Attualità

pubblicato il 22 settembre 2015

Dossier Dieselgate, lo scandalo dopo il caso Volkswagen

Volkswagen Dieselgate, i governi chiedono spiegazioni

Sono 11 milioni le vetture coinvolte, ma VW precisa: "I nostri motori Euro 6 sono in regola"

Volkswagen Dieselgate, i governi chiedono spiegazioni
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Lo scandalo del Dieselgate Volkswagen , altrimenti detto "dieselgate" ha la dinamica di una valanga che non accenna a diminuire d'intensità e, anzi, in queste ore è in piena fase espansiva. Informazioni, notizie, dichiarazioni ufficiali da parte del gruppo tedesco e dei suoi rappresentanti si susseguono a grande velocità, mentre nuovi protagonisti si affacciano sulla scena. Mentre l'opinione pubblica mondiale era concentrata sulle 482mila Volkswagen del mercato statunitense e si chiedeva se il software "imbroglione" che abbatte le emissioni di ossidi di azoto (NOx) in fase di test fosse installato anche sui modelli venduti da altre parti, nella tarda mattinata di oggi il gruppo tedesco ha emesso un comunicato ufficiale che dava ben altre proporzioni al problema: 11 milioni di veicoli. Tanti sarebbero nel mondo gli esemplari Volkswagen equipaggiati con il 2.0 TDI (nome in codice Type EA 189) che attraverso il software incriminato non rispettano i limiti di emissioni. Nel comunicato il gruppo tedesco ha però cercato di rassicurare sostenendo che "Una notevole distanza tra risultati dei test al banco e utilizzo stradale è stata stabilita solo per questo tipo di motore" e che "I nuovi veicoli del gruppo Volkswagen equipaggiati con motori Euro6 attualmente disponibili nell'Unione Europea rispettano i requisiti legali e gli standard ambientali".

Le contromisure: interventi tecnici e un fondo da 6,5 miliardi di euro

Al di là delle rassicurazioni e delle promesse di risolvere al più presto il problema "lavorando intensamente per eliminare queste deviazioni attraverso interventi tecnici", il gruppo Volkswagen ha anche annunciato di avere già accantonato 6,5 miliardi di euro "per sostenere i costi di questi interventi e intraprendere le azioni necessarie per riguadagnare la fiducia dei clienti". Un modo molto diplomatico per prepararsi ai richiami, alla potenziale maxi-multa da 18 miliardi di dollari e alle class action statunitensi che sembrano ogni ora più probabili.

Le conseguenze economiche

Dopo il -19% di lunedì, anche oggi le azioni Volkswagen perdono quasi il 20 per cento a seguito dell'annuncio degli 11 milioni di esemplari coinvolti nello scandalo diesel. Il titolo del gruppo tedesco fino a ora ha "bruciato" l'equivalente di 24 miliardi di euro in valore di mercato e ha trascinato in zona negativa le azioni di tutte le aziende automobilistiche europee. Le conseguenze economiche però non si limitano né all'accantonamento, né alle perdite in borsa: la stessa Volkswagen ha annunciato che dovranno essere rivisti gli obiettivi finanziari del 2015, lasciando intendere implicitamente che gli eventi di questi giorni avranno conseguenze pesanti su vendite e profitti del gruppo.

La politica chiede chiarimenti

Oggi ha cominciato a far sentire la propria voce la politica: il ministro delle finanze francese Michel Sapin ha chiesto un'inchiesta a livello europeo per accertare che tutti i costruttori - francesi compresi - rispettino i limiti imposti dalle regole comunitarie, mentre il ministro dell'ambiente italiano Gian Luca Galletti ha chiesto a Volkswagen di garantire che le sue auto vendute in Italia rispettano le normative antinquinamento. Il ministro tedesco dei trasporti Alexander Dobrindt ha invece dichiarato al quotidiano Bild di avere ordinato test sulle emissioni dei modelli Volkswagen. Anche la Corea del Sud ha comunicato che verificherà se i modelli del costruttore tedesco rispettano le sue normative antinquinamento.

Mercoledì e venerdì riunioni ai vertici per fronteggiare la crisi. Smentito l'addio di Winterkorn

Questa settimana si terranno due incontri fondamentali per il futuro Volkswagen: mercoledì il comitato esecutivo del consiglio di sorveglianza - un organo decisionale ristretto, composto da sei dei venti componenti del consiglio - si riunirà per prendere provvedimenti d'urgenza sul Dieselgate, mentre per venerdì era già prevista una riunione del consiglio di sorveglianza al completo per estendere il contratto dell'amministratore delegato Winterkorn fino alla fine del 2018. In mattinata ha suscitato clamore la notizia del quotidiano tedesco Tagesspiegel, in cui fonti non identificate affermavano che Winterkorn sarebbe stato sostituito dall'attuale amministratore delegato del marchio Porsche Matthias Mueller. Ad aprile 2015 proprio Mueller era stato proposto dall'allora presidente Ferdinand Piëch come successore di Winterkorn alla guida del gruppo, fatto che aveva scatenato lo scontro di potere che portò alle dimissioni di Piëch. La notizia del "passaggio di testimone" da Winterkorn a Mueller è stata però rapidamente smentita da un portavoce del gruppo Volkswagen, che ha bollato la notizia come "ridicola".

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Attualità , Volkswagen


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