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Retrospettive

pubblicato il 27 settembre 2015

Toyota Prius, l'ibrida che ha fatto storia

Non solo per la Casa giapponese, ma per il mondo automotive in generale, che prima o dopo ha dovuto inseguirla

Toyota Prius, l'ibrida che ha fatto storia
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Quando diventi sinonimo di qualcosa hai fatto Bingo: forse nemmeno in Toyota immaginavano, nell'ormai lontano 1997, che la Prius sarebbe divenuta l'automobile ecologica per antonomasia, il modello di riferimento per qualsiasi Costruttore che si riempia la bocca di sostenibilità ambientale. Non solo: la Prius è arrivata ad essere anche sinonimo di auto per tassisti. Quale vetrina migliore, peraltro, per promuovere un'automobile, di chi la usa (e la stressa) come pochi altri? Insomma, la lungimiranza dei giapponesi è stata premiata nel tempo e oggi la loro tecnologia viene ripresa un po' da tutti, magari con differenze tecniche più o meno grandi, ma con la base comune del motore elettrico che affianca quello a combustione; nel caso di Toyota a benzina, nel caso di altri a gasolio. Al Salone di Francoforte, i giapponesi hanno presentato la quarta generazione di questo modello che rimarrà indelebilmente nei libri di storia dell'automobile per come ha saputo leggere in anticipo le esigenze sociali e tradurle in una soluzione tecnica vincente, affidabile, di successo in tutto il mondo.

Prius, un nome una garanzia

Per chi ha studiato al Liceo Classico non si tratta certo di una rivelazione, ma per tutti gli altri potrebbe esserlo: il significato della parola Prius, in latino, è "prima", "precedente". Come dare torto a Toyota? Se non era (ed è) avanti la sua ibrida chi e che cosa si può considerare tale? Siamo nel 1993 e i giapponesi intuiscono che le automobili la stanno combinando grossa; non solo loro per carità, ma siccome l'opinione pubblica le addita spesso come la prima causa dell'inquinamento delle città (anche se in realtà industria e impianti domestici di riscaldamento fanno danni ben maggiori), i giapponesi si convincono che è arrivato il momento di affrontare il problema alla radice. Il motore a scoppio si può certamente evolvere, migliorare e "pulire", ma da solo resterà sempre troppo inquinante. Che fare dunque? L'elettrico sembra la soluzione perfetta, ma i noti limiti (presenti ancora nel 2015, peraltro) legati ad autonomia e infrastruttura di ricarica lo confinerebbero a una soluzione di nicchia. Ecco dunque l'intuizione: unire i punti di forza di uno e quelli dell'altro. Quattro anni di duro lavoro portano al debutto, nel 1997, della prima Prius; all'inizio solo sul mercato giapponese poi gradualmente in tutto il mondo. Il resto è storia.

Prius I, finalmente la sfida è vinta

In realtà, l'idea di "ibridizzare" le automobili non nasce nel 1993, ma prima: stabilire quando con precisione è sempre difficile, come tutto ciò che riguarda la datazione degli eventi, ma di sicuro è antecedente gli anni Novanta e non è nemmeno esclusiva dei giapponesi. Toyota ha però il merito di portarla su strada e di farne una produzione in serie. Che la Prius sia un'auto speciale è evidente anche a chi di auto sa poco o nulla: la sua linea disegnata dal vento si stacca dalla massa ed è funzionale alla massima efficienza. Sotto il cofano, un motore a benzina da 1,5 litri di cilindrata è supportato, ai bassi regimi, da uno elettrico alimentato da un pacco batterie al nickel-metallo idruro, mentre un sofisticato sistema di gestione decide quando spegnere il propulsore a benzina e come e quando attivare il sistema di trasformazione dell'energia cinetica in elettrica (per ricaricare le batterie). Fin dalla prima generazione, la Prius regala il piacere di viaggiare, alle basse velocità e per brevi tratti, nella pace totale che solo la trazione elettrica può garantire.

2003, la Prius dei 530 brevetti

Se si pensa alla quantità di innovazioni introdotte dalla Prius I, viene difficile pensare che la seconda generazione possa rappresentare un passo avanti decisivo. Invece, in Toyota viaggiano sull'onda dell'entusiasmo, hanno avuto la conferma dal mercato e dagli addetti ai lavori che la strada intrapresa li porterà lontano e per la Prius II studiano così tante novità che il progetto è coperto da 530 brevetti. Il sistema di trazione, che viene qui chiamato Hybrid Synergy Drive, vede crescere la potenza del motore elettrico del 50%, mentre l'autonomia in modalità puramente elettrica passa a 2 km (prima era di poche centinaia di metri) e le emissioni di CO2 crollano fino a 104 g/km. Il tutto è reso possibile anche da un'estremizzazione dello studio aerodinamico, dall'ottimizzazione della strategia di gestione dei due motori e dalla realizzazione di un compressore elettrico per il climatizzatore. Per il resto, la Prius II si ricorda anche per l'ESP di serie, per la telecamera posteriore per il parcheggio e per le 5 stelle EuroNCAP.

La Prius III e i record di vendita

Chi ben comincia, si dice, è a metà dell'opera: nel primo mese di commercializzazione la Prius III totalizza 180.000 ordini contro i 10.000 previsti e la lista di attesa per avere la propria auto si allunga fino a sette mesi. Sono problemi che ogni Casa automobilistica vorrebbe trovarsi a gestire. Il merito di tanto apprezzamento sta nella coscienza ecologica degli automobilisti, sempre più sviluppata; nel design della vettura, che conserva la forma aerodinamica ma diventa ben più armonico; nelle campagne di incentivi messe sul piatto da molti governi, che puntano a diffondere l'uso dell'auto ibrida. La Prius III straccia tutti i record di consumo del modello precedente, pur se dotata di un motore più grande (da 1.5 a 1.8): il 90% dei componenti del sistema ibrido è nuovo, al punto che non solo le prestazioni e la CO2 fanno segnare importanti passi avanti, ma l'ingombro della meccanica viene ridotto, a tutto vantaggio dello spazio a bordo. Tra le chicche introdotte da questa generazione di Prius ci sono la pompa del liquido di raffreddamento elettrica, i pannelli solari sul tetto per alimentare e attivare il climatizzatore ancor prima che il guidatore salga a bordo e i rivestimenti realizzati con eco-plastiche. Nel 2012 viene inoltre introdotta la versione Plug-in: il suo pacco batterie ricaricabile dalla rete elettrica (anche di casa) permette di viaggiare per circa 20 km e fino a 80 km/h a emissioni zero.

Prius+, Auris SW, Lexus: anche la famiglia allargata è felice e sostenibile

Nel 2012 è ormai evidente che il mercato e gli automobilisti sono maturi per accettare un allargamento della gamma: ecco dunque la Prius+, monovolume media che sfrutta molto della tecnologia della Prius, anche se non si limita ad un "copia/incolla". Il pacco batterie, per esempio, è specifico: sfruttando il maggior spazio a disposizione (e considerando che la "+" è più alta e pesante), la potenza degli accumulatori aumenta. Poco tempo dopo è il turno della Auris Hybrid, mentre al Salone di Francoforte di quest'anno viene lanciata la prima RAV4 Hybrid. Se a tutti questi modelli si sommano le Lexus Hybrid, si capisce bene come quell'idea "folle" del 1997 fosse molto lucida...

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Tag: Retrospettive , Toyota , auto giapponesi , auto ibride


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