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pubblicato il 28 settembre 2015

Mazda, il lavoro del domani al Barcelona Challengers Conference

La tecnologia aiuta davvero l'uomo? Nella città spagnola si è discusso anche di questo

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Quella di Mazda è una delle sfide più interessanti nell'attuale panorama automobilistico mondiale: il costruttore giapponese, che dal 2010 non fa più parte della galassia Ford, è ora un'azienda indipendente da 1,33 milioni di unità vendute globalmente nel 2014 che sta portando avanti un'offensiva di prodotto molto coraggiosa rispetto alle sue dimensioni, caratterizzata dalle tecnologie SKYACTIV e dal design KODO che - come si direbbe per i film - sta conquistando critica e pubblico. In questo senso lo slogan "Defy Convention" (sfidare le convenzioni) non è una trovata pubblicitaria come tante, ma un'efficace traduzione della filosofia di Mazda. La casa di Hiroshima, infatti, ha saputo unire l'attenzione al dettaglio tipica della cultura giapponese a una mentalità pionieristica e controcorrente, dando vita a risultati unici come il motore rotativo Wankel - che potrebbe tornare nel 2018, come ha anticipato a Francoforte il presidente Masamichi Kogai - e la spider MX-5 giunta alla sua quarta generazione. Lo spirito anticonvenzionale e futuristico di Mazda si è visto anche il 23 settembre scorso a Barcellona (Spagna), dove lo spazio espositivo permanente "Mazda Space" ha ospitato la terza e ultima Barcelona Challengers Conference, un incontro che ha visto speaker di livello mondiale - tra cui il Premio Nobel per la Pace Jody Williams - confrontarsi sul tema “Tempi di cambiamento - come le innovazioni e la tecnologia influenzano il futuro del lavoro”.

Il futuro del lavoro tra uomo e macchine

L'evoluzione tecnologica è senza dubbio una grande opportunità per il genere umano, perché permette di vincere nuove sfide o di risolvere vecchi problemi in nuovi modi più efficienti. La ricerca dell'efficienza e del profitto, però, non deve farci dimenticare che al centro di tutto ci siamo noi, oltre sette miliardi di uomini e donne, e il nostro benessere. È in questo punto che si cela un grande rischio della società moderna: se non si trova un modo di condividere i benefici che derivano dalla tecnologia, sostituire il lavoro umano con quello delle macchine non porterà a più benessere e tempo libero per tutti, ma a una crescente disoccupazione che escluderà dalla vita sociale fette sempre maggiori della popolazione. Come dare la giusta direzione al progresso, quindi?

Il Nobel Jody Williams: "Le macchine rischiano di compromettere sistematicamente la nostra società"

È partita da questi preoccupanti presupposti l'analisi di Jody Williams - Nobel per la Pace nel 1997 per la sua battaglia sul divieto delle mine antiuomo, che più di recente si è focalizzata su robotica e armi - la quale nel corso del suo discorso ha dato voce alle sue preoccupazioni in merito a un futuro nel quale le macchine potrebbero rimpiazzare le persone nel mondo del lavoro. “Ogni volta che utilizziamo la tecnologia al posto degli esseri umani, distruggiamo una parte del nostro business, dal momento che le macchine non saranno mai in grado di acquistare quello che producono. Continuando a utilizzare questo approccio, stiamo sistematicamente compromettendo parte della nostra società" ha detto l'attivista statunitense. Secondo Jody Williams, per procedere in un'evoluzione che tenga al centro non solo il profitto ma soprattutto il benessere dell'uomo, la domanda fondamentale da farsi di fronte a ogni innovazione dovrebbe essere: "Quale parte della tecnologia è buona? Qual è il suo costo per l'essere umano?".

Il Prof. Guy Standing: "Bisogna reintegrare il sistema economico nella società"

Nel suo intervento alla Barcelona Challengers Conference tenutasi al Mazda Space il Dr. Guy Standing, professore all’Università della London’s School of Oriental and African Studies, ha consigliato cautela. Standing ha argomentato che il percorso della globalizzazione e dell'innovazione tecnologica è spesso miope, volto unicamente al profitto: tutto ciò ha portato alla formazione del "precariato", una sottoclasse emergente definita da una mancanza di sicurezza economica. Standing sostiene che oggi, nonostante la tecnologia, nella nostra società c'è più lavoro da fare che in passato, ma i posti di lavoro disponibili non danno abbastanza reddito. Questa situazione sta creando una categoria di lavoratori "esclusi", che svolgono attività poco qualificate rispetto ai loro studi e che non hanno accesso ai servizi fondamentali d'assistenza statale. Perché una fetta sempre maggiore della popolazione mondiale possa partecipare al benessere portato dal progresso tecnologico, Standing propone un reddito di base universale e sottolinea l’esigenza di creare un nuovo paradigma per i mercati del lavoro, in risposta alla crescente disuguaglianza e alle difficoltà sociali ed economiche potenzialmente disastrose che questa situazione favorisce.

Federico Pistono: "La tecnologia ci dà i mezzi per risolvere molti dei problemi più urgenti"

L’imprenditore sociale italiano Federico Pistono, invece, ha avuto un approccio meno pessimistico, sostenendo che la tecnologia di oggi ci dà i mezzi per risolvere molti dei problemi più urgenti al mondo, compreso il cambiamento climatico. Creando maggiore ricchezza da meno lavoro umano, sostiene Pistono, le persone diventeranno libere di perseguire i loro reali obiettivi. Lo stesso imprenditore italiano ammette che la sua è una visione ai limiti dell'utopia, ma se la società riuscirà ad abbandonare l'ossessione del consumismo e a concentrarsi invece sull'obiettivo di rendere l'esistenza di tutti più sostenibile, il futuro della tecnologia ci permetterà di fare a meno del lavoro come fonte di sostentamento individuale. Il discorso di Federico Pistono intitolato "L'economia di Star Trek: ridiscutere il contratto sociale, reddito di base, e modi per correggere il capitalismo", segue il suo bestseller del 2012 “I Robots ti rubano il lavoro, ma va bene così”.

Il Dr. Alex Bandar: "La tecnologia dà a tutti la possibilità di essere inventori e imprenditori"

L'ingegnere e sviluppatore Dr. Alex Bandar - fondatore e CEO del laboratorio creativo Columbus Idea Foundry, dove tutti hanno la possibilità di creare e sperimentare nuove idee tecnologiche - ha chiuso la sessione al Mazda Space con una presentazione dal titolo “La democratizzazione del Design”. Con il suo intervento, Bandar ha suggerito la possibilità che la tecnologia dia a ciascuno l'opportunità di diventare un inventore e un imprenditore. Il "makerspace" che Bandar dirige in Ohio, USA è un esempio di questa prospettiva: la Columbus Idea Foundry mette a disposizione di una nuova generazione d'innovatori gli strumenti più diversi per realizzare le loro idee, dalle stampanti 3D, agli strumenti per la lavorazione dei metalli o della ceramica. Bandar si è detto certo che "il maker movement cambierà profondamente in meglio l’economia, ispirando gli individui a tradurre le loro idee in realtà".

La conclusione: nuovi approcci per coinvolgere tutti

Nel corso della tavola rotonda che è seguita agli interventi, Standing, Pistono e Bandar hanno fatto considerazioni - tra le altre cose - sulle parti della popolazione mondiale che beneficeranno maggiormente della rivoluzione tecnologica e su quelle che rischiano di essere lasciate indietro. Se l’obiettivo resterà quello di sfruttare il maggior potenziale possibile di questa nuova ed entusiasmante era, hanno concluso i relatori della Barcelona Challengers Conference tenutasi al Mazda Space, la società dovrà trovare nuovi approcci: dall'istruzione tecnologica indirizzata anche ai redditi bassi, a forme di sostentamento economico minimo garantito. In caso contrario, ci troveremo ad affrontare sfide economiche, sociali e ambientali enormi che le attuali regole del mercato del lavoro non sono in grado di gestire.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Eventi , Mazda , lavoro


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