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pubblicato il 29 settembre 2015

Certificato di Proprietà, dal 5 ottobre sarà digitale

Addio al Pra? Intanto, l’ACI annuncia la nascita del Certificato di Proprietà digitale

Certificato di Proprietà, dal 5 ottobre sarà digitale

Fari puntati sul Governo Renzi: gli automobilisti italiani, ma un po’ tutti i cittadini, desiderano capire come si sta muovendo in tema di tagli alla pubblica amministrazione. Infatti, per quanto riguarda il Pra (Pubblico registro automobilistico), gestito dall’ACI (Automobile club d’Italia), la situazione è molto nebulosa. E chi ha un’auto comincia a storcere il naso di fronte a questo stato di cose, specie in relazione alla politica dell’Esecutivo Renzi riguardo a sicurezza stradale e settore auto in generale: di omicidio stradale non c’è neppure l’ombra (e comunque è in discussione una versione annacquata, un omicidio colposo, non doloso); di riforma del bollo non si parla più (al contrario, è arrivata la mazzata per il bollo delle auto storiche); la cancellazione dell'IPT è finita nel dimenticatoio. E adesso, che succede al Pra?

Sembra facile...

In teoria, la riforma è semplice. Pra (ACI) e Motorizzazione uniti, fusi. Sforbiciata alle spese per tenere in vita entrambi. Anziché due documenti dell’auto, uno solo dal primo luglio 2016. In soldoni, oggi spendi 100 euro, domani ne sborserai 69. Oggi, l’automobilista paga 100 euro per ogni operazione: 9 euro per diritti Motorizzazione + 27 euro per emolumenti Pra + 32 euro x 2 in imposte di bollo = 100 euro. Domani, 29 euro + 32 euro di imposta di bollo = 69 euro. Ma scendiamo in dettaglio. La legge Madia (riforma della pubblica amministrazione) necessita di un decreto legislativo, di cui c’è uno schema. Che prevede la riduzione dei costi connessi alla gestione dei dati relativi alla proprietà e alla circolazione dei veicoli e della realizzazione di significativi risparmi per l'utenza, anche mediante trasferimento, previa valutazione della sostenibilità organizzativa ed economica, delle funzioni svolte dagli uffici del Pubblico registro automobilistico al ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Ci sarà l’introduzione di un'unica modalità di archiviazione finalizzata al rilascio di un documento unico contenente i dati di proprietà e di circolazione di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi.

Tutto semplificato, in teoria

Tutto questo andrà perseguito anche attraverso l'eventuale istituzione di un'agenzia o altra struttura sottoposta alla vigilanza del ministero dei Trasporti, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Il decreto prevede l'introduzione di un documento unico di proprietà e circolazione di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi e trasferimento al ministero dei Trasporti delle funzioni del Pubblico registro automobilistico.

Si entra nella "nebulosa"

Ed ecco che le cose iniziano a complicarsi e l’automobilista sente puzza di bruiciato. Dal 5 di ottobre, i proprietari di un veicolo potranno dire addio al Certificato di Proprietà nella sua versione cartacea. Lo dice l’ACI. Da quel giorno il CdP diverrà digitale, si trasformerà in un codice, una password che, connettendosi online, darà accesso alle informazioni prima presenti nel libretto. Il processo di dematerializzazione proseguirà, andando prima a toccare tutti i documenti legati alle pratiche di proprietà (atti di vendita e passaggi) per concludersi con la digitalizzazione di tutto l'iter. Tutto in digitale. La novità anticipa il decreto di attuazione della riforma Madia, che porterà a documento unico con i dati sia di proprietà che di circolazione.

L'ACI che c'entra?

A questo punto, la domanda è lecita: se Pra (ACI) e Motorizzazione si fondono e se c’è l’addio al Pra sbandierato dal Governo Renzi, che c’entra l’ACI con il Certificato di Proprietà? Questo Cdp sarà conservato in un archivio: quale? Il Pra? Gestito da chi? Ma la rivoluzione burocratica di cui si parla, qual è: il digitale al posto del cartaceo?

Autore: Redazione

Tag: Attualità , aci


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