunicate solo nei prossimi giorni. Fra le informazioni che mancano all'appello c'è in particolare l'elenco dei modelli coinvolti fra tutti i marchi del Gruppo (Audi, Seat e Skoda) nonchè una precisa quantificazione delle unità in circolazione provviste del famigerato 4 cilindri diesel della famiglia EA 189 che in Europa è stata omologata Euro 5 e la cui centralina elettronica sarebbe dotata del software fantasma, capace di entrare in azione solo quando “capisce” di essere sul banco a rulli per una verifica.

Capire quante, poi decidere come

L’inchiesta interna porterà a capire entro d'ottobre quali vetture sono coinvolte e dunque su quante è d’obbligo agire. Successivamente sarà necessario stabilire come e quanto intervenire, stabilire i costi e infine decidere modi e tempi per contattare il cliente e per gestire gli adeguamenti tecnici in officina. Le soluzioni in questo caso sono due e variano a seconda della gravità: semplice intervento service, con il cliente che è invitato a passare non appena possibile in officina previo appuntamento, oppure un richiamo ufficiale vero e proprio, come avviene quando c’è un pericolo per la sicurezza del veicolo e soprattutto di chi vi viaggia. Data la gravità del momento, è assai probabile che si proceda con la seconda ipotesi, magari a scaglioni temporali. Ma anche questo dipende dalla profondità degli interventi tecnici che saranno necessari, fermo restando che il cliente non dovrà pagare nulla.

Dalla centralina all'SCR

L’ipotesi più favorevole è che basti rivedere il software della centralina. In questo caso occorre solo un collegamento con il computer. Ma se, come probabile, intervenire sull’elettronica non bastasse, il passo successivo sarebbe un intervento sull’impianto di scarico che potrebbe essere dotato di un catalizzatore più efficace e, proprio per questo, più costoso. Se anche questo non fosse sufficiente, potrebbe essere necessario agire sulla disposizione dei sistemi di post trattamento,  avvicinandoli magari al collettore per favorire il loro funzionamento a temperature ideali, ma questo potrebbe comportare la sostituzione del collettore stesso previa verifica della disponibilità di spazio all’interno del vano motore. Un altro elemento su cui si può intervenire potrebbe essere costituito dall’EGR, che provvede a mettere in ricircolo i gas di scarico. Anche questo è un dispositivo che ha un certo costo, soprattutto se si optasse per uno di tipo refrigerato o, meglio ancora, con doppio circuito (bassa e alta pressione), ma in questo caso occorrerebbe cambiare tutto l’impianto di scarico e bisognerebbe fare in modo che l’EGR entri in azione il meno possibile per non peggiorare le prestazioni. L’SCR? Potrebbe essere una soluzione, pur se molto costosa, ma solo per le Passat VII perché c’era una versione dotata di questo motore con filtro ad urea, ma non per le altre vetture le quali, oltretutto, hanno anche meno spazio per ospitare i componenti aggiuntivi.

Pulire meglio, respirare di più

Si può intervenire anche sul lato dell’aspirazione e dell’alimentazione. La soluzione più costosa ed incisiva è un impianto di iniezione che lavora a pressione più elevata, corredato di iniettore con più fori oltre che di una strategia di immissione più sofisticata, con un numero maggiore di iniezioni per ciclo. Anche la sostituzione del turbocompressore potrebbe essere un’opzione, magari con uno in grado di offrire una pressione maggiore, per controbilanciare l’azione penalizzante di altri dispositivi, e anche più precisa, grazie a un sistema di regolazione elettrico al posto di quello pneumatico, più lento proprio nelle fasi critiche per le emissioni, ovvero i transitori. Anche in questo caso potrebbe essere necessario sostituire i collettori, per far respirare meglio il motore, aumentare la turbolenza all’interno della camera di scoppio e per integrarsi meglio con il sistema di sovralimentazione. L’ipotesi più radicale è la sostituzione dell’intero motore, qualora interventi parziali, tempi, difficoltà e rischi di dubbia efficacia degli interventi facessero optare per questa soluzione. Tutta da verificare inoltre la posizione nei confronti dell’omologazione e, dunque dell’immatricolazione. Gli interventi comporteranno una verifica ufficiale da estendere erga omnes a tutti i veicoli e pure un adeguamento della carta di circolazione?

Una complessità molto delicata

La soluzione tarda a venire proprio perchè è complessa e deve essere gestita nel modo migliore per non creare ulteriori criticità sia operative sia nel risultato, con auto che rientrano nei limiti prefissati, ma con un peggioramento sensibile nelle prestazioni e nei consumi. Oltretutto, dovrà essere necessariamente concertata con il governo, gli organi sovranazionali e gli enti di controllo per offrire le massime garanzie del caso nei confronti del cliente e anche dell’opinione pubblica che, a proposito o meno, è intervenuta sul tema. La Volkswagen si gioca molto su questa azione di riparazione, perché i costi rischiano di essere giganteschi sommandosi a quelli già accumulati con le perdite in borsa, nelle vendite e con gli accantonamenti necessari alle multe. Da considerare anche che sono coinvolti più marchi dunque più reti con diverse tipologie di cliente. Una matassa che deve essere districata molto presto se non si vuole che diventi irreparabile.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Tecnica , nuovi motori


Top