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pubblicato il 23 settembre 2015

Dossier Dieselgate, lo scandalo dopo il caso Volkswagen

Volkswagen Dieselgate, un assist a Apple e Google

Dalle speculazioni finanziarie all'immagine planetaria, ecco chi potrebbe trarre vantaggio dallo scandalo

Volkswagen Dieselgate, un assist a Apple e Google
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Premessa: c'è poco da ridere. Nulla di cui rallegrarsi per il Dieselgate Volkswagen. Anche chi non ama i tedeschi; chi, magari a ragione, sostiene che fanno di tutto per apparire antipatici, farebbe bene a fermarsi a riflettere: se quello della Volkswagen dovesse tramutarsi in un crollo vero, i problemi sarebbero grossi per tutti. Per alcune aziende italiane dell'indotto, per esempio, da cui il Gruppo tedesco si rifornisce. Per i dipendenti della stessa azienda in Germania e, quindi, per la locomotiva economica europea. Lo sanno anche i muri che se si ferma - o anche solo rallenta - la Repubblica Federale Tedesca tutta l'Europa rischia di piombare di nuovo in recessione, dopo che faticosamente sembra aver intrapreso un lento percorso di crescita. Bisogna considerare infatti che con Volkswagen non si intende "solo" il brand di Wolfsburg, bensì una vera e propria corazzata di marchi - da Audi a Ducati, da Lamborghini a Bentley, passando per Skoda, Seat, Man... - che danno da lavorare a centinaia di migliaia di persone. Ad aggravare il quadro ci si mette anche la borsa, che in due soli giorni ha bruciato miliardi e miliardi di capitalizzazione, di VW ma anche di molti altri gruppi automobilistici, "sospettati" dagli investitori di poter aver messo in pratica trucchetti simili a quello della VW.

"Buoni" contro "cattivi"

Proprio da questo, dalla diffidenza cioè che il Dieselgate potrebbe scatenare nell'opinione pubblica mondiale, i "nuovi" arrivati (o meglio, i tanto annunciati) nuovi player Apple e Google potrebbero trarre grandissimi vantaggi. Con la loro immagine pulita di innovatori e pionieri che puntano solo ed esclusivamente sull'auto elettrica, avrebbero gioco facile nel far apparire "brutti e cattivi" i costruttori storici. Nello specifico, è Apple ad avere la classica occasione sul piatto d'argento, visto che ha mostrato l'intenzione di costruirsi un prodotto in autonomia, mentre Google sembra si possa "accontentare" di fornire i sistemi di guida autonoma alle Case "tradizionali". A Cupertino, tra l'altro, sono stati dati ripetutamente molto vicini a BMW: Apple sarebbe attratta dalla i3, progetto della casa tedesca che nasce e cresce per essere 100% elettrico - dalla scocca in carbonio studiata appositamente per ospitare le batterie al design molto futuristico, fino ai materiali riciclati con cui è costruita - e a cui basterebbe la magica mela morsicata su cofano e volante per essere sulla bocca e nella lista degli acquisti di tutti (portafoglio permettendo).

Intanto Apple ha già sfruttato la vicenda...

A voler essere maligni, si potrebbe affermare che Tim Cook e i suoi non abbiano aspettato nemmeno un secondo per volare come avvoltoi sopra la vicenda Volkswagen: lunedì 21 settembre, quando è scoppiato il caso, il Wall Strett Journal (da sempre molto informato su quanto avviene a Cupertino) ha rilanciato la notizia che la Apple Car sarà su strada già nel 2019. Un orizzonte temporale davvero ristretto, che avvalora la "tesi BMW", visto che progettare e collaudare una vettura partendo da zero, e approntarne una linea di produzione, richiede tempo ed esperienza. Sullo sfondo - ma qui ci limitiamo a segnalare la cosa - ci sono le solite teorie del complotto, che vorrebbero la finanza americana scatenata contro l'industria automobilistica europea (almeno la parte di essa che si è dimostrata meno "accogliente" con le auto di Apple e Google) al fine di spianare la strada ai due colossi di Cupertino e Mountain View; non a caso (secondo chi sostiene la teoria), la BMW, che con una X5 è stata protagonista insieme a VW Passat e Jetta del test che ha svelato la non conformità delle VW, sarebbe risultata perfettamente nei limiti degli inquinanti fissati in USA.

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Tag: Attualità , Volkswagen , auto elettrica , auto europee


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